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+TITLE: Il blog di Leandro

[2017-10-20 ven] Lo scandalo Weinstein, la meritocrazia e la stampa nel mondo dello spettacolo   Spettacolo Media

In questi giorni sta tenendo banco sui giornali di tutto il mondo lo "scandalo" del produttore di Hollywood che violentava con un certa regolarità le attrici che intendevano lavorare nei suoi film. La stessa "scoperta" è stata fatta anche in tanti altri ambienti di spettacolo anche nostrani grazie alle dichiarazioni di molte attrici e soubrette.

Parole più o meno giuste ne ho lette tante ma mi pare che manchi una considerazione: ma se le attrici, soubrette e in generale le donne dello spettacolo venivano scelte e soprattutto scartate se si rifiutavano al potente di turno, quelle che ci sono state propinate in questi anni come sono state scelte? Quali sono stati i loro meriti? In altre parole, le "star" che ci vengono proposte, come sono diventate tali? E quante sono state scartate per poca disponibilità? Che cosa ci fanno vedere al cinema, alla televisione, nel mondo dello spettacolo in generale? Davvero la critica non riesce a darci conto della differenza fra un'attrice (devo parlare al femminile perché questa è la cronaca), un'attrice "brava" e una che fa i pompini? Oppure sono davvero così tante le attrici "brave"?

Le mie domande sono retoriche ma solo fino ad un certo punto perché in effetti non sono in grado di dare risposte perché sono mondi che conosco pochissimo. Nel mondo della musica, che conosco molto meglio ho sempre visto pochissime donne ma di casi del genere ne ho sentito parlare molto raramente e mai causate da una posizione di potere.

E ancora, è mai possibile che anche la stampa di settore non abbia mai avuto sentore di una cosa del genere o che non abbia sentito la necessità di scrivere due parole sul fenomeno? La storia di Bjork e il regista Lars Voi Trier è in effetti paradigmatica di questa soggezione della stampa: ricordo benissimo che quando uscì il film in questione i commenti della stampa parlavano di "pessimi rapporti" fra l'attrice-cantante e il regista dovuti alle "bizze" di Bjork e al suo carattere difficile. Ora, dopo anni, mille premi e ovazioni al regista, si scopre che il "carattere difficile" propagandato dalla stampa era solo dovuto al fatto che Bjork non voleva farsi trombare. Adesso leggo che il Weinstein aveva delle protezioni potentissime, il che non depone proprio a favore della stampa ma spiega qualcosa. Ma tutti gli altri? Possibile che Lars Von Trier avesse tanto potere da far scrivere che la stronza era la cantante? Non ci credo. Più facile che alla fine tanti, anche nella stampa "illuminata" che credo di leggere io, ci fosse l'idea che alla fine sono tutte "attricette", un po' troie di per se, che altrimenti avrebbero fatto lavori meno sporchi, una visione ottocentesca insomma.

Di tutta questa storia mi sembra risulti che, quelli che dovrebbero comporre la classe "intellettuale" della nostra società, siano in realtà una manica di mezze seghe. Guarderò con occhi molto diversi il cinema e la televisione.

[2017-10-04 mer] La lotta alla pirateria e gli abitanti del pianeta di Vega   Politica Musica P2P

Anni fa provai a scaricare dal p2p il nuovo disco di un cantante interessante della mia città ma quando ci riuscivo quello che ottenevo era una musica che non era evidentemente del cantante in questione (anche perché era cantata in inglese). A quei tempi leggevo che quella era una "strategia" dei proprietari dei contenuti contro il p2p: mettere in circolazione copie fasulle della musica.

Già allora mi sembrò una cosa talmente demente che a malapena riuscivo a crederci: davvero un artista locale e dal successo meno che relativo pensava di difendere la propria creatività distribuendo la musica di altri (quali fossero) come propria? Così a naso, quanti musicisti vedrebbero bene essere "distribuiti" al posto del White Album dei Beatles, di un qualche disco di Miles Davis?

E oggi ci stavo ripensando e mi è venuta questa immagine: ma se gli abitanti di Vega, appassionati di musica che ci ascoltano usando le trasmissioni dall'iperspazio, avessero voluto ascoltare il disco di cui si parlava tanto sulle riviste musicali dove lo avrebbero cercato? Sui canali p2p ovviamente, era il canale largamente più usato dagli esseri del terzo pianeta di quel sistema solare. Bene, lo scaricano, lo ascoltano e scoppia una tale isteria di massa per quel disco che alla fine si decidono e organizzano un rapimento per portare l'artista su Vega perché alla fine riscuota il successo che si merita. Fatto il rapimento, organizzano il concerto e cosa si trovano ad ascoltare? Una musica che non c'entra niente con quella dell'isteria collettiva? Che dovrebbero pensare gli abitanti di Vega?

[2017-09-16 sab] I concerti del Fringe Jazz Festival a Firenze   Concerti Musica Firenze

Era tanto che la mia città non mi procurava tanto godimento musicale in così pochi giorni: questa rassegna, sia pur con tanta sfortuna e un po' di disorganizzazione, mi ha fatto sentire quattro concerti dei quali uno molto interessante e nuovo, uno interessante ma già sentito, uno che sembrava fichissimo che però è stato interrotto troppo presto e uno invece che non mi è piaciuto.

Pipon Garcia Trio al Santarosa Bistrot

Bellissimo concerto, seppur breve (anche perché ho visto solo la prima parte): contrabbassista interessante anche se poco presente come volume, cantante che più che rappare salmodiava in modo però efficace ed interessante e soprattutto un batterista che, oltre a suonare la batteria in modo molto interessante, manovrava degli effetti elettronici che rendevano il suono del gruppo veramente completo quasi come un gruppo completo. Molto bellino, peccato non riuscire a trovare niente da ascoltare a casa.

Simone Graziani pianista Sala Vanni

Gruppo molto giovane che non conoscevo che però suonava in modo abbastanza scolastico tanto che sembrava un po' un saggio di jazz di un conservatorio. Anche la musica era decisamente poco interessante perché era un po' una musica che suonava tanto "intellettuale" quanto vecchia, direi anche paludata. Sono andato via prima della fine dell'ultimo brano e qualcuno (Claudio dei Sirrandha) che invece è rimasto fino all'ultimo mi ha detto che questo ultimo brano era molto valido. Comunque quello che ho sentito proprio non mi è piaciuto.

Nico Gori al NOF

Ho sentito Nico suonare tante volte ma mai in una situazione intima come questa: piccolo locale, gruppo composto da batterista interessante anche se niente di trascendentale, tastierista invece più interessante ma tutto era sovrastato dalla tecnica eccezionale di Nico che ha suonato i suoi sax benissimo ma soprattutto ha presentato un clarinetto fantasmagorico.

Riccardo Petrella trio 70's al Night Towers

Peccato per la pioggia che ha interrotto il concerto dopo pochi minuti perché la situazione sembrava veramente interessante. Avevo già sentito questo gruppo tempo fa al Girone e mi era piaciuto tantissimo. Questa sera però avevano preparato una scenografia veramente suggestiva: i tre musicisti suonavano ognuno in cima a tre torri alte una decina di metri poste ai vertici di un triangolo di venti metri con il pubblico che doveva stare nell'area del triangolo, il tutto montato sulla spiaggia sull'Arno davanti alla torre di San Niccolò. Non credo che mi ricapiterà mai più di vedere una cosa del genere.

[2017-09-10 dom] Maciste contro tutti 25 anni dopo a Prato   Concerti Musica

Non sono mai stato interessato alle celebrazioni dei momenti "decisivi" del passato nell'arte e quindi ho sempre evitato di andare a concerti celebrativi. Per questo ho fatto un'eccezione perché ero curioso di vedere come stessero i musicisti che allora mi dettero una scossa fortissima facendomi apprezzare ancora di più la "nuova" musica italiana di allora: in verità allora erano già alcuni anni che avevo riscoperto la musica italiana contemporanea grazie prima ai Gang e poi agli Afterhours. Inoltre non sono mai stato un amante dei CCCP anche se avevo apprezzato alcune cose loro.

Però i CSI di Ko de mondo e in generale quello che venne fuori da Maciste contro tutti mi è piaciuto immensamente, anche come concerti: il festival di Maciste contro che si tenne due anni dopo il primo al Cencio's con i Marlene Kuntz e il cambio palco istantaneo alle spalle del pubblico con i CSI resta uno dei concerti della mia vita.

Quindi ho deciso di andare a vedere questo concerto che celebrava l'inizio di tutto ciò.

Alla fine bellino ma…..

Innanzitutto pesava come un macigno l'assenza di Giovanni Lindo Ferretti che, al netto delle sue prese di posizione politica più o meno discutibili (ma quando le prese di posizione politica non sono discutibili?), era sicuramente l'animale da palco più significativo di tutti.

E in effetti quella che sul palco della serata brillava di luce propria era Ginevra De Marco che allora era abbastanza in ombra ma che invece in questi anni è riuscita a farsi una carriera estremamente interessante.

Massimo Zamboni, Giorgio Canali, Gianni Maroccolo ganzi ma alla fine poco significativi su un palco anche se grandi musicisti.

Fatur solo nostalgia.

Oltre a loro c'erano Angela Baraldi, che mi ha detto poco, Francesco Di Bella, ex dei 24 Grana, proprio bravo, e altri che mi hanno detto poco.

Abbiamo cantato e ci siamo sentiti vecchi, non c'era niente di nuovo ma neanche voleva esserci. Scusatemi ma io sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo!

Il concerto era previsto proprio nell'auditorium del museo Pecci dove si tenne 25 anni fa ma per la pioggia è stato spostato in un teatro del centro di Prato.

[2017-09-05 mar] Storia ganza da American Gods di Neil Gaiman   Storie Letteratura NeilGaiman

Hinzelmann raccontò la storia della tromba di suo nonno che un giorno aveva provato a suonarla durante una gelata, ma davanti al fienile dov’era andato a esercitarsi faceva così freddo che non uscì nemmeno una nota.

«Tornato in casa appoggiò lo strumento vicino alla stufa a legna. Ebbene, mentre tutta la famiglia dormiva, di colpo le note congelate cominciarono ad uscire dalla tromba. Mia nonna si è spaventata a morte.»

[2017-08-26 sab] Quello nel mezzo   Firme

Prima non c'eri, dopo non ci sarai più: quello nel mezzo è importante.

[2017-08-26 sab] Gli Zen Circus e Fast animals and slow kids a Empoli   Concerti Musica

In verità ho poco da scrivere perché gli Zen Circus li ho visti talmente tante volte che ormai sono una cosa assodata: diciamo che mi hanno confermato che l'inserimento del quarto elemento alle chitarre ha dato la possibilità al cantante di divertire e divertirsi di più. Bravi.

I Fast animals and slow kids mi sono piaciuti ma niente di che perché il genere rock tutto muscoli e impattone sempre alla ricerca delle cantate del pubblico mi annoia un po'. Bravi ma destinati per quel che fanno adesso a rimanere dei supporter.

[2017-08-18 ven] Jaka al festival a piedi nudi Santa Luce   Concerti Musica

Grandissimo concerto di musicisti veramente amanti della musica che fanno, del contatto con il pubblico, capaci di divertire con un registratore, due luci e tanto carisma.

Prima del Jaka c'è stato un gruppo molto casalingo che faceva ska con una trombonista apparentemente alle prime armi ma interessante e una cantante con tanto carisma e una bella impostazione. Peccato non ricordare il loro nome.

Insieme al Jaka c'erano "solo" il Generale e Ludus Pinsky, senza gruppo ma solo un registratore con le basi e tutto questo è bastato per fare un monte di musica divertente. Ovviamente Jaka è il fuoriclasse del gruppo perché le sue canzoni sono state largamente quelle più orecchiabili e riesce sempre a coinvolgere il suo pubblico. Gli altri due sono più "rudi" ma comunque una forza.

Grandissimi!

E ancora

[2017-08-01 mar] Paolo Benvegnù a Castagno di Piteccio per il festival A piedi nudi   Concerti Musica

È stata una serata interessante e molto intima: il posto era la stazione di Castagno della linea ferroviaria Pistoia - Porretta, ovviamente chiusa a quell'ora visto che eravamo praticamente seduti sui binari. Palco piccolissimo e organizzazione molto familiare, tanto che ad esempio c'era un banchetto con il mangiare piccolo piccolo che sembrava più adatto ad una festa familiare. Tanto pubblico per la situazione, diciamo sessanta persone che davano l'impressione di voler partecipare ad un raduno hippy. Sul palco Paolo si è alternato con uno scrittore che declamava brani di suoi libri che è stato interessante solo quando ha fatto un po' di rime per bambini efficaci.

Paolo Benvegnù ha suonato da solo con solo una chitarra ed è stato bravissimo anche se non ha fatto nessuna canzone dell'ultimo disco lasciandomi a bocca asciutta visto che quel disco mi è piaciuto tanto. Quello che ha suonato però è stato suonato con tecnica anche scenica notevole e tanto carisma anche se ha tenuto un tono volutamente dimesso.

Bellissima serata.

[2017-07-12 mer] Erykah Badu a Lucca   Concerti Musica

Più che un concerto è stato un coito interrotto perché prima di lei ha suonato Mary J. Blige e quindi il concerto è cominciato tardissimo e io avevo deciso stupidamente di andare in treno invece che in automobile e quindi dopo pochi minuti sono dovuto partire.

In generale ho deciso un'ulteriore volta che il concerto tipo "super piazza piena di gente" non fa più per me perché trovarmi a guardare il concerto da decine di metri separato dal palco da settori a prezzi diversi e transenne, guardando più gli schermi giganti che gli artisti proprio non mi piace. Erykah Badu si è dimostrata un'artista notevole perché ha esplicitamente chiesto durante il concerto alle (decine di) guardie presenti fra il pubblico di far avvicinare le persone indipendentemente dal settore, provocando un po' di casino ma tanta simpatia.

Di Mary J. Blige ho poco da dire perché invece con lei ero lontano e comunque non mi piaceva la musica che ha suonato, soul tutto muscoli e vocioni che proprio non mi dice niente. Oltretutto sul palco erano veramente tutti vecchi: forse un chitarrista ha suonato qualcosa di significativo ma per il resto me ne sono già dimenticato.

Quel poco di concerto di Erykah Badu che sono riuscito a sentire invece mi è piaciuto: tanti musicisti giovani sul palco, un bel suono, Erykah con molto carismatica al centro con una mise molto particolare che probabilmente sarebbe cambiata durante il concerto e con un monte di strumenti elettronici intorno, batteria, percussioni, basso e vocalist. Poi sono dovuto venire via….

[2017-07-09 dom] Gli Austra a Chiusi   Concerti Musica

È stato un concerto strano, una cosa che non avevo mai visto prima.

La situazione era molto carina perché eravamo in una piccola festa paesana, con l'aria da sagra dove era tutto molto familiare e alla buona. Oltre a un ottimo ristorante c'erano un po' di banchetti dove vendevano dischi e libri usati, un banchetto che vendeva delle vecchie cassette musicali che contenevano poster disegnati ispirati a dischi famosi, idea che avevo trovato anche su una rivista musicale, e un altro di poster ispirati a concerti (di questi era molto bellino quello del concerto dei Jaga Jazzist).

Il palco era molto bello ma il pubblico era veramente scarso, diciamo cinquanta persone.

Prima degli headliner ci sono stati un gruppo italiano molto amatoriale "a la Cure" che possiamo dimenticare e Wrongyou (non sono sicuro del nome) un cantautore romano interessante che faceva roba alla primo Springsteen con un gruppo dietro formidabile: non lo conoscevo ma dopo mi sono informato e ho scoperto che è coperto da etichette mainstream ed è anche abbastanza conosciuto. Bravo, interessante anche se forse un po' troppo ruffiano.

Poi hanno cominciato gli Austra e qui è stato lo strano. Hanno cominciato con i singoli da lancio del disco nuovo per poi rifare tutto il disco con poche aggiunte da quelli precedenti. Gli strumenti erano la batteria, un chitarrista-tastierista, un tastierista e la cantante che suonava anche le tastiere: in verità però ho avuto spesso la sensazione che gran parte della musica fossero basi registrate e che spesso tutti, tranne la batterista, facessero finta di suonare. La cantante ha ottime interpretazione e intonazione e anche presenza sul palco anche se, come anche tutti gli altri, sembravano un po' freddi, forse a causa del pubblico scarso. In generale alle volte sembrava che si divertissero a provocare più che a suonare. Direi che non mi sono particolarmente piaciuti anche se forse ci dovremo abituare a questo tipo di concerti suonati soprattutto con basi registrate.

[2017-05-23 mar] Bellissimo concerto del trio di Gianluca Petrella al Girone   Musica Concerti

Devo ricominciare ad andare a vedere concerti jazz e devo ricominciare anche ad ascoltare questa musica sia perché le altre musiche attraversano un periodo che non riesce tanto ad interessarmi, sia perché invece un certo jazz mi sta piacendo sempre più.

E questo concerto di Gianluca Petrella (trombone), Michele Papadia (tastiere) e Francesco Tamborrino alla batteria me lo ha confermato ancora una volta.

Palco pieno di strumenti acustici ed elettronici che si trovavano proprio bene insieme, una musica che ha avuto momenti esaltanti, rimanendo sempre abbastanza "classica" (i soli ad esempio erano quasi sempre molto orecchiabili) ma assolutamente mai noiosa con sfoggi virtuosistici limitati alla godibilità. Una nota interessante è che tutti e tre i musicisti erano più giovani di me che nell'ambito di questa musica non è una cosa tanto comune.

Troppo ganzo e in effetti anche la gran quantità di pubblico lo ha confermato.

Forse l'unica nota "strana" è stato il comportamento di Petrella che all'inizio sembrava molto scocciato verso gli altri due del trio mentre poi alla fine del concerto sembrava un po' fuori di sé per ragioni "chimiche".

Splendida serata!

[2017-02-28 mar] Bella intervista al filosofo Luciano Floridi su L'espresso   Media

Purtroppo non riesco a trovare un link ad un formato elettronico ma questa intervista a questo filosofo Luciano Floridi è veramente interessante. Solo un estratto:

Ancora, dobbiamo fare attenzione a cosa intendiamo per "cultura". Qualche definizione aiuta. Informazione uguale domanda più risposta; incertezza uguale domanda, ma senza avere la risposta; ignoranza è non avere neanche la domanda. Ecco, la cultura è ciò che fa passare dall'ignoranza all'incertezza; noi invece pensiamo sia il passaggio dall'incertezza all'informazione. Non è così. È quando finalmente sei in grado di porre le domande giuste che sei una persona acculturata.

[2017-02-28 mar] I miracoli   Firme

La caratteritica principale dei miracoli è che non accadono.

[2017-02-05 dom] La lingua di pattumiera   Media

Bell'articolo de Il Sole 24 Ore

Un estratto alla fine:

In un mondo in cui tutte le notizie si leggono in Rete e i quotidiani arrivano sempre tardi, per non parlare dei settimanali, sembra essere questo uno dei possibili destini dell’informazione a pagamento: questo slavato opinionismo dei buoni sentimenti che «tiene desta l’indignazione», inevitabilmente ricorrendo (il tempo è poco, i fatti sono noti, il pathos non dispiace mai) a una «forbita lingua di pattumiera».

[2016-12-17 sab] The Zen Circus alla Flog   Concerti Musica

Anche questo un gran bel concerto a seguire un gran bel disco e dire che è il quarto disco consecutivo azzeccato è proprio un bel sentire.

Anche dal vivo si sono confermati quello che avevo già visto: l'aggiunta di un altro chitarrista ha fatto diventare il concerto anche più colorato.

Le canzoni rendono come sul disco e quindi bene.

Il pubblico c'era tutto quello che poteva entrare e ha partecipato tanto.

Però, c'è un però che sta nel fatto che forse questa formula mi ha cominciato a stancare: musica ganza suonata benissimo ma sempre allo stesso modo da quattro dischi a questa parte forse chiede un qualche cambiamento che ora proprio non saprei indicare.

[2016-11-25 ven] Cosmo alla Flog   Concerti Musica

Un monte di concerti in questo periodo, di tanti generi ma la gran parte di musicisti italiani.

Cosmo è stato ganzo anche se non è proprio quello che mi aspetto da un concerto però è stato stimolante: praticamente un solo musicista sul palco, un computer o quel che era, che veniva comandato da Cosmo stesso solo per avviare le basi. Oltre a Cosmo sul palco c'erano altri due ragazzi (definirli musicisti è un po' troppo) che si affannavano a suonare dei tamburi che non sembravano neanche amplificati e a fare coretti poco significativi.

Però le canzoni erano ganze, anche se esattamente identiche al disco.

Oltre a questo c'era un pubblico molto appassionato che proprio non mi aspettavo anche se qualche sua canzone era stata usata come sigla di un qualche programma radiofonico o televisivo, non so bene.

Bel concerto ma da rivedere con musica e impostazione diverse.

[2016-11-22 mar] I Jaga Jazzist al Santeria Social Club di Milano   Musica Concerti

Concerto strano quello di questa sera: un piccolo locale, un piccolo palco con otto musicisti sopra con un monte di strumenti, chitarre, tastiere, batteria ma anche tromboni, bassi tuba, flauti, clarinetto (basso) e sassofoni oltre ad una montagna di apparecchi elettronici e un bel vibrafono. Tutti i musicisti cambiavano continuamente gli strumenti e in particolare la musicista che suonava il basso tuba suonava anche un trombone rigirato come un bombardino e un flauto mentre il front man ha esagerato perché suonava chitarra, effetti, un dobro, il clarinetto basso, un sassofono tenore (forse il suo strumento d'elezione all'ascolto dei soli fatti) e un sassofono sopranino

Fra i musicisti il batterista ha fatto veramente un gran lavoro praticamente da solista molto tecnico e interessante ed è stato anche l'unico che ha interagito con il pubblico.

Il bassista è stata una scoperta perché all'ascolto dei dischi mi è proprio sfuggita mentre dal vivo ha suonato proprio tanto.

Infine una nota per il trombonista che mi è piaciuto proprio tanto ma forse solo perché sono di parte :-)

Andando alla ciccia della musica la cosa è stata un po' a due facce: tecnicamente sono stati notevoli e l'effetto è stato notevole però la cosa era molto, forse troppo, organizzata e quindi il tono era un po' freddo; inoltre gli strumenti suonavano sempre tutti insieme praticamente e quindi il suono era forse sempre un po' troppo carico e uguale a se stesso.

Di conseguenza le canzoni conosciute erano emozionanti perché "le sapevi" ma quelle non conosciute mi hanno lasciato un po' freddo.

Molto interessante anche l'organizzazione del palco: pochissime luci "normali" mentre tutto il palco era riempito da pali luminosi che cambiavano colore e che davano veramente un bell'effetto.

C'è stato un piccolo problema proprio all'inizio perché è scattato il generale e si è spento tutto il palco.

[2016-11-12 sab] Nada e gli …A toys orchestra alla Flog   Concerti Musica

Sono andato a vedere questo concerto per vedere gli …A toys orchestra ma sono stato fregato perché il concerto era della sola Nada con il gruppo solo come musicisti.

Nada è stata interessantissima perché vedere una cantante della sua età con una tale voglia di andare a giro a cantare canzoni vecchie e nuove fa tanto bene al cuore però proprio non è il mio genere.

Gli …A toys orchestra sono però davvero un gran gruppo!

[2016-10-04 mar] La mia plebeità   Personale Informatica Ninux Flug Letteratura

Oggi ho finito un bellissimo libro, "L'amica geniale" di Elena Ferrante. Nell'ultima scena la protagonista principale del racconto si rende conto che, nonostante i suoi successi scolastici, le persone che le sono vicine continuano a considerarla facente parte della "plebe", facendole sempre pesare la sua provenienza da un quartiere povero, da una famiglia povera e quindi non danno peso ai suoi successi.

La cosa mi ha fatto un po' riflettere sul rapporto che anche io spesso mi trovo a dover gestire con le persone, non tutte ma molte, degli ambienti in cui mi muovo come quello dell'informatica, in particolare, ma anche della musica: nonostante siano anni che mi ci muovo all'interno e che ci faccia un monte di attività, alla fine mi viene sempre presentato un po' il fatto di non essere un vero "informatico", un ingegnere, uno dell'ambiente. Posso sbattermi quanto mi pare, riuscire ad organizzare tutti i gruppi e le esperienze anche le più difficili, a conoscere tutte le persone che mi pare ma in ogni caso qualcuno trova sempre il modo di farmi capire che le mie limitazioni tecniche e teoriche sono insuperabili e che quindi il mio contributo è superfluo. Faccio parte della plebe.

È una cosa che ogni volta mi lascia di stucco perché da parte mia non c'è mai l'interesse a prendere il palco al posto di chi sa ma solo quello di preparare il palco perché chi sa possa spiegare e questo alle volte comporta che io parli dal palco, cosa che però faccio sempre poco volentieri. Però conosco un monte di persone, molte di queste mi considerano bene e quindi quando le invito vengono e spesso invitano me, vado in un monte di posti e soprattutto ascolto tantissimo sempre e quindi alla fine mi trovo spesso nella condizione di essere il perno di tante situazioni e questo evidentemente disturba.

Nella musica questo succede meno perché quello è un ambito in cui le mie lacune tecniche sono veramente un handicap perché lì si tratta veramente di saper o non saper fare mentre l'aspetto "organizzativo" è secondario quindi diventa meno necessario farlo presente. D'altra parte nella musica a me piace salire sul palco e me ne strafrego di non essere il più bravo perché quello che faccio lo faccio sempre e solo per il mio piacere di esibirmi. La situazione è esattamente speculare.

[2016-09-09 ven] I Sunn O))) al Labirinto della Masone a Fontanellato, Parma   Musica Concerti

Non avevo mai visto né sentito niente del genere. Alla fine è stata una serata assolutamente speciale e probabilmente non vedrò mai più niente del genere anche perché nell'economia della serata la musica di per sé ha funzionato solo come "ingrediente" insieme ad altri parimenti importanti. Questo per non dire fondamentalmente che la musica era praticamente inascoltabile ;-)

Il tema della serata, rispettato fortemente, era il "Finis Mundi".

Fra i vari ingredienti è molto importante il luogo in cui si è svolto il concerto. Il Labirinto della Masone è stata la sede di una casa editrice fallita alcuni anni fa ed è una struttura architettonica molto speciale: due palazzi rossi con cortile interno, dei quali il più piccolo, quello dove si è poi tenuto il concerto, è circondato da un labirinto molto esteso fatto con piante di bambù. Il tutto isolato nella campagna padana.

All'ingresso del palazzo c'era un banchetto dove vendevano magliette speciali per l'evento e delle scatoline, anche queste con il marchio della serata, molto belline che contenevano tappi per le orecchie che si sarebbero dimostrati importantissimi.

Quando siamo arrivati nel cortile del primo palazzo è stato proiettato un video su tutte le sfighe del mondo futuro in ordine di pericolo (per curiosità la cosa più pericolosa era secondo il regista l'avvento dell'intelligenza artificiale): il video era proiettato su uno sfondo di teli semitrasparenti ad altezze diverse dando così un effetto tridimensionale molto suggestivo. Prima di questo c'era stata un'esibizione di tamburi giapponesi che però non abbiamo visto.

Dopo ci hanno indirizzati verso l'ingresso del labirinto: la situazione era incredibile perché ci siamo trovati a camminare in questo labirinto nel quale la via giusta era indicata da delle lanterne che rischiaravano appena un buio pesto (non c'era neanche luna) e da alcuni commessi con maschere da medico veneziano del 1600. Dopo il giro nel labirinto ci hanno fatti entrare nel palazzo interno la cui entrata era immersa nel fumo, che sarà poi una presenza costante di tutta la serata.

Il palco era all'interno del cortile, molto "casa romana" con in fondo però una piramide molto suggestiva, che anche questa avrà la sua importanza nel concerto.

Dopo un po' di attesa, durante la quale abbiamo ingaggiato una lotta furibonda con il commesso del gruppo per comprare un paio di magliette per i figli in una calca infernale è cominciato il concerto.

Ed è cominciata la Fine del Mondo!

L'inizio è stato fulminante perché all'improvviso hanno acceso dei faretti che illuminavano il cantante, completamente vestito con una tunica da monaco che gli nascondeva anche il viso (tenuta comune anche a tutti gli altri musicisti) sopra ad un tettuccio su un lato della piramide che ha cominciato a salmodiare in modo estraniante ma molto suggestivo. Poi hanno cominciato a "suonare": due chitarre stra-effettate suonate con soli lunghi accordi, uno musicista agli effetti tipo moog e un tastierista: il cantante è arrivato poco dopo. Suonare è fra virgolette perché quello che veniva fuori era una barriera di rumore potente: le chitarre erano suonate con lunghi accordi con effetti di delay e compressori (non me ne intendo e quindi vado un po' a senso), gli effetti erano continui e insistiti, le tastiere erano sicuramente suonate ma il loro effetto era nascosto nel rumore potente. L'unica nota "acustica" era un trombone (fra l'altro lo stesso modello del mio) che è stato suonato per qualche minuto dal tastierista.

I musicisti sul palco salivano e scendevano a seconda che suonassero o meno.

L'effetto era aumentato dalle luci fisse che venivano cambiate solo nei colori da caldi rossi e arancioni a freddi blu e viola, il tutto sempre immerso in un muro di fumi che coprivano anche completamente il palco e che venivano sparati anche in mezzo al pubblico.

Il pubblico era estremamente interessato, almeno quello che è riuscito a rimanere e non ha fatto come la persona che era con me che se n'è andata quasi subito, scelta condivisa con molti.

Una serata incredibile per il gioco di tutti gli ingredienti.

[2016-09-05 lun] I Gatti Mezzi all'OffBar di Firenze   Musica Concerti

Concerto di presentazione dell'ultimo disco in un posto molto bellino.

I problemi però erano svariati:

  • la musica del disco nuovo è carina ma resta poco attaccata contrariamente ai dischi precedenti;
  • la performance dal vivo non era male anche se il palco era davvero misero, piccolo e bassino. Il gruppo è decisamente affiatato, suona bene ed è oltremodo simpatico e quindi alla fine godibile;
  • però il problema peggiore è stato il pubblico. Il concerto era gratuito e all'aperto e quindi la gran parte del pubblico non era lì per la musica ma per chiacchierare o peggio per urlare "Pisa merda" proprio sotto il palco e quindi alla fine sono riuscito a sentire proprio poco.

Peccato perché forse sarebbe stato interessante.

[2016-09-03 sab] Il festival della mente 2016

Anche quest'anno, per il terzo anno consecutivo, sono tornato a Sarzana per il Festival della Mente perché mi piace seguire conferenze di "esperti" nei campi che mi interessano. La cosa interessante di questa manifestazione è che vengono invitati sempre o quasi personalità che non conosco perché non fanno parte del mio giro ma sono più di un giro più "professorale"e accademico e anche un po' "pop", quindi professori universitari, scrittori di libri, spesso anche di successo e cose così.

Come livello di organizzazione questa manifestazione è paragonabile al Chaso Computer Congress anche se: qui l'età media è molto più alta, sono presenti molte più femmine, l'ambiente è decisamente più "buona società di sinistra", direi radical chic se ho capito bene questa espressione e di conseguenza questi sono gli argomenti affrontati e soprattutto il livello è sempre più introduttivo, direi alla quark.

Domenique Cardon - A cosa pensano gli algoritmi

Conferenza (tenuta in francese con traduzione istantanea) poco interessante fino che alla fine ha dato qualche illuminazione sull'evoluzione del controllo da parte dei cosiddetti "big data".

All'inizio però un paio di nozioni interessanti:

  • il 95% degli internauti si concentra sullo 0,03% dei contenuti di internet;
  • la parola algoritmo è quella usata dagli informatici quando non vogliono dire quello che fanno.

In tutta la conferenza ha voluto suddividere i tipi di algoritmi che controllano i contenuti di internet in quattro tipi indicandoli (non ho capito però bene il senso dei nomi) come "su", tipico di google perché centralizzato sullo studio dei link che si scambiano i siti e da quello facendo derivare l'autorevolezza della risposta, "accanto" (che proprio non ho capito), "dentro", tipica invece di facebook in cui si studiano e si usano i rapporti fra gli individui e l'immagine che ognuno dà di sé.

Infine il tipo "sotto" in cui si usano i comportamenti "reali" degli utenti (usando l'esempio di amazon), registrandoli anche usando gli aggeggi che ci portiamo dietro a partire dai cellulari, per "prevedere" quelli che saranno i nostri comportamenti futuri.

Quindi questi nuovi algoritmi bypassano le suddivisioni sociologiche tradizionali, basate su vecchie categorie come sesso, età, territorio, idee politiche, rendendole di fatto obsolete e inutili e cercano di misurare ognuno di noi esattamente per quel che siamo, facciamo e vogliamo. Il "problema" quindi secondo Cardon (anche se, forse per mancanza di tempo, non ha spiegato perché questo dovrebbe essere un problema anche se lo posso intuire) è che per poter fare questo le macchine devono elaborare così tanti dati in modo completamente automatico che quello che viene fatto diventa completamente incomprensibile anche per i progettisti degli algoritmi sfuggendo così a qualsiasi controllo.

In questo modo però, e qui la cosa è diventata realmente interessante, è che ognuno di noi diventa responsabile dei dati che lascia dietro e quindi dell'"idea" che le macchine si fanno di noi.

E quindi (ma anche qui non ha spiegato perché) dovremmo cercare di falsificare per quanto possibile questi dati tradendo le nostre abitudini con comportamenti che le macchine non si aspettano.

[2016-08-27 sab] Gli Afterhours a Empoli   Musica Concerti

Gran bel concerto con un gruppo ormai decisamente rodato e con un repertorio in grado di coprire ore di concerto sempre rimanendo ad altissimo livello.

Probabilmente l'ho già scritto ma non importa perché notare che questo è sicuramente il gruppo che ho sentito più volte nella mia vita e sempre in situazioni differenti e a diversi stadi della loro carriera: dal palchettino di dieci centimetri alla Festa dell'Unità locale al teatro Comunale di Firenze e sempre con un livello di interesse altissimo.

Anche questa sera mi hanno divertito anche perché il disco nuovo ha tante belle canzoni che sembrano fatte apposta (e forse lo sono) per suonare bene dal vivo, canzoni che, classicamente, sono state suonate all'inizio del concerto e anche riprese più avanti.

Un monte di gente di età fra i trenta e i quaranta anni sempre molto attenta.

L'unica nota leggermente negativa è che non riuscivo a capire "il senso" della scaletta, forse perché non ascolta da un bel po' i dischi precedenti.

Solo che a questo punto non ho più né voglia né necessità di ascoltarli ancora.

[2016-08-15 lun] Il concerto di Chelsea Wolfe o povero il mio metallo   Musica Concerti

Non ricordo se l'ho già scritto e in ogni caso lo ripeto: il metal, la musica veloce e violenta è stata quella che mi ha spinto ad ascoltare "le cose difficili" che poi invece riuscivano ad appassionarmi.

Il metal che poi è diventato una sorta di "meta-genere" perché a forza di sotto generi, sperimentazioni e chissà cos'altro è diventato un pozzo dal quale tanti musicisti attingono suoni, atteggiamenti, effetti, impostazioni per farci altro.

E ieri sera ho visto uno splendido concerto in cui il metal veniva usato per raccontare visioni di inferno e disperazioni varie, usandolo ma travisandolo completamente. Ed è stato bellissimo ed emozionante.

Chelsea Wolfe si è presentata con un gruppo quasi completamente elettrico, chitarra, basso, batteria e la sua chitarra: oltre a questi solo un po' di sampler e un minimo di tastiere. E con questi strumenti ha ricreato perfettamente le atmosfere dei suoi dischi che conosco facendo un concerto potentissimo sia per i suoni, veramente ben curati sia per la presenza scenica. Forse l'impianto luci era un po' troppo esagerato e alla fine anche poco utile perché la musica era più che sufficiente a trasmettere tutto quello che c'era da dire però era veramente l'unico neo.

Una nota sul pubblico: il festival musicaW è veramente molto bellino e lo spazio era veramente carino e tutto il pubblico ha partecipato con talmente tanto interesse che in pochissimi facevano video e fotografie con i cellulari mentre pareva diventata la norma vedere praticamente i concerti attraverso i monitor. E questo nonostante che questo fosse il primo (o secondo, non ho ben capito) di Chelsea Wolfe in Italia. Insomma un pubblico molto attento e forse anche competente. L'età variava dai 25 ai cinquanta.

Oltre a Chelsea Wolfe hanno suonato un paio di gruppi e un "producer", tutti sinceramente poco interessanti.

[2016-08-10 mer] I governi che non riescono a nascere   Politica

Stavo riflettendo sulla questione del governo spagnolo che non riesce a nascere nonostante due elezioni consecutive che hanno visto un sostanziale pareggio fra i principali partiti (e la stessa cosa è successa tempo fa anche in Belgio ed è anche lì andata avanti per più di un anno) e pensavo che la cosa è veramente "strana" perché il primo lavoro delle forze politiche dovrebbe proprio essere quello di cercare il compromesso per governare; e mi dicevo che questa classe politica è veramente incapace.

Poi invece mi è venuto in mente che forse non è semplicemente così e che forse il problema è leggermente diverso: l'esercizio del potere, quello reale, effettivo, si è spostato via via dalla classe politica derivante dalla lotta partitica "popolare" che ha il supremo atto nelle elezioni politiche ad una classe burocratica che ha pochissimo a che fare con questa classe politica e che soprattutto non deve risponderle.

Questo comporta due cose: che alla fine anche senza un governo centrale "forte" un grande paese come il Belgio o la Spagna possono funzionare quasi regolarmente. E di conseguenza i partiti politici non hanno la convenienza a "sporcarsi le mani" con alleanze e compromessi ma gli conviene puntare solo a vincere le elezioni cercando di dare agli elettori un'immagine di "determinazione" e di "attaccamento alle proprie idee", lasciando poi che la gestione del potere resti dove sta.

[2016-07-24 dom] Due citazioni sulla morte dell'industria culturale   Politica P2P Musica Letteratura

Sto leggendo il libro Free di Steven Witt che racconta la storia della diffusione dell'mp3 e la conseguente morte dell'industria musicale così come l'abbiamo conosciuta fino al millennio scorso. La lettura è oltremodo interessante anche perché è un fenomeno che posso dire (e ho detto più volte) di aver vissuto in prima persona anche se non sono del tutto convinto dell'impostazione del tipo "la rivoluzione l'hanno fatta pochi geni", molto nord-americana anche perché, avendola vissuta dal vivo ho visto tantissimi piccoli attori che hanno partecipato molto attivamente.

Però c'è un passaggio che sento proprio mio, parlando dei "sacerdoti del mixer", cioè i tecnici del suono che denigravano gli mp3 per la "scarsa qualità":

Anche ammettendo che i sacerdoti del mixer avessero ragione sulla qualità, non aveva niente a che vedere con le vendite. Fino a pochi anni prima, sentire musica a casa significava mettere vinili graffiati su un giradischi da due soldi, e sentirla in movimento significava portarsi una radiolina gracchiante in spiaggia. L'mp3 di certo era meglio di entrambe queste cose. Il grosso del pubblico non si curava gran che della qualità, e l'ossessione di ottenere un suono perfetto per sempre era un primo segnale che l'industria discografica aveva smesso di capire i suoi clienti.

E anche a me tante volte mi sono venuti a dire che "l'mp3 si sentiva da schifo" ma me lo dicevano sempre "amanti dell'hi-fi" che arrivavano al massimo a The Dark Side Of The Moon e da allora non avevano più comprato un disco e a me venivano in mente gli impianti da automobile, o peggio ancora, la mia vasta collezione di cassette registrate in modi molto vari e pensavo: voi non contate niente.

Sempre rimanendo nell'argomento, ho cominciato a leggere questo libro su indicazione del numero di questo mese di Rumore in un servizio che include anche un'intervista a Luca Pakarov il quale ha scritto un libro (che conto di leggere) sulla scena musicale italiana del periodo in questione. In questa intervista c'è un commento interessante che condivido, questa volta sull'industria editoriale (Agenzia X è la casa editrice):

Domanda: Infine, visto che sei al terzo libro e scrivi su più testate, durante il reportage hai trovato analogie tra lo stato dell'editoria e quello della musica?

Risposta: È terribile dirlo ma ci sono talmente tanti parallelismi che temo una chiamata da Agenzia X per un libro sul mondo dell'editoria. Però già sarebbe più semplice, basterebbe cambiare qualche nome e la bibliografia.

[2016-04-16 sab] I Ministri alla Flog   Musica Concerti

Non ero mai riuscito a vederli dal vivo e proprio non mi aspettavo una cosa del genere: il locale era pieno completamente ma soprattutto il pubblico conosceva tutte le canzoni a memoria, erano proprio dei fan anche se l'età, diciamo intorno ai trent'anni, non era proprio quella che ti aspetti quando parli di fan.

Il gruppo di per se ha fatto un bel concerto, ben suonato e ben equalizzato, con un impatto molto più duro di quanto si ascolta nei dischi.

Discograficamente li ho conosciuti tardi e dei dischi che ho ascoltato in verità me ne piace uno solo e sicuramente l'ultimo proprio non mi piace. Dal vivo però le canzoni che ho riconosciuto dell'ultimo disco non sono male.

Bel concerto sicuramente.

[2016-04-15 ven] I Marlene Kuntz alla Flog   Musica Concerti

E così sabato 9 aprile sono tornato a vedere questo gruppo che ho già ascoltato dal vivo tante altre volte, questa volta in occasione del loro nuovo disco.

Gran bel concerto che ci ha fatto ascoltare un buon disco suonato da un gruppo che ormai dal vivo è una certezza. E questa volta non mi è sembrato un concerto inutile (come mi era capitato la volta precedente) anche se non sono più tanto attratto da quelle sonorità.

Proprio a livello di qualità del concerto forse non mi è piaciuta tantissimo l'equalizzazione: in particolare mi è sembrato che il volume della voce fosse troppo basso o forse il cantante era un po' in crisi con la voce, non so dire.

[2016-03-29 mar] La musica elettronica come prima forma d'arte per automatici?   Musica

È un periodo che ascolto tanta musica creata con strumenti informatici, di quelli che non sono né a fiato né a corda, di quella che "dal vivo" viene suonata dalle "macchine" e che dal vivo usa eventualmente solo la voce come strumento "naturale".

All'inizio mi sono chiesto cosa sia rimasto veramente di quello che si intendeva una volta come musica, specialmente dal vivo e mi veniva da pensare che alla fine non fosse altro che "banale" playback, musica suonata dalle macchine senza particolare intervento dell'artista.

Poi però mi è venuta in mente l'idea che probabilmente questo è vero ma che non è solo un "banale playback" ma che quella che ci viene proposta in quelle occasioni potrebbe essere la prima forma d'arte "popolare" creata direttamente dalle macchine informatichee per noi, macchine biologiche.

[2016-03-12 sab] La Jon Spencer Blues Explosion alla Flog   Musica Concerti

Un concerto di musica trapassata e quindi modernissima e quindi vecchia: bella frase a bischero che però forse esprime quello che è stato per me questo concerto dove è stata suonata una musica tanto vecchia che è stata di moda ma che non lo è più. Di conseguenza il concerto non è stato inutile perché è stato suonato benissimo, il disco nuovo che è stato presentato è estremamente valido però è già tutto per me abbastanza risentito e soprattutto non è la musica per la quale ora sto pendendo e quindi mi ha lasciato un po' distaccato.

[2016-02-21 dom] La lunga fila di conoscenti di Facebook   Politica Informatica

È ormai più di un anno che frequento molto saltuariamente il social network più comune. Fu una decisione meditata e resa necessaria dalla necessità di gestire la comunicazione di un gruppo con il quale faccio attività: in verità poi la comunicazione del gruppo è stata scarsissima e alla fine la mia partecipazione a Facebook è stata soprattutto per contatti "personali" e familiari, nel senso che le persone con le quali sono entrato in contatto sono sostanzialmente colleghi e familiari.

Premetto anche che in tutto questo tempo ho inserito soltanto eventi relativi all'attività del gruppo e ho soltanto accettato richieste di amicizia: non ho mai inserito niente di personale e non ho mai richiesto l'amicizia di nessuno.

E oggi mi è venuta in mente un'immagine che rende bene la sensazione che provo quando apro il browser su quella pagina, una lunga serie di conoscenti messi tutti in fila che ti vogliono comunicare un monte di argomenti: chi ti vuole raccontare il pensiero della mattina, chi vuole farti vedere le fotografie della vacanza sulla neve, chi quelle del cane/bambino/gatto/nipote, chi ti chiede la solidarietà per un progetto nel terzo mondo, chi ti racconta l'ultima efferata azione di gruppi di immigrati allo sbando.

Tutti argomenti che di per sé potrebbero essere anche interessanti ma l'immagine di questa fila di conoscenti che ti investono con tutte queste banalità è una mia personale immagine dell'inferno delle relazioni umane, l'incubo delle chiacchiere da ascensore.

È molto probabile che questo sia dovuto al fatto che non ho mai cercato le fonti più interessanti, che mi sia sempre e soltanto limitato ad accettare le persone che mi hanno cercato. D'altra parte il mio tempo è limitato e ho già un sacco di fonti, decisamente troppe, da seguire al di fuori di Facebook che questo per me si è trasformato in un immenso ascensore pieno di conoscenti con le mani piene di fotografie familiari, giornali da commentare e inviti fatti per cortesia.

[2016-02-20 sab] I Cani al Cage di Livorno   Musica Concerti

Gran bel concerto in un gran bel locale: c'è poco altro da dire perché in effetti è tutto andato benissimo.

Il locale è veramente bellino anche se un po' fuori mano rispetto al centro cittadino.

Il pubblico era decisamente numeroso ed in effetti i biglietti erano andati sold out in forte anticipo.

Il concerto dal punto di vista scenico era abbastanza basilare anche se le scene proiettate alle spalle del gruppo erano decisamente riuscite: in particolare mi ha colpito la scena del mare mosso.

La musica è stata suonata benissimo partendo da un disco veramente riuscito: alcune canzoni sono state stravolte, altre riprodotte fedelmente; non sono state suonate tutte le canzoni dell'ultimo disco e neanche le mie preferite dei dischi passati. Una cosa che mi ha colpito è stato il fatto che la canzone Aurora è stata suonata in maniera molto fedele ma ottenendo un risultato molto diverso a quello che ero abituato: l'esecuzione dal vivo l'ha resa una ballatona super romantica, cosa che proprio non mi ero accorto.

Un bel concerto.

[2015-12-17 gio] Scaricare la posta con mbsync via tor   Privacy Personale Informatica

Ho una configurazione piuttosto complessa per leggere ed inviare la posta, basata su un server casalingo che la scarica da un servizio di mx esterno a pagamento. Visto che mi è necessario leggere la posta da più computer sul server devo usare imap.

Questo mio piccolo articolo riguarda in particolare lo scarico e la lettura della posta usando il portatile.

Sul portatile uso un altro server imap di modo che i vari programmi che uso per leggere la posta leggano sempre attraverso il server invece che accedere direttamente alla mailbox, avendo così una situazione congruente come flag e che altro.

Fino ad oggi avevo usato offlineimap, il quale mi permette di fare la sincronia fra due server imap. Il programma è decisamente valido anche se ha una configurazione estremamente complessa per le mie capacità però con un po' di fatica ero riuscito a configurarlo e a farlo funzionare decisamente bene. Il suo problema più serio è che ha un problema con la connessione agli hidden service di tor.

E qui entra in gioco il secondo aspetto della questione, la protezione della privacy. Ovviamente non posso considerare un segreto che la mia posta sta a casa mia perché ormai uso questa configurazione da anni però mi è lo stesso conveniente che la mia azione di scaricare la posta non sia direttamente identificabile da chiunque.

Di conseguenza ho creato sul server tor di casa un hidden service che punta al mio server imap e ho cercato un qualche programma che mi permettesse di fare quel che adesso faccio con offlineimap e così ho trovato mbsync e la cosa pare funzionare, per lo meno nelle prime prove che sto facendo.

Ho preso la parte del certificato ssl (che era in formato pem) del server imap (courier) di casa con un editor di testo e l'ho salvato nella directory del portatile in ~/.cert/bbs.imaps.cert

Sono dovuto partire da una maildir nuova perché in quella che già avevo mi venivano un po' di problemi di identificazione dei messaggi.

Questo è il file di configurazione di mbsync:

Expunge None Create Both

MaildirStore LeandroLocale Inbox ~/LeandroBBs/ Path ~/LeandroBBs/ Trash Trash

IMAPStore LeandroBBs Host hiddenservice.onion User leandro Pass password UseIMAPS yes CertificateFile ~/.cert/bbs.imaps.crt

Channel Leandro Master :LeandroBBs: Slave :LeandroLocale: Pattern * Sync All Create Slave Expunge Both CopyArrivalDate yes

La riga di comando per scaricare la posta è torify mbsync Leandro

[2015-12-13 dom] Le idee che permettono di cambiarle   Firme

Scegli sempre un'idea che ti permetta poi di cambiarla

[2015-09-29 mar] La ricerca su Spotify sulla musica delle persone della mia età (o quasi)   Musica

Leggo sul Mucchio Selvaggio di questo mese che secondo una ricerca condotta sugli utenti di Spotify (quindi roba molto mainstream) questi dopo che hanno compiuto trentacinque anni non ascoltano più musica nuova.

L'articolo continua con una citazione di Luca Castelli de La Stampa:

si tratta di risultati che non fanno che fissare un contorno anagrafico ad un pensiero assai condiviso di fronte all'avanzata delle nuove generazioni: la mia musica era migliore, questa non la ascolto. E che in gran parte spiega anche l'evoluzione socioeconomica di un mercato dove su Youtube sbocciano continuamente e dominano gli artisti e le vibrazioni per teenager (per views Justin Bieber si fa un boccone dei Beatles), mentre nel circuito live - dove si punta alle disponibilità economiche degli over 35 - l'offerta è ben diversa e proliferano i concerti più nostalgici, le reunion, gli show basati su album e canzoni del passato.

[2015-08-31 lun] I Subsonica ad Empoli   Concerti Musica

Ieri sera sono tornato a vedere i Subsonica con un mio amico ad Empoli, al parco di Serravalle. Ho apprezzato questo gruppo relativamente tardi, in particolare dagli ultimi due album anche se poi ho rivalutato anche quelli vecchi.

Anche questa volta sono rimasto di stucco constatando quanto successo abbia questo gruppo: nel mio giro di ascoltatori e nelle riviste che leggo non sono apprezzati tantissimo e quindi ne sento parlare poco però poi ai concerti riescono a riempire grandi arene, proprio come ieri sera. La composizione del pubblico è piuttosto varia anche se io faccio parte dell'età più vecchia.

Il concerto di ieri sera non è cominciato per me al meglio perché mi sembravano un po' "legati", mi è sembrato che suonassero, come si dice "un po' a memoria". Poi sono riusciti a prendermi e la cosa è nettamente migliorata

Quello che però non ho capito è come mai abbiano dedicato pochissimo all'ultimo disco privilegiando le canzoni dei dischi più vecchi: queste sicuramente sono più danzerecce e probabilmente anche più di successo mentre l'ultimo disco è più melodico però fare un concerto dopo l'uscita di un disco nuovo e non suonare tante canzoni di questo mi è parsa un'idea strana, quasi che non ne fossero convinti neanche loro. A me sicuramente sono mancate. Peggio è andata per il disco precedente perché di questo sono state fatte solo due canzoni.

Alla fine l'effetto un po' "Canzonissima" dei grandi successi c'è stato, anche dovuto agli effettoni scenici che alla fine erano anche un po' stancanti.

Comunque un bel concerto che non importa rivedere nei prossimi anni.

[2015-08-18 mar] Un bell'articolo di Wu Ming su Facebook   Politica Informatica

In realtà l'articolo è la pubblicazione di una lettera aperta nella quale una certa Claudia (che non conosco) annuncia il suo abbandono di Facebook. La lettera per quanto riguarda uno scarso frequentatore di FB come me è poco condivisibile ma tutta la sequela di commenti contiene alcune riflessioni interessanti che mi vado ad elencare:

Dalla lettera di Claudia:

Ma ancora più inquietante sono gli estranei che immaginano: quante volte vi è capitato di incontrare dal vivo, in certe situazioni, persone che avevate visto solo sulla vostra Home, e all’improvviso queste persone se ne escono con un’idea di voi che non riconoscete, e vi chiedete: perché questa persona dice questo di me? Ecco, per me il fatto di venire identificata con quello che lascio trasparire e che nell’economia della mia vita è assolutamente marginale, è diventato fonte di stress e di episodi spiacevoli. Quando lo stesso evento si ripete più di una volta non è più un evento, è una tendenza, e se si ripete diverse volte diventa una norma. Ne deduco che la norma di Facebook è restituire al mondo un’idea dell’individuo falsata e a volte dannosa

Da un commento di jackie.brown:

Che qualcuno si allontani da una discussione perché c’è un troll a me fa prima di tutto ridere e poi preoccupare della salute mentale di costui. […] Per dei commenti on-line, stiamo al livello della fragilità di un adolescente che si ammazza dopo che l’hanno smerdato on-line, con la differenza che qui parliamo di una delle infinite discussioni su un qualsiasi blog. E sarà un pregiudizio mio, ma queste reazioni ce l’hanno soprattutto accademici abituati al principio d’autorità che non sopportano di essere messi in discussione, perché se quello che dici si basa sui fatti ti importa solo di quelli, non che sotto il tuo commento su uno schermo ce n’è un altro stupido o offensivo.

Da un commento di Girolamo:

[…] la rete – non solo fb, non solo i social: anche i siti che consentono la discussione, vedi ad es. questo nel quale stiamo discutendo – partecipano, bene o male, al circuito e al mercato culturali. E le modalità della rete consentono al “semianalfabeta” di interagire, orientare, pre-giudicare: questo è un fatto nuovo, col quale bisogna fare i conti.

[2015-07-31 ven] Bell'articolo del Post sempre su HackingTeam   Politica Informatica

Scritto molto bene e chiaro: articolo

Hacking Team e la tortura digitale

Tra le tante cose inquietanti che abbiamo appreso sulle attività di Hacking Team, una mi colpisce più di altre: ad utilizzare i software malevoli capaci di infettare le protesi del nostro corpo digitale (telefoni, tablet e PC) sarebbe anche la Polizia Giudiziaria, ovvero il braccio fedele della magistratura che deve perseguire gli autori dei reati nella stretta osservanza del codice di procedura penale.

La storia delle “prove” per i fatti criminali è una delle storie più affascinanti che il diritto possa narrare e nell’evoluzione delle procedure che regolano la ricerca, l’acquisizione e l’assunzione delle prove nel processo, ed in ultimo ovviamente la loro valutazione da parte di chi deve giudicare, si scorge un metro infallibile per misurare la civiltà e l’evoluzione delle società.

Nel XII secolo troviamo ancora duelli e ordalie. Niente fatto né diritto: il giudice constata l’innocenza se il sospettato esce indenne da una corsa sui carboni ardenti (iudicium ferri candentis) oppure se immerso nell’acqua fredda annega. Quest’ultima prova, lo iudicium acquae frigidae, ha un piccolo difetto: poiché la credenza consta nel fatto che l’acqua lustrale rifiuta gli impuri, se il malcapitato galleggia è colpevole, se annega è (o meglio era) innocente.

Non dura molto, e arriva presto l’inquisizione: ai nostri occhi iniqua, ma in realtà un bel passo avanti. Prova regina diventa la confessione, ricercata con ogni mezzo: gli inquirenti sono molto agevolati dal legittimo ricorso alla tortura che almeno fino a metà ‘700 è strumento ordinario. Ed è proprio intorno alla tortura che sorgono le prime regole probatorie. Le prove legali ed i primi abbozzi di procedura penale sono introdotti per evitare danni collaterali nella ricerca della confessione: se tortura deve esser, almeno che sia ben indirizzata, evitando di applicarla a caso (o a piacere) verso chiunque abbia la sfortuna di incrociare la Giustizia del tempo. Per torturare ci vuole un delitto serio, e ci vogliono testimoni, rigorosamente maschi, o indizi gravi, precisi e concordanti a carico del sospettato.

Si inizia così a limitare l’onnivora sete di informazioni che muove da sempre inquirenti e giudicanti. Per poter violare l’integrità fisica del sospettato non bastano meri argomenti retorici, ma devono esser portate prove o indizi tangibili: “dati sensibili” da cui trarre comprovate trame causali. Dati sensibili non nel significato che oggi diamo per la legge sulla privacy, ma intesi come dati percepibili ai sensi “signum, quod sub sensum aliquem cadit”.

Oggi lo scenario è mutato: i dati su cui si fondano i nostri processi sono quanto di più immateriale e impercettibile vi sia. Sono artifici informatici tratti da complesse alchimie computazionali ai più ignote (purtroppo ignote soprattutto a giudici e avvocati): sequenze di DNA, metadati di conversazioni, byte tracciati da un GPS o rappresentazioni varie delle nostre vite conservate e ricostruite da computer. Sono la ruminazione dei dati che disseminiamo quotidianamente e che nel loro complesso formano una più o meno fedele rappresentazione di noi, in una sorta di corpo digitale tutt’altro che virtuale, che nominalmente ci appartiene, ma su cui, pare, non abbiamo alcun diritto.

A metà del ‘700 la tortura fu abolita (con notevoli strepiti degli inquirenti) e progressivamente il riconoscimento dei diritti fondamentali -la dignità della persona, il domicilio e la riservatezza delle comunicazioni, per citarne alcuni pertinenti- creò argini invalicabili agli inquirenti.

Oggi le prove penali, per esser liberamente valutate, devono esser acquisite legittimamente. Il più orribile dei delitti non giustifica prevaricazioni, in primis da parte dello Stato chiamato a dispensar giustizia. Una prova acquisita in violazione di un diritto fondamentale della persona, al di fuori delle ipotesi tassativamente previste da leggi democraticamente approvate, è prova geneticamente invalida: come una confessione estorta con la tortura.

L’uso di captatori remoti è illegale. Il fatto che a rifornirsi da Hacking Team risulti esser la Polizia Giudiziaria -i Carabinieri e la Guardia di Finanza- e che tali software possano esser stati usati nell’ambito di indagini governate dalle regole del codice di procedura lo reputo un fatto intollerabile (su cui mi auguro qualche Procura indaghi).

A legger le mail pubblicate, mi immagino il testo di un ipotetico volantino pubblicitario mandato da Hacking Team alle forze dell’ordine:

Il codice di procedura impone che le intercettazioni telefoniche possano essere compiute esclusivamente per mezzo di impianti installati nella procura della Repubblica?

Nessun problema. Con Hacking Team il target si auto-intercetta con il proprio smartphone.

Per fare una perquisizione debbo avvisare l’indagato che può farsi assistere da un difensore o da persona di fiducia?

Regole antiquate. Ora c’è Hacking Team. Segreto, indolore e non lascia traccia.

Le intercettazioni ambientali non possono mai esser compiute nei luoghi di privata dimora, a meno che il delitto non si consumi proprio lì?

C’è Hacking Team, e dove c’è un device c’è una possibile intercettazione.

Con il software di Hacking Team, con un unico prodotto ed al costo di qualche migliaio di euro, si possono fare: ispezioni, acquisizioni documentali e perquisizioni occulte; si può eseguire il più pervasivo dei pedinamenti infettando uno smartphone; senza ricorrere a tanti impicci burocratici, si possono fare intercettazioni di comunicazioni (in tempo reale e differite) e captazioni ambientali in ogni luogo vi sia un computer; senza rogatorie internazionali e perdite di tempo si può accedere ai servizi cloud a cui è sincronizzato il dispositivo del target. Dopo che l’informazione è stata acquisita si può ricondurre l’indagine nel rispetto formale del codice di procedura: si sequestra legittimamente il dispositivo del colpevole, che ormai non ha più segreti, e all’interno si troverà tutto l’utile e volendo anche qualcosa in più: dell’infezione non si troverà traccia

Dal punto di vista del diritto è una pratica medioevale: in assenza di diritti, si dispone dei sudditi senza regole e senza limiti.

Ora da più parti si invoca una regolamentazione dei captatori remoti: mi auguro solo che i nostri legislatori abbiano piena contezza di cosa vuol dire disciplinare l’uso di captatori remoti nelle indagini penali. È come la tortura, sebbene sul corpo digitale.

[2015-07-31 ven] Intervista a Vecna sul Manifesto sul leak di HackingTeam   Politica Informatica Privacy

Conosco Vecna da molti anni perché frequentiamo gli stessi ambienti e perseguiamo le stesse idee, anche se forse con modalità diverse.

Purtroppo per lui il leak di HackingTeam ha reso noto che anche lui anni fa ci lavorò e quindi il suo nome è stato esposto ad un ludibrio che forse non è del tutto sbagliato. Tanto che anche in questa intervista si dà indirettamente del bischero quando dice (più o meno) "se lavori in ambienti così compromessi devi fare il whistleblower se vuoi sopravvivere perché altrimenti altri lo faranno contro di te e verrai smerdato".

In effetti tempo fa lessi un'intervista ad un agente dei servizi segreti tedeschi il quale diceva che nell'era di internet il loro lavoro non è più nascondere le cose ma rallentarne la pubblicazione (loro parlavano di "rallentare i processi") e quindi anche una cosa come HackingTeam doveva probabilmente capire che prima o poi sarebbe stata tirata fuori dalla segretezza.

Una cosa che mi lascia pensieroso è quando Vecna dice che "la full disclosure serve solo adesso come male minore data l'assenza di una legislazione efficace", lasciando intendere che se questa legislazione ci fosse potremmo essere lasciati all'oscuro di cose come questa. Io non riesco a pensare cose molto lucide su questo argomento perché da una parte so che la mancanza di regole favorisce i forti contro i deboli, dall'altra ho pochissima fiducia nelle "leggi dello stato": probabilmente dovremmo puntare ad un'ideale di una legge che favorisca la full disclosure e che insegni alle operazioni sotto copertura (che necessariamente ci dovranno sempre esserci) a conviverci. Una cosa più estrema di quel che viene fatto negli Stati Uniti con la pubblicazione obbligatoria di tutti i documenti governativi. Probabilmente dovremo insegnare alle forse di polizia: fate pure le cose sotto copertura ma sappiate che questa durerà molto meno della vostra vita e/o della vostra carriera.

Comunque questo è il testo integrale dell'articolo:

Claudio “vecna” Agosti, una gola profonda per Hacking Team

Intervista. Ricco il «bottino», reso pubblico, di un attacco informatico alla Hacking Team, leader mondiale in sorveglianza digitale. Ne emerge un quadro di affari con governi che violano i diritti umani e vendita di software per spiare computer e telefoni di giornalisti e attivisti. Un’intervista con Claudio Agosti, fuoriuscito dall’impresa milanese e noto mediattivista a favore della privacy

Fino a pochi giorni fa l’azienda milanese Hacking Team (Ht) era considerata uno dei leader mondiali nel mercato del malware. I suoi prodotti – quei particolari software usati per mettere sotto stretta sorveglianza computer e smartphone di attivisti, militanti politici e giornalisti – erano richiestissimi da polizie e servizi segreti di tutto il mondo. Poi, la sera del 5 luglio, un attacco informatico devastante ha colpito i suoi sistemi. 400 Gb (giga byte) di dati vengono sottratti dai server della società capitanata da David Vincenzetti e resi disponibili in Rete. Tra il materiale pubblicato ci sono i gioielli della corona, come il codice sorgente di Rcs – acronimo di Remote Control System –, prodotto di punta di Ht e frutto di 10 anni di lavoro e investimenti in ricerca e sviluppo. Nell’elenco dei leak figurano altri file preziosissimi, come i cosiddetti 0day: vulnerabilità presenti nel codice di alcuni programmi – in questo caso i popolarissimi Adobe Flash Player e Microsoft Internet Explorer – che nelle mani giuste diventano vettori per condurre attacchi informatici e prendere il controllo di un computer.

Come la notizia si diffonde, la Rete va in fermento. Il management dell’azienda afferma di aver perso il controllo del proprio software di spionaggio e attraverso un comunicato stampa paventa la possibilità che chiunque possa farvi ricorso. I più grossi network globali coprono la storia dedicandole ampio spazio e approfondimenti. E quando il 10 luglio Wikileaks rende consultabile attraverso un motore di ricerca la corrispondenza interna dell’azienda – più di un milione di mail – vengono alla luce vicende imbarazzanti. Come l’esportazione illegale dei software di «sicurezza offensiva» verso il Sudan, Stato colpito da un embargo sulle armi a causa della sistematica violazione dei diritti umani operata dal suo esecutivo. Oppure i rapporti commerciali intrattenuti con società private, in barba alla policy aziendale di Ht, secondo cui i prodotti della compagnia sarebbero a esclusiva disposizione di entità statali. Infine, i legami con la Presidenza del Consiglio e i servizi segreti, il cui aiuto sarebbe stato fondamentale per aggirare i divieti sulle esportazioni del Ministero dello Sviluppo Economico e permettere all’azienda meneghina di continuare a fare affari indisturbata.

Scoperchiato il vaso di Pandora, anche altre storie vengono a galla. Come quella di Claudio Agosti. Per molti è una sorpresa vedere il suo nome in quell’archivio e scoprire nel suo passato un rapporto lavorativo con Ht. Perché «vecna» (questo il nickname con cui tutti lo conoscono in rete) è un attivista pro-privacy, notissimo in Italia e all’estero. Hacker dall’altissimo profilo tecnico, esperto in crittografia e vice-presidente di Hermes (centro studi impegnato nello sviluppo di tecnologie volte a tutelare la privacy e l’anonimato degli utenti in rete), Claudio ha deciso di raccontare al «manifesto» alcuni aspetti della sua vicenda professionale in Ht, compresi i motivi che l’hanno spinto a chiuderla.

Quando hai cominciato a lavorare per Ht?

Sono entrato in Ht nel 2005 per lavorare nella sicurezza informatica. Facevo penetration test. In pratica, i clienti ci chiedevano di condurre un attacco contro le loro infrastrutture, così da individuare le vulnerabilità presenti nelle loro reti.

Eri un attivista pro-privacy. Non trovavi che il profilo dell’azienda per cui lavoravi fosse in contrasto con la tua etica? Nel 2005 Ht avevano cominciato da un anno a commercializzare trojan e spyware per la polizia postale italiana…

È facile ora vedere la cosa con linearità, più difficile quando ero dentro. Io non avevo a che fare con quel progetto, non ero a conoscenza dei clienti cui veniva venduto malware e non ho mai lavorato neppure in seguito in questo settore. Sapevo che c’era quel prototipo in ricerca e sviluppo, ma capire le implicazioni che avrebbe avuto ad anni di distanza era per me impossibile. Inoltre, allora ero molto più preoccupato dalla sorveglianza massiva che da quella targettizzata, indirizzata su un singolo «bersaglio».

Nel 2005 la possibilità di ottenere degli exploit era nettamente superiore rispetto ad oggi: in quegli anni chiunque si dedicasse alla sicurezza offensiva era convinto che la violazione di uno specifico target sarebbe stata possibile con un po’ di lavoro. Il prodotto di Ht ha abbassato la barriera di ingresso degli attacchi informatici. È stata questa la sua vera portata innovativa. Si tratta di un tool che ha reso gli attacchi, prima eseguibili solo da persone tecnicamente esperte, alla portata di agenti che eseguono semplici procedure. È un’analisi che oggi, con maggiore esperienza, posso fare, ma che al tempo mi era del tutto impensabile. Anzi, ero convinto che l’efficacia di questa tecnologia sarebbe comunque stata sempre inferiore rispetto alla capacità di un hacker esperto in grado di condurre un attacco. Mi sbagliavo. Tecnologie simili sono entrate nella piramide organizzativa di compagnie che sono in grado di pagare per ottenerle. E che danno loro un potere nuovo.

Ma se eri a conoscenza di queste cose perché non ne hai parlato prima pubblicamente?

La risposta è semplice: perché non avevo niente da dire. Quello che avveniva in Ht lo scoprivo dai report di Citizen Lab (istituto di ricerca canadese impegnato da anni nel denunciare l’industria del malware, n.d.a.) o da voci riportate nell’ambiente della security informatica.

Quando sei uscito da Ht e perché?

Ci ero entrato sperando di fare attività di ricerca e sviluppo su tematiche di sicurezza. Volevo esplorare campi che mi interessavano e speravo di poterlo fare con un’azienda che mi pagasse per far quello che altrimenti avrei fatto nel tempo libero. Invece mi sono ritrovato a svolgere semplici attività operative. L’investimento sul malware stava aumentando e non era quello il tipo di ricerca che volevo intraprendere. Nella primavera del 2006 ho iniziato a cercare un altro lavoro, finché a giugno ho trovato un’opportunità interessante.

Chi lavora nel mercato degli 0day e della security quanto è compromesso? Quanto è vicino e dipendente dagli ambienti militari, dei servizi e di polizia? Quanto margine ha per poter scegliere chi avvantaggiare con il suo lavoro?

Non lo so. Ho cercato di capire quel mercato un paio di anni dopo, ma si trattava di circuiti in cui potevi entrare solo a due condizioni: o avendo tanti 0day da vendere, o avendo tanti soldi per acquistarne. Io non avevo né gli uni né gli altri…

Definisci 0day…

Si tratta di attacchi che sfruttano delle falle nei software, le quali possono essere facilmente sistemate se gli sviluppatori ne sono a conoscenza. Conoscere queste falle, e scrivere software che le possano sfruttare per avere accesso alle applicazioni, è un valore: ed è per questo motivo che esistono gruppi di persone che si dedicano a cercarle, trasformarle in attacchi stabili, replicabili e venderle. C’è chi le chiama «armi digitali»: una definizione corretta, considerato il tipo di utilizzo che ne viene fatto e il valore che hanno acquisito negli ultimi 10 anni.

Uno 0day è il cuore dell’attacco informatico, una volta compiuto il quale si ha accesso alla macchina compromessa. L’accesso viene sfruttato per finalità d’intelligence, di spionaggio, d’attacco alle reti interne. Il nome 0day deriva dal fatto che si tratta di attacchi conosciuti da 0 giorni, in grado di sfruttare falle di programmazione non ancora note. Nel caso di HT, gli 0day erano acquistati e rivenduti in quanto vettori d’infezione: venivano cioè integrati nel prodotto, così che l’agente sul campo potesse farne uso senza disporre della conoscenza tecnologica altrimenti necessaria.

Tornando alla tua domanda, credo però che chi lavori in questo mercato non abbia alcun margine di azione. Certo, a meno che non si tratti di un doppiogiochista che vende l’asset, promette di mantenerlo segreto e poi lo brucia rendendolo pubblico e, quindi, inutilizzabile. Ma è un’evenienza che tenderei a escludere, perché, se guardiamo al panorama delle aziende che operano in questo settore, ci rendiamo subito conto che si tratta di attori legati a doppio filo a organizzazioni militari e d’intelligence.

I 400 Gb di dati sottratti dai server di HT ne hanno completamente messo a nudo l’attività e la struttura aziendale. In un post su Medium hai sostenuto che questa forma di «trasparenza radicale è essenziale in questa fase di crescita esponenziale del potere digitale. Fino a quando non miglioreremo le nostre leggi». Mi pare che questa tua affermazione presenti al tempo stesso un rischio e una contraddizione. Da una parte la trasparenza radicale è il fondamento filosofico su cui si fonda anche il regime di accumulazione delle grandi Internet Companies. Da un’altra essa si basa precisamente sull’assenza – o il progressivo smantellamento – di un quadro giuridico volto a tutelare la privacy individuale e collettiva. Non credi che ricorrere a tali strategie possa aprire la strada a scenari potenzialmente più pericolosi rispetto a quelli paventati dalla vicenda di Ht?

Con «trasparenza radicale» non intendo lo stesso concetto professato dalle compagnie che guadagnano dall’analisi del comportamento degli utenti. Con questa espressione faccio invece riferimento ad una pubblicazione massiccia, non revisionata e acritica dei dati. Un «leak massivo», come è stato il cablegate di WikiLeaks. E come ho specificato nel post che hai citato non la ritengo di per sé un’idea sacra e neppure giusta.

Credo però che ci troviamo in una situazione in cui le leggi e la consapevolezza degli utenti, delle aziende e dei cittadini si trovano ad uno stadio estremamente arretrato. Ed è per questo motivo che un leak come quello che ha colpito Ht – un vero e proprio trauma se consideriamo le conseguenze che ha avuto – sia, a conti fatti, un bene per tutti.

Da 5 anni sono attivo nello sviluppo di GlobaLeaks, una piattaforma che serve per favorire la comunicazione riservata tra fonti – altresì detti whistleblowers – e giornalisti che possano mediare la diffusione dell’informazione. Quello che promuoviamo è un meccanismo migliore della trasparenza radicale. Ed è per questo motivo che il mio post su Medium termina con questa frase: «se fai parte di un business ambiguo e non regolato diventa un whistleblower, prima che qualcuno ti esponga integralmente».

È un invito a rivelare quel che succede in ambienti simili, nei quali certamente molti hanno dei dubbi che vengono però spesso anestetizzati dalla ideologia e dai soldi. Senza persone disposte a prendersi questa responsabilità la società non ha conoscenze né stimoli ad aggiornarsi e migliorarsi. E in casi di questo genere, se non sarai tu, persona a conoscenza di queste vicende, ad essere un whistleblower corri il rischio che qualcun’altro lo sia al posto tuo, magari ricorrendo, appunto, alla trasparenza radicale. E quando questo accadrà, non ci sarà revisione, non ci sarà una visione d’insieme, ma solo un grande danno a coloro che sono stati esposti al pubblico ludibrio.

In conclusione, la trasparenza radicale per me rimane l’ultima spiaggia, ma quando un mercato come quello di Ht viene esposto al pubblico, allora sei legittimato a pensare che tutto sommato sia meglio così. Il fatto che quella tecnologia venisse usata per limitare dei diritti fondamentali non è mai stato un problema per i vertici dell’azienda. L’unica cosa che potrebbe delegittimare la trasparenza radicale è un avanzamento nella cultura del whistleblowing, una capacità giornalistica di rivedere materiale complesso (anche se non facilmente notiziabile) e una maggior tutela legale per chi si espone, diffonde informazioni segrete e prende la parola nel pubblico interesse.

Chi dovrebbe dunque garantire questa tutela legale? Quello stesso Stato che, come emerge dai leaks, aiutava Ht ad aggirare i divieti di esportazione emanati dal ministero dello Sviluppo economico?

Non ho una risposta. Strumenti simili saranno sempre utilizzati da militari ed intelligence, anche qualora ne venisse fortemente limitato l’utilizzo nelle indagini tradizionali. Dai leaks però emerge la strenua difesa da parte di Ht della propria italianità: una caratteristica che viene più volte presentata alle istituzioni italiane come forma di garanzia.

Garanzia su cosa?

Garanzia per lo Stato ad esercitare un maggior controllo sulla gestione delle loro tecnologie e degli usi che potrebbero esserne fatti. Questo mi sembra un elemento importante su cui ragionare. Fino a che punto un’agenzia di spionaggio o controspionaggio può condurre i suoi compiti affidandosi ad una risorsa estera su cui non esercita il pieno controllo? Credo che ogni Stato si ponga il problema e che tale dinamica potrebbe portare a una nazionalizzazione di queste tecnologie. Questo ci fa capire due cose. Primo, che i conflitti digitali sono solo all’inizio. Secondo, che uno Stato che voglia proteggere i propri cittadini non dovrebbe mai sfruttare tecnologie che lascino la popolazione vulnerabile ad attacchi 0day. La dichiarazione di Cameron di qualche mese fa, quella secondo cui era inammissibile che le comunicazioni su Whatsapp risultassero illeggibili ai servizi britannici, andava in questa direzione.

[2015-01-31 sab] Cifrare una directory con ecryptfs   Privacy Informatica Personale

Lo uso per cifrare i dati del mio portatile, che non siano quelli che stanno nella directory personale.

Ho creato una directory /dati/ che userò per tenere questi dati.

L'ho montata con il comando

mount -t ecryptfs /mnt/dev /mnt/dir -o key=passphrase:passphrase_passwd=my_passphrase

Ho messo la passphrase su un file con

echo "passphrase_passwd=my_passphrase" > /dove/mi/pare/passphrase

e poi ho scritto questa riga nel file /etc/fstab

/dati/          /dati           ecryptfs        rw,user,noauto,rw,key=passphrase:passphrase_passwd_file=/dove/mi/pare/passphrase,relatime,ecryptfs_fnek_sig=97b4e07d1caf1a2b,ecryptfs_sig=97b4e07d1caf1a2b,ecryptfs_cipher=aes,ecryptfs_key_bytes=24,ecryptfs_unlink_sigs,ecryptfs_passthrough=n  0       0

Ovviamente la cosa funziona se il file con la passphrase sta in un luogo sicuro e la paranoia è sempre una virtù, ma come ho già scritto il mio livello di paranoia in questo caso è limitato alla necessità di non far leggere la mia roba ad un eventuale ladro o casuale rinvenitore di portatile smarrito e quindi tengo il file nella home personale cifrata e in una chiavetta usb.

[2015-01-29 gio] Postfix per mandare la posta direttamente ai domini   Informatica Privacy

Da molto tempo uso un server casalingo per la posta elettronica che mi gestisce tutto il mio dominio ricevendo la posta da un MX ed inviandola ad un hub. Purtroppo il mio provider non fornisce un servizio di ip fisso alle connessioni casalinghe e quindi per questi due servizi devo basarmi su servizi esterni a pagamento perché altrimenti non riceverei niente e neanche riuscirei ad inviare per i filtri anti spam che tutti ormai usano contro le connessioni casalinghe.

Quindi alla fine il mio server casalingo mi serve solo per evitare di tenere la posta a giro e di poter gestire come pare a me i miei utenti (i quali scaricano la posta via imaps e la inviano sempre a casa via ssmtp).

Ora però ho fatto un piccolo aggiustamento a favore della privacy facendo in modo che postfix invii la posta per alcuni domini direttamente agli smtp dei domini stessi: ad esempio la posta indirizzata agli indirizzi di gmail li invio direttamente a gmail. Per fare questo devo essere in possesso di credenziali per accedere ai server smtp dei domini e quindi per adesso lo posso fare solo per gmail anche se ho già richiesto l'account per autistici.

Per farlo ho modificato questi file:

/etc/postfix/main.cf il file principale di postfix, aggiungendo queste righe

transport_maps = hash:/etc/postfix/transport
smtp_use_tls = yes

poi /etc/postfix/transport

cybervalley.org	:
.cybervalley.org	:
gmail.com		smtp:smtp.gmail.com:587
*			smtp:outbound.mailhop.org:2525

ed infine nel file /etc/postfix/sasl_password ho messo le password della mia utenza di gmail:

smtp.gmail.com:587	  utente@gmail.com:password

Questi due ultimi file li ho dovuti poi compilare con il comando postmap file.

E questo è tutto.

[2015-01-26 lun] Cifrare i dischi dei computer personali e familiari   Informatica Personale Famiglia

Da molto tempo l'evoluzione della tecnologia dei dischi dei computer ha fatto sì che quello che si pensa cancellato in verità non lo sia e non lo sarà fino a tempi non determinabili dall'utente.

Questo comporta per me la necessità di evitare che i dati che metto nei miei dischi vadano a giro seguendo i miei dischi e l'unico modo per ottenere questo è usare un po' di cifratura sul disco.

A mio vedere la cosa si può risolvere in due modi diversi:

  • nei server casalinghi io credo che la cosa migliore sia usare un dm-crypt con una chiave che sta su un altro disco che viene montato prima dell'altro. In questo modo quando i due dischi si separano i dati restano al sicuro ma all'avvio non è necessario inserire la password e quindi restano possibili gli avvii non presenziati;
  • nei computer personali invece mi pare che la soluzione migliore sia usare ecryptfs di modo che la directory home dell'utente venga montata solo quando questo fa il login e smontata automaticamente al logout. In questo caso l'umount della home non sempre avviene ma resta comunque un buon compromesso.

Ovviamente questo non vuole essere una ricetta per resistere a chissà quale avversario ma solo per evitare che, ad esempio lasciando il portatile sul treno, non si sappia più dove sono andati i miei dati: e per questo non credo valga la pena, nel caso dei computer personali usare la cifratura completa del disco, neanche nei portatili.

[2015-01-21 mer] Il nostro articolo per la rivista La Città Invisibile   Ninux Politica

Da molti anni parlo e qualcosa realizzo delle mie passioni informatiche ma è forse la prima volta che viene pubblicato direttamente un articolo che ho contribuito in modo determinante a scrivere. L'articolo è questo, pubblicato dalla rivista web La Città Invisibile, e di seguito il testo:

Ninux, una rete wireless comunitaria per le nostre città

Presentazione

Le reti che usiamo per comunicare e che vengono chiamate tutte insieme "internet" non sono di nostra proprietà. L'aspetto esteriore di democraticità delle reti è un'illusione che svanisce non appena si studia anche superficialmente come sono realizzate tecnicamente a partire dalla connessione casalinga o mobile che usiamo per connettersi.

I recenti casi tanto pubblicizzati degli oscuramenti in Turchia e in alcuni paesi arabi tendono a farci dimenticare che anche in Europa e in Italia in particolare è facile censurare, sia da un punto di vista tecnico ma anche legale, quello che possiamo fare, leggere e guardare nel nostro privato.

Questo può avvenire perché la proprietà dei mezzi di connessione che usiamo continuamente finisce sempre e comunque all'apparecchio (il "modem", il cellulare) che teniamo in casa o in mano ma spesso anche nella nostra casa non siamo liberi di fare quel che ci pare perché i provider impongono limiti anche oltre l'apparecchio.

Questo succede perché gli utenti, noi tutti, non siamo in alcun modo partecipi delle decisioni che realizzano la rete che usiamo. Da quando poi lo Stato si è sbarazzato del controllo delle compagnie telefoniche lasciando il controllo a fantomatici "Garanti", le decisioni e le pratiche di queste compagnie rispettano necessità che sono tutt'altro rispetto alle nostre.

In particolare esiste la questione decisiva della "net neutrality" della quale si sta parlando molto a livelli però assolutamente estranei al dibattito pubblico. Un altro esempio più dibattuto e conosciuto è il "digital divide".

Le reti comunitarie nascono proprio dall'esigenza di riappropriarsi degli strumenti che usiamo di modo che le pratiche di gestione siano frutto di decisioni il più possibile condivise dalla comunità di persone che usano in concreto questi strumenti: la rete che torna ad essere un bene comune da utilizzare a proprio vantaggio e non uno strumento di guadagno e di potere in mano a pochissimi.

Ninux è una realizzazione di quest'idea che già funziona in Italia a Roma e in altri paesi europei come in Grecia, Germania e Catalogna. Da alcuni mesi anche a Firenze esiste una piccola rete che copre tutta la città.

Come viene realizzata una rete comunitaria

In pratica quello che viene realizzato è un collegamento fra abitazioni (ma anche sedi di associazioni o che altro) di modo che le risorse informatiche (computer, hard disk, connessioni, contenuti) possano essere condivise. In teoria questo collegamento potrebbe essere realizzato con molti mezzi ma in pratica il collegamento wireless, il comune wifi, risulta in assoluto il più conveniente come costi e facilità di realizzazione.

La rete Ninux, come tutte le altre esperienze di questo tipo, si basa su collegamenti wifi in grado di coprire distanze da qualche centinaio di metri fino a qualche chilometro. Questo consente di distribuire traffico di dati in ambito cittadino con facilità e a basso costo.

L'elemento fondamentale di base della rete è il “Nodo” costituto da un apparato (l'"antenna"), in genere piazzata sul tetto di casa, e da un piccolo router del tipo che usiamo per allacciarci ad internet che regola il traffico del nodo. Usando questi due apparati si realizza il collegamento fra le reti casalinghe dei due e per estensione fra tutti i nodi che realizzano la rete. Il nodo appartiene al singolo che ne è anche il gestore di modo che la proprietà della rete è quanto più possibile decentralizzata e non siano possibili posizioni predominanti.

A questa rete chiunque può liberamente collegarsi nel rispetto di alcune norme che stabiliscono la possibilità per tutti gli aderenti di usare liberamente tutti i nodi della rete per far passare il proprio traffico e il divieto di modificare in qualsiasi modo il traffico in transito. Queste norme fanno sì che la sia rete libera da censure e controlli.

Sulla base di questi principi a Firenze è nata da poco più di un anno l'esperienza di Ninux Firenze, che si estende su tutta la città e che è composta da una ventina di nodi. Anche in altre città sono state realizzate reti di questo tipo, Reggio Calabria, Pisa: Ninux Roma però è la più importante perché conta più di 250 nodi sviluppati in dieci anni di attività, cosa che l'ha rende di fatto l'esperienza guida per tutta Italia.

All'interno della rete ognuno può scambiare file, documenti, musica e voce ma anche e soprattutto fornire servizi agli altri: a Firenze già sono in funzione un servizio meteo, un sito dove poter sfogliare documenti e cataloghi, uno strumento di diagnosi della rete ed è in fase sperimentale un servizio di comunicazione Voip e sta per essere attivato un servizio di streaming attraverso il quale ogni nodo può diffondere sulla rete contenuti audio e video.

Gli strumenti per realizzare ed usufruire di questi servizi sono quelli che comunemente usiamo nell'"internet": questo fa delle reti wireless comunitarie anche di spazi liberi per sperimentare ed imparare e condividendo saperi in un altro aspetto importante della comunità che provvede al sostentamento tecnico della rete.

L'obiettivo è quello di realizzare una rete capillare e diffusa in tutta la città in modo che in ogni punto di essa ci possa essere un nodo raggiungibile a cui collegarsi. Questo sarà possibile solo attraverso contributi tecnici e contributi di contenuti e servizi che provengono dai componenti la comunità Ninux: se ho un bisogno, cerco nella comunità qualcuno in grado di collaborare con me alla soddisfazione di quel bisogno.

Altre esperienze

Reti wireless comunitarie molto importanti sono AWNW la rete di Atene che conta migliaia di nodi, Guifi la rete della Catalogna che conta decine di migliaia di nodi e la rete Freifunk diffusa in tutta la Germania.

Contatti

Il sito web di Ninux Firenze http://firenze.ninux.org

[2014-12-21 dom] Lo spam-pop degli U2 e dell'Apple   Informatica Musica Politica

Riporto un azzeccato commento a firma di Francesco Farabegoli su Rumore di dicembre 2014.

Apple ha stretto un accordo con gli U2 che constava di circa cento milioni (cento milioni) di dollari per avere il nuovo disco del gruppo da infilare in esclusiva in ogni account iTunes. L'operazione. qualche settimana dopo, è stata bollata come un fallimento totale: pochissimi hanno ringraziato, pochi hanno ascoltato il disco davvero, la maggior parte della gente se n'è battuta il cazzo e diversi hanno gridato alla violazione degli spazi costringendo Apple a mettere online una pagina da cui si poteva richiedere la cancellazione del disco. L'operazione in sé non è una palla di neve lanciata nel deserto, diciamo: più semplicemente, sembra di stare di fronte al nuovo apice dell'arroganza corporativa nelle strategie marketing dei colossi che sfruttano la musica come fonte di indotto. Ci siamo così così abituati da aver imparato a giudicare queste campagne sulla base dei risultati ottenuti, sulla base del postulato secondo cui un numero puro è l'unica logica incontrovertibile (quando invece lo è solo per la dieci-dodici persone che hanno messo in piedi la strategia, e solo agli occhi del consiglio di amministrazione dell'azienda per cui lavorano). Analizzando il mercato musicale dall'avvento di Napster in poi, in ogni caso, siamo di fronte ad una incontrovertibile realtà di evaporazione non tanto dei formati quanto del peso culturale marginale della musica. All'inizio abbiamo accarezzato un sogno di musica gratuita per chiunque, poi ci fu il download a pagamento, e poi l'ascolto in streaming senza dover possedere la musica. Si doveva arrivare, ed è successo nel 2014, al punto in cui la musica dovesse diventare un bene superfluo, fastidioso, indesiderato, introdotto di straforo nel nostri apparecchi e dandoci motivo di chiedere a chi ce l'ha regalata di toglierla dai coglioni. Spam-pop subito passivamente in quota i problemi seri sono altri. Verissimo, peraltro e siamo anche un po' trepidanti di sapere, all'interno della parabola discendente, quale nuovo picco di squallore raggiungeremo nel 2015. Magari un altro disco degli U2. Che poi, perché 100 milioni ad un gruppo? Non si potevano fare 33 milioni a tre gruppi o 200 mila a 500 gruppi?

Dopo la cancellazione del libro 1984 dai kindle di Amazon, questa vicenda speculare ed uguale illustra in modo chiarissimo ed atroce la percezione del rapporto con il loro "prodotto" (che sarebbe quella cosa che viene chiamata cultura) che hanno queste multinazionali. Quello che è veramente la novità di questa volta è che nell'altro caso l'"artista" non era parte in causa mentre stavolta sono stati proprio loro a rendere possibile lo scempio del loro lavoro, della loro credibilità, del loro rapporto con l'emozione dei loro ascoltatori.

La morte non si può augurare a nessuno ma pensando alla fine da "pensionati del successo" alla quale sono andati incontro proprio quegli U2 che da ragazzi sono riusciti a scaldare tanti cuori, viene da augurare agli artisti almeno di smettere di "fare successo" dopo una certa età.

[2014-12-15 lun] Emacs e l'autenticazione smtp con submission   Informatica Linux

Per inviare la posta con emacs/gnus Uso smtpmail con queste configurazioni in ~/.emacs:

'(send-mail-function (quote smtpmail-send-it)) '(smtpmail-smtp-server "nasone") '(smtpmail-smtp-service 587)

e in ~/.authinfo

machine host.dom login utente port 587 password PassWord

[2014-12-13 sab] Postfix e il relay autenticato a casa   Linux Informatica

La mia idea generale è quella di riuscire a gestire la posta personale/familiare in modo il più possibile autonomo e indipendente da servizi esterni. Fino ad adesso ero costretto ad usare un relay esterno (un servizio di dyndns) per accettare la posta dai vari computer e tablet casalinghi invece adesso questi si collegano al postfix di casa, il quale però deve usare a sua volta il relay di dyndns. Il prossimo passo sarà quello di trovare un hosting conveniente con ip statico non filtrato sul quale mettere un postfix che faccia proprio lui da relay al postfix casalingo (così non dovrò sistemare ulteriormente gli utenti).

Per adesso non ho avuto tempo, le buone intenzioni per il prossimo anno.

Per farlo ho seguito le istruzioni di https://wiki.debian.org/PostfixAndSASL che è sempre un'ottima fonte informativa per quel che riguarda debian.

Ho creato un file /etc/postfix/sasl/smtpd.conf con scritto:

pwcheckmethod: saslauthd mechlist: PLAIN LOGIN

Ho modificato il file /etc/default/saslauthd, perché il mio postfix gira (come di default su debian) in un chroot, aggiungendo la riga

OPTIONS="-c -m /var/spool/postfix/var/run/saslauthd"

Ho poi dato il comando

dpkg-statoverride –add root sasl 710 /var/spool/postfix/var/run/saslauthd

In verità ho dovuto prima cancellare un override impostato a 770, probabilmente dovuto ad una qualche mia prova, con il comando

dpkg-statoverride –remove /var/spool/postfix/var/run/saslauthd

Ho aggiunto l'utente postfix al gruppo sasl e poi ho abilitato il supporto per sasl a postfix modificando il file /etc/postfix/main.cf con le righe

smtpdsasllocaldomain = $myhostname smtpdsaslauthenable = yes brokensaslauthclients = yes

e modificando sempre in /etc/postfix/main.cf la riga smtpdrecipientrestrictions con:

permitsaslauthenticated, permitmynetworks, rejectunauthdestination

Ho creato anche un nuovo segmento PAM con

cd /etc/pam.d cp other smtp

lasciando il nuovo file /etc/pam.d/smtp intonso.

Ho riavviato postfix e la cosa funzionava sulla porta 25. Avevo già fatto una cosa del genere ma ricevevo sempre un messaggio di errore da saslauthd che si lamentava di un errore di permessi ma questa volta la cosa pare funzionare.

Però non posso usare la porta 25 con connessioni in chiaro da internet che altrimenti sarei stato subissato di tentativi di connessione continue e così ho abilitato TLS con le righe sempre nel file /etc/postfix/main.cf:

smtpdtlscertfile=/etc/ssl/certs/ssl-cert-snakeoil.pem smtpdtlskeyfile=/etc/ssl/private/ssl-cert-snakeoil.key smtpdusetls=yes smtpdtlssessioncachedatabase = btree:\({data_directory}/smtpd_scache smtp_tls_session_cache_database = btree:\){datadirectory}/smtpscache smtpdtlssecuritylevel = may

E poi ho abilitato il protocollo submission sulla porta 587 modificando il file /etc/postfix/master.cf con le righe (già presenti commentate)

submission inet n - - - - smtpd -o smtpdetrnrestrictions=reject -o smtpdenforcetls=yes -o smtpdsaslauthenable=yes

Ho poi aperto la porta 587 sul router (cosa che ho dovuto fare a mano modificando il file /etc/config/firewall di openwrt (perché l'interfaccia grafica non mi salvava le modifiche).

[2014-12-06 sab] I Marlene Kuntz alla Flog per il ventennale di Catartica   Musica Concerti

Sabato 11 novembre sono andato a vedere i Marlene Kuntz alla Flog per la tournée che stanno facendo per celebrare il ventennale dell'uscita del loro primo disco Catartica.

Quel disco allora in effetti per me fu decisamente importante tanto che lo ascoltai migliaia di volte anche se in effetti per me non fu così "decisivo" perché uscì insieme a tanti altri dischi che forse mi hanno segnato di più: penso agli Afterhours e al grunge in generale. In ogni caso tuttora ricordo tutte le canzoni di Catartica più o meno a memoria.

Di conseguenza sono andato a vedermi il concerto che celebra questo disco risuonandolo tutto ma l'effetto non è stato gran che.

Un po' non sono molto portato per le celebrazioni di questo tipo perché un disco resta per sempre ma l'esecuzione dal vivo della musica rock è per me troppo legata al momento, alle emozioni che stai provando in quel momento e pensare di replicarle è sempre inutile.

Un po' anche perché detesto i toni pomposi e celebrativi: in questa occasione il gruppo è stato in gamba ad evitarli anche se il rischio è stato corso perché quando il cantante ha detto che per rendere l'occasione veramente "speciale" hanno pubblicato anche un disco di singoli scartati al momento della registrazione di allora. Il problema è che ascoltandoli adesso è risultato ben chiaro perché quelle canzoni furono scartate e quindi questa pubblicazione è forse un po' troppo mercenaria.

Un altro problema è che la memoria dei concerti di allora è ancora per me troppo vivida e quindi diventa facile e deprimente fare il confronto fra un gruppo di ragazzi con un'idea geniale e una realizzazione eccezionale e un gruppo di navigati musicisti che fanno cover di se stessi. Da quel che ho potuto percepire io da un punto di vista tecnico il concerto è stato oltremodo valido ma il confronto resta sempre in perdita.

Il problema più grave però è che per me la musica è un continuo movimento, un fluire che ha molto a che fare con l'istante. Il mio ascolto musicale è sempre emozionale e pochissimo tecnico, "freddo" e quindi posso valutare positivamente un concerto come quello in oggetto ma non posso emozionarmi perché per me quella è musica "lontana" dalla mia sensibilità di adesso.

Non è tanto una banale questione di "novità" perché mi succede spesso di tornare ad ascoltare canzoni "lontane" che continuano o ricominciano ad emozionarmi (in questi giorni Quadrophenia per esempio) quanto di una mia personale predisposizione che cambiando mi fa storcere un po' il naso quando mi fanno riascoltare una musica che mi ha emozionato ma che non mi emoziona più.

Alla fine un concerto bello ma inutile.

[2014-11-06 gio] I concerti rock degli anni '70   Musica Politica

Ieri sera sono andato alla presentazione del nuovo disco del Banco del Mutuo Soccorso, che dalla morte del cantante Francesco di Giacomo, si personalizzano nel solo tastierista Vittorio Nocenzi.

L'incontro è stato appena un po' interessante perché non si è mai riusciti a parlare di musica ma solo di "sensazioni" ed "emozioni" però una cosa detta da Nocenzi mi ha colpito:

fino ai concerti degli anni 70 l'unica occasione per vedere centinaia di migliaia di persone insieme erano le battaglie.

[2014-10-29 mer] I miei interventi al Linux Day 2014   Ninux Linux

In occasione dell'ultimo Linux Day ho parlato di Ninux nelle due manifestazioni organizzate (anche) quest'anno a Firenze - del perché ce ne siano due non starò qui a parlarne adesso anche perché non sono sicuro di conoscere bene tutta la storia.

Durante la mattina ho parlato alla manifestazione organizzata da Libera Informatica alle Murate. Il tono della manifestazione era molto "nazional popolare", la presenza di persone anche abbastanza discreta, molto meno di quel che è stato il battage pubblicitario, anche perché forse due se in contemporanea erano troppe e il pubblico in generale mi è parso molto generalista, sicuramente le (poche) domande che mi sono state rivolte erano non tecniche.

Mi era stato dato un solo quarto d'ora (ero un po' il figliastro della situazione) ed ero già convinto che il pubblico sarebbe stato di quel livello, così di conseguenza ho preparato una presentazione molto generica, cosa che però ha comportato una scarsissima efficacia. Fondamentalmente un'apparizione piuttosto inutile.

Erano presenti anche i miei familiari i quali mi hanno però detto che mi sono comportato piuttosto bene e che la voce e l'esposizione erano chiare.

Il pomeriggio invece ero alla manifestazione organizzata dal Flug e lì la cosa è andata diversamente perché il pubblico era tecnicamente preparato e io avevo scritto una presentazione alla quale credevo, una lista dettagliata di nodi realizzati a Firenze con una descrizione più precisa possibile di quello che è stato fatto e finanche di quanto avevamo speso. La cosa ha raccolto molto interesse e consenso da parte del pubblico nonché degli altri ninuxari presenti.

Riassumendo: dobbiamo trovare ancora il modo di parlare del nostro progetto a persone digiune tecnicamente. Una cosa me la sono segnata: è necessario spiegare che quello che viene collegato sono le reti locali degli appartamenti perché la cosa non è per niente chiara.

[2014-09-02 mar] Ippolita e la sinistra alla rete   Politica

All'hackmeeting di quest'anno una delle cose più interessanti è stata sicuramente la partecipazione del collettivo Ippolita che ha tenuto un seminario ma in generale ha partecipato attivamente a molti momenti dell'incontro e quindi ho potuto seguirli da vicino anche "personalmente".

In effetti avevo già letto alcuni loro libri che sono sempre estremamente critici verso tanti fenomeni della rete attuale, libri che essendo anche ben scritti e ben informati sono di conseguenza molto interessanti anche se non sempre del tutto condivisibili.

Nell'ultimo testo che hanno scritto in particolare criticano quello che loro chiamano il "turbo-capitalismo" che caratterizza la scena informatica attuale e che "contamina" anche ambienti come quelli contigui all'hackmeeting. Usando parole mie si può dire che l'informatica attuale è dominata da una visione e da pratiche fortemente di destra della società che hanno reso la rete antidemocratica proprio nella sua essenza.

In questi giorni poi io sto pensando che i diritti civili "di rete" si sono affermati, nella maniera contraddittoria e vacillante che verifichiamo in ogni momento, in questi anni senza che la sinistra "vecchia", novecentesca sia riuscita a dire niente. Io vado anche oltre dicendo che questi diritti si sono affermati nonostante la sinistra che li ha sempre guardati con diffidenza e spesso li ha proprio osteggiati.

Ecco io credo che probabilmente le due cose sono collegate: una sinistra che ha sempre considerato poco la rete se non proprio l'ha osteggiata ha fatto sì che questa si evolvesse guidata solo dalle potenti lobbies conservatrici e antidemocratiche che la dominano adesso.

Se questo fosse vero la "risalita" della sinistra verso la guida e la determinazione della rete sarà veramente difficile e non potrà passare altro che da una pratica di una rete diversa da quella che ci hanno costruito in questi anni.

[2014-07-07 lun] Gli One Direction a Torino   Concerti Famiglia

Questo è decisamente un articolo che non avrei mai scritto se non avessi avuto una figlia adolescente.

Ieri sera ho accompagnato mia figlia a vedere questo gruppo di ragazzi allo stadio Olimpico di Torino.

Il pubblico era composto totalmente da adolescenti femmine se non per sparute minoranze, escludendo ovviamente i babbi/mamme d'accompagnamento che costituivano il 30% del pubblico.

Lo spettacolo è forse stato decisamente troppo "folkloristico", fuochi d'artificio, luci e laser.

Le canzoni non le conoscevo però dal vivo suonavano bene.

Alla fine gran bel concerto, suonato, cantato ed interpretato molto bene da un gruppo di ottimi performer e musicisti. Mi ha colpito il fatto che fosse tutto suonato da quattro musicisti, basso, chitarra, tastiere e batteria senza nessun nastro, almeno per quel che mi è riuscito sentire: mi ha colpito perché il pubblico era molto più interessato agli aspetti folkloristici e da avant spettacolo di cui sopra che alla musica per sé; evidentemente c'è stata anche notevole attenzione alla qualità in tutti gli aspetti.

[2014-07-03 gio] I Gatti Mézzi all'anfiteatro delle Cascine   Concerti Musica

Ieri sera sono andato con alcuni amici a vedere i Gatti Mézzi per la mia prima volta.

Il gruppo si compone di due componenti principali, compositori delle musiche e mattatori nei concerti e due bravi strumentisti.

Il genere è un mischione bellino e funzionale di rock, jazz tradizionale, ogni tanto un po' di blues. Il tutto funziona proprio bene anche se alla fine il tutto sembra un po' troppo scolastico e suonato "a memoria".

I testi invece sono la cosa più peculiare del gruppo perché lavorano molto sull'aspetto dialettale in quanto tutte le canzoni sono cantate in dialetto pisano molto stretto qualche volta anche un po' difficile da capire per chi non è della zona.

I contenuti invece dei testi sono un po' l'aspetto meno riuscito dell'idea: incentrati come sono sull'uso del dialetto vengono raccontate storie un po' retoriche di barboni e ubriaconi "pieni di dignità", città provinciali una volta tanto belle e sberleffi campanilistici verso gli abitanti di altre città come Livorno, Firenze. La cosa funziona all'inizio ma poi diventa noiosa e ripetitiva. Quando provano invece ad usare da questo cliché perdono mordente e diventano davvero troppo retorici. In generale quindi i testi di alcune canzoni funzionano davvero come quella che racconta della propria morte in un incidente stradale, oppure quella che racconta del sogno del proprio padre morto, altre molto meno.

Un gruppo bellino ma che secondo me però non ha troppi possibili sviluppi davanti.

[2014-06-25 mer] La parola volta   Firme

La parola "volta" della frase "non è più come una volta" (e varianti) corrisponde normalmente al periodo in cui la persona che la pronuncia aveva fra i quindici e i venticinque anni.

[2014-06-01 dom] Ho messo in funzione il mio nodo ninux   Ninux

Ieri l'altro [2014-05-30 ven] sono finalmente e inaspettatamente riuscito a mettere un'antenna sul mio tetto ed entrare a pieno titolo nella rete ninux.

Finalmente perché era un anno e mezzo che partecipo a questa iniziativa e tranne che con il nodo dei miei genitori, e quindi con poco gusto, non ero riuscito ad essere parte attiva. Un'iniziativa come ninux non può essere partecipata se non facendola entrare direttamente nel proprio ambito di vita, nel mio appartamento nel mio caso.

Inaspettatamente perché non contavo proprio che nelle vicinanze del mio palazzo potesse essere installato un nodo visibile perché il mio palazzo è piuttosto basso rispetto a quelli circostanti. Invece una persona, che non conosco, amico però di Gabriel ha installato un nodo per potersi collegarsi ad internet (sempre via Gabriel) in un punto visibile da casa mia. Così ho comprato un'antenna per me e una per lui e un router da mettere a casa sua e la cosa è diventata fattibile.

A presto una relazione completa dell'installazione.

[2014-05-02 ven] Rush e i film sulle personalità sportive e musicali   Letteratura

Ieri sera ho visto Rush, il film sulla rivalità fra i campioni di automobilismo Hunt e Lauda. Per quel poco che ci capisco io di cinema, dove non ho un gusto particolarmente esercitato e pochissima competenza, è decisamente un bellissimo film, spettacolare, avvincente, con attori più che convincenti e una sceneggiatura costruita benissimo. Il mio unico rimpianto è di non essere riuscito a vederlo al cinema perché viste le scene anche piuttosto spettacolari, senza mai cadere nella baracconata, in un grande schermo deve essere stato un bel vedere: speriamo nelle arene estive.

Però c'è un solito però che mi assilla quando vedo questo tipo di film, dicasi Rush, Bird di Clint Eastwood o Maradona di Marco Risi.

Il però sta nel fatto che che nessuno di questi film riesce a drammatizzare l'attività reale, il campo in cui questi personaggi eccellevano ma si concentrano solo su aspetti anche secondari, sia pur drammatici, delle loro vite.

Io non ho mai giocato a calcio in nessun modo serio e men che meno ho guidato automobili da corsa ma ho suonato, mi sono fatto due palle così a fare migliaia di ore di prova, sono salito su palchi grandi e piccoli, davanti a pubblici entusiasti e completamente disinteressati e so che tutto questo dà una carica di emozioni che sarebbero tutte da raccontare.

E invece uno che guarda Bird di Eastwood e non sa niente della vita di Parker non riesce neanche a capire un titolo di un disco, di una canzone, non vede che pochissimi concerti (bellissime le scene dei concerti della tournée nel sud degli Stati Uniti), di altri musicisti se non Gillespie. Uno vede Bird, non sa niente di Parker e pensa che quello passasse le giornate a drogarsi nelle stanze di ospedali: tutto questo è stato importante e tragico nella sua vita ma Parker in primis è stato un musicista e come tale ha suonato, provato, discusso con i membri dei suoi gruppi, registrato dischi passando ore e ore in studi di registrazione, palchi e salette.

Non si può raccontare la storia di Maradona senza far vedere un gol, partite di calcio e senza raccontare anche dei grandi campioni che sono stati suoi compagni di squadra. Maradona si è drogato ma è decisamente secondario rispetto a quello che ha fatto nei campi da calcio. Hunt e Lauda erano sì avversari con caratteri completamente diversi (non ne so niente altro che non quello che ho visto in Rush) ma hanno guidato automobili ad alta velocità in condizioni difficilissime, hanno fatto sorpassi, evitato incidenti ma hanno anche lavorato in officina sistemando questo e quello.

E tutto questo non viene raccontato.

Per fortuna si può sempre guardare Amadeus di Forman che riesce a raccontare Mozart, forse non in modo storicamente fedele, però facendocelo vedere mentre scrive, suona, ascolta, dirige e la musica è lì, fortemente presente, fonte di godio, di sofferenza, di fatica e divertimento: tutto questo oltretutto attraverso il rapporto con Salieri.

[2014-04-12 sab] Una nota interessante di Stefania Maurizi sull'NSA   Politica Privacy Snowden

Durante il convegno di cui parlerò più avanti questa giornalista, che sta seguendo la questione wikileaks per l'Espresso, ha raccontato di aver percepito la totale impreparazione dell'NSA allo scandalo di Snowden, specialmente nei confronti della stampa.

Citando a memoria, ha detto che, quando qualcuno va in pensione dalla CIA immancabilmente scrive un libro di memorie e quindi la CIA sa gestire i rapporti con i media.

L'NSA invece si è fatta trovare completamente impreparata dalle rivelazioni di Snowden tanto che, ad esempio, quando dall'Espresso li avvisavano che avrebbe scritto un articolo su un documento rivelato da Snowden si trovavano davanti risposte di funzionari assolutamente impreparati, che chiedevano cos'era l'Espresso, dove si trovava l'Italia e via impappinandosi.

Maurizi concludeva che questo è un passaggio epocale perché un'occasione del genere non si ripresenterà mai più per metterli in difficoltà.

[2014-04-12 sab] La sicurezza nelle parole di Michele Ainis   Politica Privacy

La sicurezza non è un diritto ma uno dei limiti dell'esercizio dei diritti

[2014-03-31 lun] Se me lo avessero detto non ci avrei creduto   Ninux

[2014-03-24 lun] Quello che sappiamo del futuro   Firme

L'unica cosa che sappiamo del futuro è che non ha alternative

[2014-03-01 sab] Ratpoison come sessione di X su debian   Linux Debian

Da un bel po' di tempo uso ratpoison come window manager per X sul mio piccolo e vecchio portatile perché su uno schermo piccolo con le poche applicazioni che uso (iceweasel, terminale ed emacs) mi trovo molto meglio sempre a tutto schermo. In effetti ho anche installato xfce ma alla fine lo uso solo come soluzione di emergenza.

Un problema che ho trovato su debian unstable è che ratpoison non viene elencato nelle sessioni disponibili a lightdm e quindi ho risolto creando un file /usr/share/xsession/ratpoison.desktop così fatto (copiando pari pari quello di xfce):

[Desktop Entry]
Version=1.0
Name=ratpison Session
Name[en_GB]=ratpoison Session
Name[it]=Sessione ratpoison
Comment=Use this session to run ratpoison as your desktop environment
Comment[it]=Usare questa sessione per avviare ratpoison come ambiente grafico
Exec=ratpoison
Icon=
Type=Application

[2014-03-01 sab] Confronto fra giornali cartacei e "nuovi media" nel caso Snowden   Privacy Snowden Politica

Nel confronto fra "nuovi media", o per meglio dire, fra i nuovi potentati mediatici che usano internet e i giornali cartacei i primi ne escono veramente male mentre i secondi, o per lo meno quelli che hanno lanciato e rilanciato la questione (The Guardian in primis, Wall Street Journal e pochi altri) hanno dimostrato una notevole libertà.

Evidentemente Google, Facebook, Twitter e tutti gli altri erano sottoposti ad una pressione enorme che non gli ha permesso di fare altro che piegarsi alle richieste del potere poliziesco mentre i giornali cartacei avevano margini di manovra molto più ampi, dovuti probabilmente ad una "disattenzione" del suddetto potere. Questo spiegherebbe anche le reazioni isteriche e scomposte delle polizie e del potere politico statunitense e inglese.

Poi ovviamente io, come tutto il mondo, di queste campagne di stampa ne abbiamo letto solo su internet, dimostrando in ogni caso che la vera libertà di espressione e informazione risiede strettamente ancora nella rete.

[2014-02-03 lun] Beet, il gestore definitivo della musica   Linux Informatica Musica

Ho una buona raccolta musicale di genere soprattutto pop(olare), diciamo quello che viene comunemente definito "rock" anche se la definizione è decisamente troppo generica per significare qualcosa: diciamo che è la musica delle riviste come Il Mucchio Selvaggio o Rumore che sono in assoluto le mie preferite.

La dimensione della raccolta in questi anni è cresciuta anche se sono riuscito con molta fatica a tenerla abbastanza ordinata.

Ora ho trovato uno strumento che mi permette di risparmiare un monte di fatica: beet.

Mitico strumento di gestione della musica per maniaci collezionisti, definizione che mi calza a pennello. Con un po' di plugin mi sta permettendo di gestire i dischi che avevo lì da sistemare da una vita.

Questo è la mia configurazione:

directory: /dati/Musica/
library: ~/.beets/beets.db
import:
  move: yes
  write: yes
  timid: yes
  detail: yes
color: yes
plugins: inline fetchart lyrics embedart replaygain importfeeds convert
# mpdstats mpdupdate
item_fields:
  initial: albumartist_sort[0].upper()
paths:
  default: $initial/$artist_sort/$album/$track - $title
  singleton: $initial/$artist_sort/
lyrics:
  import.write: on
replaygain:
  albumgain: yes
  overwrite: yes
mpd:
  host: pinolino
  port: 6600
  music_directory: /dati/Musica
importfeeds:
  format: m3u_multi link
  dir: /dati/Musica/playlists/
convert:
  dest: ~/MusicaTempo/

[2013-12-28 sab] Una frase indovinata di Daniel J. Bernstein   Informatica Privacy

Traduco a memoria da una conferenza appena conclusa al Chaos Computer Congress di Amburgo:

Creare software crittografico così semplice da usare che lo possa usare un giornalista

[2013-11-26 mar] Quarta legge della Termodinamica   Firme

Quarta legge della Termodinamica (applicabile ai sistemi umani) (enunciato di Zucchetti/Cambi)

In un sistema chiuso con presenza di esseri umani la presenza di bischeri è una funzione crescente nel tempo.

[2013-11-26 mar] La Legge Naturale sulla prevalenza del Bischero

Bell'articolo sui bischeri da un punto di vista termodinamico:

Generalizzazione termodinamica dell’effetto Dunning-Kruger

Parliamo oggi della Legge Naturale sulla prevalenza del Bischero, una teoria interessante che sto sviluppando assieme ad alcuni miei co-workers negli ultimi tempi.

L’effetto della Legge si osserva fin dai tempi antichi, ma venne formalizzato, a livello fenomenologico, nel 1999, dai ricercatori statunitensti David Dunning e Justin Kruger della Cornell University, che diedero il proprio nome appunto all’effetto Dunning-Kruger. Esso è definito come una distorsione cognitiva a causa della quale individui inesperti tendono a sopravvalutarsi, giudicando a torto le proprie abilità come superiori alla media. Questa distorsione è attribuita alla incapacità metacognitiva, da parte di chi non è esperto in una materia, di riconoscere i propri errori.

Una reale competenza potrebbe infatti, al contrario, ad indebolire la fiducia in se stessi, poiché individui competenti sarebbero portati a vedere negli altri un grado di comprensione equivalente al proprio o addirittura maggiore, arrivando però al cul-de-sac di dover confrontare le proprie opinioni e competenze con gli altri ritenuti competenti, arrivando potenzialmente al riconoscimento della parziale incompletezza o erratezza delle proprie convinzioni su un dato problema, e quindi erodendo la propria autostima e autodefinizione di competente.

Portando agli estremi la loro visione sociologica, i due ricercatori hanno tratto la conclusione che: “l’errore di valutazione dell’incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto“.

Fra gli antesignani dell’osservazione dell’effetto Dunning-Kruger, citati dagli stessi ricercatori, troviamo Charles Darwin: “L’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza” ed addirittura il maggior filosofo del 900, Bertrand Russel: “Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni“. Ab ovo, persino William Shakespeare disse: “Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio.”. Le Sacre Scritture – specchio di saggezza popolare antica – già ammoniscono: “La via dello stolto è diritta ai suoi occhi, ma chi ascolta i consigli è saggio.”

L’approccio fisiologico-medico alla questione è poi ipotizzato da uno dei ricercatori, che propone un’analogia con la condizione di una persona che, soffrendo di una disabilità fisica in seguito a una lesione cerebrale, sembra non avvedersi o rifiutare di accettare l’esistenza della menomazione, anche se questa è grave come nel caso di cecità.

Gli scienziati ipotizzarono che, per una data competenza, le persone inesperte:

  1. tenderebbero a sovrastimare il proprio livello di abilità;
  2. non si renderebbero conto dell’effettiva capacità degli altri;
  3. non si renderebbero conto della propria inadeguatezza;
  4. si renderebbero conto e riconoscerebbero la propria precedente mancanza di abilità qualora ricevessero un addestramento per l’attività in questione.

Su quest’ultimo punto (reversibilità del fenomeno dell’anosognosia) si innesta il nostro contributo, poiché a nostro parere esso non si può verificare in maniera illimitata, andando contro leggi fisiche e sociologiche incontrovertibili basate sui principi della termodinamica, sul concetto di irreversibilità dei processi fisici, e sul concetto di entropia. Si può verificare solotanto localmente e rispettando principi generali ben precisi, che ora saranno brevemente enunciati e discussi.

È infatti possibile enunciare la:

Quarta legge della Termodinamica (applicabile ai sistemi umani, (enunciato di Zucchetti/Cambi)

Si definisca Bi (Bischeraggine) come la presenza/densità di Bischeri in un sistema. Orbene: “In un sistema chiuso con presenza di esseri umani la presenza di bischeri è una funzione crescente nel tempo.”

Il fenomeno è irreversibile. Siccome l’irreversibilità determina sempre un aumento del numero di bischeri dell’universo, poiché i processi naturali sono tutti irreversibili, possiamo dedurre che ogni processo naturale si evolve nel verso che determina un aumento del numero di bischeri dell’universo.

Tale evoluzione cessa in corrispondenza della condizione di massima bischeraggine [ Max(Bi) ] compatibile con le condizioni fisiche dell’universo termodinamico, rappresentato dal sistema considerato e dal suo ambiente circostante. Questo stato di massima bischeraggine corrisponde allo stato di equilibrio stabile.

L’aumento di bischeraggine dell’universo in corrispondenza di trasformazioni irreversibili non implica che il numero di bischeri debba necessariamente aumentare in ogni parte del sistema e dell’ambiente circostante. Sono possibili diminuzioni locali di bischeraggine, purché in altre parti si abbiano corrispondenti aumenti del numero di bischeri in misura tale da soddisfare il quarto principio. Questo è quindi compatibile con l’osservazione ultima di Dunning-Kruger, ma avendo ben presente che essa può avvenire soltanto a livello locale.

Notiamo infine che il principio dell’aumento della bischeraggine determina il verso in cui scorre il tempo. Tutte le leggi del moto sono compatibili con un’inversione della direzione del tempo, così come per il primo principio della termodinamica; il quarto principio, invece, così come il secondo principio, attraverso il principio di aumento dell’entropia (il secondo) e del numero di bischeri (il quarto), vieta l’inversione delle trasformazioni naturali e pertanto introduce un’asimmetria tra il passato e il futuro.

Questo principio pone evidentemente le sue basi sulla termodinamica classica. È ancora in discussione – nel nostro gruppo di studio – l’approccio quantistico. Aumentando le bischerate, finirà che l’ennesima bischerata, fatta sulle precedenti bischerate, invece che portare alla paralisi totale del sistema per raggiungimento del Max (Bi), sarà invece considerata la cosa giusta; questo comporterebbe l’annullamento di tutti i bischeri, ed il tempo non sarebbe pertanto scorrente in un sol verso, ma prenderebbe la forma di una funzione ciclica, tornando allo zero: si avrebbe nuovamente il Big Bang (da qui una spiegazione ex-post del detto popolare “spararla grossa”). La più grossa bischerata annullerebbe perciò tutte le precedenti. Su quest’ultimo punto, si innestano, come sempre nelle leggi generali della Termodinamica, anche questioni di gnosi e di cosmogonia che sconfinano nelle discipline teologiche, e pertanto consigliano prudenza nell’approccio. È più importante la prima Bischerata detta, oppure l’ultima? O forse esse coincidono?

La generalizzazione del principio di Dunning-Kruger è osservabile in tutte le discipline del sapere, ma è particolarmente marcato in quelle dove si ha un necessario zoccolo duro di conoscenze minime senza le quali è arduo progredire nell’expertise: fisica, ingegneria, scienze applicate, matematica, geografia, storia, sintassi e grammatica. Allo zoccolo duro si sostituisce lo zoccolo dell’asino, ingiustamente utilizzato come metafora: un asino infatti è perfettamente in grado di adempiere ai propri compiti e di apprendere nuovi skills, il Bischero al contrario è termodinamicamente dannoso quando si occupa della questione sulla quale ritiene di aver competenza, aumentando con la sua attività l’entropia ovvero la funzione Bi, ed è incapace di progredire in essa se non nel senso stabilito, ovvero aumentando – con la propria – anche la Bischeraggine dell’universo. Questo contraddice pertanto la quarta ipotesi di Dunning-Kruger.

(L’articolo ha valso ai due ricercatori il Premio Ig Nobel per la Psicologia)

[2013-11-21 gio] Obama, fallimenti da sindrome   Politica

Lo so che sta diventando un po' una fissazione però questo articolo di Diritti Globali (dal Manifesto) è un po' quello che penso io dell'esperienza di Obama per la sinistra mondiale:

Scritto da Pierfranco Pellizzetti, il manifesto | 15 Novembre 2013

Se nei negoziati con l'Iran si profila l'ennesimo fallimento, viene da chiedersi le ragioni di questi flop ricorrenti di Obama (dalla mancata chiusura di Guantanamo agli studenti del Cairo sedotti e abbandonati parlando di "nuovi inizi"), la cui amministrazione intendeva connotarsi con il rilancio dell'immagine Usa.

Forse la storia della mentalità può fornirci utili chiavi interpretative al riguardo.

Ne I catari e la civiltà mediterranea Simone Weil narra che nella primavera del 1209 Simon de Monfort, alla testa dei crociati calati nel Midi per estirpare l'eresia, giunse davanti alle mura di Béziers; estrema ridotta della resistenza. Prima dell'assalto finale, Monfort convocò l'abate cistercense Amalrico, cappellano dell'armata, per chiedergli come evitare di trucidare, insieme ai biechi albigesi, anche buoni cristiani. La risposta fu l'immortale «uccideteli tutti. Dio riconoscerà i suoi». E così fu: il grand masél delle cronache occitane. L'orrido macello prodotto da un atteggiamento psicologico ottuso prima che criminale; visto che non esistevano ragioni concrete per tale carneficina. Secoli dopo un celebre sociologo - Raymond Aron - ci inviterà a non trascurare nelle nostre analisi l'importanza del "fattore S", dove la lettera sta per "stupidità".

Sicché la lezione dei due intellettuali novecenteschi sull'ottusa prevalenza della stupidità (e della condiscendenza nei suoi confronti) potrebbe aiutarci a penetrare l'odierno mistero di un presidente degli Stati uniti premio Nobel per la Pace che mesi fa stava cacciandosi nel cul di sacco dello scriteriato attacco alla Siria. Tra l'altro, sommatoria di tutti gli errori che in campagna elettorale aveva imputato ai predecessori, compresa l'affermazione dell'esistenza di canoniche "pistole fumanti"; copia conforme annunciata della figuraccia sulle "armi di distruzione di massa" che stroncò la carriera del Generale Colin Powell, Segretario di Stato nel primo governo Bush jr. Altro afroamericano, il cui fallimento politico suonò anche a pesante battuta d'arresto nell'emancipazione della propria comunità.

Così come le inspiegabili imprudenze di Obama rischiavano di trasformarsi in catastrofe per la comunità mondiale. Il quale ora torna a imbarcarsi in vicende che ne offuscano l'immagine - lui, l'uomo della proclamata trasparenza - combattendo una guerra personale contro Edward Snowden, reo di aver rivelato il panopticon di sorveglianza repressiva denominato Datagate; delirio della paranoia cospirativa coltivata da generali espressione di precedenti amministrazioni.

Inutile ricercare razionalità o coerenza in vicende dove sembra prevalere un'apparente testardaggine autolesionistica. E allora? Il fatto è che sul piano del carattere abbiamo sopravvalutato il personaggio, proiettandovi un carico di aspettative che corrispondevano alle nostre aspirazioni di democratici, frustrati da anni in cui abbiamo visto calpestare e irridere larga parte dei fondamenti di civiltà; più che prestare attenzione alla reale biografia presidenziale; che non è certo quella di un innovatore radicale; semmai si colloca nella categoria dei "curatori fallimentari" che compaiono sulla scena politica quando si sono evidenziati fino in fondo tutti i precedenti pasticci combinati dalla deregulation finanziaria e dai Neo-Con/Lib. Un po' come Hollande, Monti o Letta. Politici demandati alle necessarie riparazioni, ma senza mai toccare equilibri e arredi di un ambiente a cui hanno accesso solo temporaneo. Da cui quella conseguente "sindrome dell'ospite in casa d'altri" che spiegherebbe la determinazione di Obama nello smentirsi: mostrare totale affidabilità a maggiorenti considerati certificatori di legittimità perché organici al paese profondo.

Quindi l'accettazione a membro dell'establishment più forcaiolo e retrogrado perseguita come sottomissione al mainstream dominante; prima che opportunistica, spia del complesso di inferiorità nei confronti della scemenza tracotante. L'essere "figlio di un dio minore" come colpa da espiare. «L'identità sociale costituisce la posta in gioco di una lotta» disse Pierre Bourdieu.

Anche contro se stesso.

[2013-11-14 gio] La rassegna "Hai paura del buio?"   Concerti

L'altro giorno sono andato a Milano alla rassegna "Hai paura del buio?" all'Alkatraz a Milano, rassegna organizzata dagli Afterhours.

All'interno del grande locale si sono alternati concerti sul palco principale, concerti su un palco laterale ed esibizioni di danza in mezzo al pubblico.

Infine in mezzo alla sala c'era una scultura che si chiamava come la rassegna, statua della quale non so che dire perché proprio non mi ha colpito in nessun modo.

Fra i concerti sono stati interessanti quello di un duo composto da una ragazza ed un uomo molto più anziano (non ricordo il nome) che suonavano un monte di strumenti, violini, theremin, insieme a sonagli, trombette e altro, tutti passati attraverso un monte di effetti e "delay" (non sono certo del nome) che davano un bel risultato. Interessanti per una mezz'ora ma poi più o meno sempre uguali.

Sempre per i concerti ci sono stati i sempre validi Marta sui tubi che hanno fatto sempre un ottimo show suonando pochissime canzoni dell'ultimo disco che in effetti è forse quello meno interessante.

Ci sono stati poi gli Afterhours che prima hanno suonato da soli: li ho visti ormai talmente tante volte che ormai mi fanno poco effetto. Successivamente hanno suonato con un monte di ospiti che cambiavano via via facendo una canzone loro e una dell'ospite: interessante ma più che per la musica per le "attrazioni", fra le quali la più cercata ed applaudita dal pubblico sicuramente quella di Piero Pelù, considerato evidentemente un po' il Grande Vecchio della scena.

Per gli altri spettacoli ho visto due ragazze con una coreografia abbastanza raffazzonata, ma anche qui non me ne intendo. Però molto interessante è stato un duo di strani ballerini che hanno messo su una scenografia che prevedeva uno strato di nylon attaccato sul pavimento sotto il quale ha cominciato a strisciare ad un certo punto il ballerino. Altri che se ne intendono più di me mi hanno detto che la cosa non era proprio una novità ma l'effetto dal vivo è stato sicuramente notevole.

Ci sono stati anche altri spettacoli ma eravamo stanchi e siamo venuti via.

[2013-11-14 gio] "Quello che puoi piratare, piratalo" ovvero, gli artisti in ritardo   Politica Letteratura Musica

Mi viene spesso da pensare che, in tanti modi diversi, gli artisti possano rappresentare la parte più conscia della società, coloro che più o meno direttamente ci spiegano il mondo che viviamo.

Però in verità quella che è stata la mia esperienza in questi anni di fruitore di opere d'arte è tutto molto diverso perché la stragrande maggioranza degli artisti che ho conosciuto, e parlo in particolar modo di musicisti, erano come accecati e invece di raccontarci il mondo ci raccontavano quanto erano ricchi e felici, diversi, lontani da tutti noi altri. I metallica che si presentano in limousine al processo contro i loro fan è forse la scena paradigmatica di questo atteggiamento.

E forse questo spiega anche un po' lo "stile" dell'arte di questi anni.

Però forse qualcosa di diverso si sta muovendo ed un sistema che non può funzionare neanche economicamente, per non parlare dell'aspetto "artistico", sta lasciando spazio a nuovi atteggiamenti che mettono fortemente in discussione quelli ai quali ci hanno abituato questi vecchi.

In Italia un buon esempio potrebbe essere, nel campo dei fumetti, ZeroCalcare che in un'intervista su Rumore di questo mese testualmente dice: "quello che riesci a piratare, piratalo: quello che vuoi comprare in libreria, compralo".

Interessante l'uso dei verbi riuscire e volere, anche considerando quello che sempre ZeroCalcare affermò tempo fa.

[2013-11-06 mer] Scaricare gmail con offlineimap   Linux

Ebbene sì, per amore di Ninux Firenze ho ricominciato ad usare gmail anche se non mi pare tutto quel gran che.

Comunque per scaricarlo con offlineimap è sufficiente usare queste righe su ~/.offlineimaprc:

[general]
accounts = gmail
[Account gmail]
localrepository = GmailLocale
remoterepository = Gmail

[Repository Gmail]
type = Gmail
remoteuser = user
remotepass = password
nametrans = lambda x: 'INBOX.' + x
folderfilter = lambda folder: folder.startswith('[Gmail]/All Mail')
cert_fingerprint = 89091347184d41768bfc0da9fad94bfe882dd358

[Repository GmailLocale]
type = Maildir
localfolders = ~/Gmail/
sep = /

[2013-10-22 mar] Dov'è la nostra vita   Privacy Personale

Un ricordo di anni fa: stavo parlando con un gruppo di attivisti politici piuttosto impegnati ed "estremi", abituati cioè anche a tenere posizioni scomode se non anche pericolose.

Stavamo parlando delle mie solite cose relative alla privacy, alla privatizzazione dei nostri dati da parte dei giganti della comunicazione e loro mi raccontarono un piccolo aneddoto, per loro spiritoso, relativo ad alcune prove fatte usando gmail che aveva mostrato come questi leggesse ed indicizzasse il contenuto delle comunicazioni dei propri clienti.

La cosa che mi suonò strana allora è che questa cosa, in un gruppo di persone abituate a pensare criticamente e "politicamente" le facesse sorridere e alla fine le dessero poco peso. A me invece parve gravissima ed ingiustificabile.

Questa differenza mi è sempre rimasta in mente perché non me la spiegavo ma in questi giorni ho trovato la soluzione: quelle persone pensavano, la storia ha poi detto che sbagliavano, che quello che accadeva "dentro" gmail non li riguardasse, non fosse la loro vita, la quale invece scorreva altrove.

Anche al di là di quello che ci racconta la cronaca di queste settimane è invece diventato evidente che "dentro" gmail (usandolo come paradigma) c'è tutta la nostra vita, che il "fuori" è sempre meno significativo perché tutto quello che siamo, che facciamo e che pensiamo lo stiamo travasando là dentro e che molto probabilmente quegli attivisti sono tutti belli immersi in questa ragnatela della quale non controllano niente.

[2013-10-15 mar] Bella frase di Nick Mathewson   Privacy

These are interesting times for crypto.

[2013-09-22 dom] Eric Schmidt di google mi dà ragione sulla privacy   Privacy Politica

Non c'è niente di più piacevole (ovviamente per dire) che sentire un potente darti ragione.

Da http://www.theguardian.com/world/2013/sep/13/eric-schmidt-google-nsa-surveillance

There's been spying for years, there's been surveillance for years, and so forth, I'm not going to pass judgement on that, it's the nature of our society

[2013-09-19 gio] Intervista di Infoaut agli autistici/inventati   Privacy Politica

Probabilmente una delle cose più lucide che ho letto da quando la questione Snowden è venuta fuori.

Da http://www.infoaut.org/index.php/blog/clipboard/item/8845-libertà-e-diritti?-tocca-sudarli-anche-in-rete-infoaut-intervista-autistici/inventati:

autistici-inventati-1 «Non pensiamo la nostra struttura come una risposta al controllo statale, ma più in generale come l'unica cosa decente venutaci in mente per garantire libertà d'espressione ed evitare la profilazione selvaggia da parte di aziende e governi». Sono queste le prime parole digitate da uno dei ragazzi di Autistici/Inventati appena cominciamo la nostra chiacchierata in una delle chat room del loro network. Una precisazione necessaria, sopratutto dopo che gli scossoni del terremoto Snowden hanno cominciato a sentirsi anche in Italia. Sono i primi giorni di agosto quando Lavabit e Silent Mail, due provider statunitensi di posta orientati alla tutela della privacy, vengono costretti a chiudere i battenti a causa delle minacce dell'NSA. Centinaia di migliaia di utenti restano improvvisamente senza strumenti di comunicazione sicura e molti di loro si rivolgono ad AI in cerca di una soluzione alternativa. In poco tempo il collettivo viene sommerso da un'ondata di richieste d'iscrizione ai suoi servizi. Un fatto che ha segnato un momento di difficoltà per la crew di hacker nostrani, tanto da determinare la temporanea sospensione dell'apertura di nuovi account. Ma che ha anche alimentato un forte dibattito in seno ai partecipanti del progetto sulle prospettive da intraprendere. È difficile per adesso dire come il datagate cambierà le esperienze di comunicazione autogestita. Autistici sa solo che potrà affrontare le nuove sfide all'orizzonte con una certezza che l'accompagna da più di 10 anni: quella di non essere un semplice servizio di posta ma una comunità. Che oggi ha bisogno del supporto di tutti quelli che si sentono di farne parte.

IFF – Dopo la chiusura di Lavabit la quantità d'iscrizione ai vostri servizi è stata tale da costringervi a sospendere temporaneamente l'apertura di nuovi account. Nella decennale storia di AI fatti di questo tipo si erano verificati solo di fronte ad eventi repressivi di estrema gravità (come il crackdown Aruba). Perché avete definito quest'ondata di richieste «preoccupante»?

Joe – Partiamo da quest'ultimo punto. Preoccupante è il fatto che ci sia gente che per le sue necessità non ha alternative rispetto ad Autistici/Inventati. Se nel tuo modello di comunicazione c'è un singolo point of failure siamo immediatamente di fronte ad un problema. Se cioè c'è un solo bersaglio da colpire, è più facile prenderlo di mira. In questo momento di fatto sono rimaste poche o nulle alternative “commerciali” che oltre ai loro servizi offrano anche la possibilità di usufruire del diritto alla privacy. Detta in altro modo sono rimaste poche alternative commerciali che non collaborino fattivamente con i servizi segreti americani.

Ginox – Oltre a questo è preoccupante che le persone che ci richiedevano un servizio si fidassero di noi solo perché avevano trovato il nostro link da qualche parte in rete. Questa dinamica riproduce un meccanismo di delega che in buona sostanza sposta solo il problema della privacy sul lato tecnico o sulla necessità immediata di trovare un'altra mail. Ma il punto da affrontare è politico: riguarda sia il rapporto tra gli americani ed il proprio governo, sia tra il resto del mondo e gli Stati Uniti.

Pepsy – A quanto detto da Joe aggiungerei anche che l'ondata era “potenzialmente” preoccupante perché Lavabit al momento della chiusura dichiarava 410.097 utenti.

IFF – Ma quante sono state le richieste di iscrizioni che avete ricevuto in quel periodo? Di quali numeri stiamo parlano?

Ginox – La curva oscilla a seconda dei lanci giornalistici sull'argomento in cui in qualche modo venivamo citati. Nello specifico, subito dopo la chiusura di Lavabit ci sono arrivate, diciamo, 10 volte il tasso di richieste che riceviamo di solito. Abbiamo registrato picchi di 200 richieste in coda giunte in poche ore, principalmente di mail. Eravamo ad un bivio: potevamo scegliere se accogliere tutti a caso oppure soffermarci a riflettere sul senso di quanto stava accadendo. Abbiamo scelto la seconda strada.

Joe – Vorrei aggiungere che tecnicamente non avremmo avuto particolari problemi a gestirci questo flusso improvviso di richieste.

Ginox – Si, sarebbe bastato prendere altri server, ma avremmo avuto sicuramente qualche difficoltà a gestire l'helpdesk. Questo tipo di scelta però non avrebbe rappresentato una soluzione.

Pepsy – E poi siamo abituati a confrontarci sempre quando c'è qualche problema, fa parte del DNA di A/I. Lo facciamo sia internamente sia attraverso i comunicati sia su cavallette.noblogs.org, dove cerchiamo un feedback dalla comunità.

Ginox – Noi vorremo che emergesse bene la contraddizione generata dalla chiusura di questi servizi commerciali. Dato che la natura del nostro progetto è differente, abbiamo pensato di prenderci del tempo: i nuovi utenti si relazionavano con noi come se fossero dei clienti e quindi ci è parso il caso di mettere in campo un momento di chiarimento. La nostra comunità resiste ai problemi repressivi o di censura perché ha delle affinità e sa unirsi nelle difficoltà. Qui invece ci sembrava che molte delle persone che richiedevano di poter utilizzare i servizi si fossero spostate da Lavabit senza battere ciglio, esattamente come avrebbero fatto con noi se ci fossimo trovati nella medesima situazione.

Joe – Infatti tra i commenti al post sul blog in cui spiegavamo che le attivazioni erano temporaneamente sospese, puoi trovare anche quelli che dicono: «Ma io vi pago!». No, non funziona così, ovviamente. Ed abbiamo cercato di ribadirlo.

IFF – Quest'impennata di richieste è arrivata solo dopo la chiusura di Lavabit (e quindi anche dopo la sovraesposizione mediatica che avete avuto sul Washington Post e sul New York Times) o anche già con l'esplosione del “datagate”?

Pepsy – Qualcosa si era cominciato a vedere già nella fase immediatamente successiva alla rivelazione di PRISM al grande pubblico.

Joe – Si, ma c'è stato un trend costante di crescita delle richieste anche prima del datagate. Poi senza dubbio con le dichiarazioni di Snowden le richieste sono aumentate. In particolar modo dopo che il sito prism-break ci ha indicato come una delle possibili alternative gratuite.

Ginox – Nella quasi totalità dei casi si è trattati comunque di richieste provenienti da utenti statunitensi.

IFF – AI è probabilmente il network autogestito più importante d'Europa. È risaputo che le Forze dell'ordine avanzino spesso richieste di log o di informazioni relative agli utenti della vostra piattaforma. Dopo il datagate avete ricevuto più pressioni rispetto al passato? È cambiato qualcosa nell'atteggiamento delle FdO?

Ginox – Non sappiamo dirlo ancora. Senza dubbio l'esposizione mediatica a cui siamo stati sottoposti negli ultimi tempi avrà modificato la percezione che hanno di noi i "servizi". Vedremo in futuro se questa cosa avrà delle conseguenze o meno. Ora come ora non è successo nulla di nuovo, né abbiamo registrato pressioni più esplicite del solito. Di tanto in tanto i nostri server sono oggetto di sequestri clamorosi. Solitamente però quelle che riceviamo dalle FdO sono richieste di routine: riguardano acquisizioni di dati che non abbiamo. Normalmente il tutto finisce con un fax dove comunichiamo che non siamo in possesso delle informazioni che ci vengono richieste.

autistici-inventati-5Joe – La nostra strategia di fondo è quella di non tenere in memoria alcuna informazione utile alla profilazione degli utenti, secondo quello che per noi è semplice rispetto delle libertà individuali e buon senso. Va anche sottolineato però che in Italia le indagini tendono ormai a concentrarsi direttamente sull'utente piuttosto che sul servizio, ricorrendo anche a malware per compromettere il computer dell'indagato e tenerlo sotto controllo a sua insaputa (la nostra legislazione li chiama “captatori informatici”). L'utente finale di solito è l'anello debole della catena e le FdO nel 99% dei casi preferiscono prendere direttamente da lì le informazioni che gli servono. L'intento è duplice: da una parte raccogliere elementi probatori dall'altra portare avanti attività d'intelligence attraverso cui ricostruire gli insiemi relazionali del soggetto interessato. È anche per questo motivo che periodicamente insistiamo sul fatto che la tutela della propria privacy non può essere delegata a nessuno. Neanche a noi.

Ginox – Tutte le polizie europee mostrano un'attenzione crescente per i “captatori informatici”. La prassi è simile alle intercettazioni ambientali, ma con molte più implicazioni, poiché si va a mettere mano su quello che in seguito potrebbe essere utilizzato come prova in caso di processo. Il che e' una pratica piuttosto discutibile. Per ora questi oggetti sono equiparati ad un'intercettazione, ma in maniera sufficientemente ambigua per farne uno strumento agile per le FdO, e con pochissime garanzie per gli indagati.

Pepsy - Ci sono numerose aziende anche italiane specializzate in questo genere di lavori.

Joe – Già. C'è un mare di consulenti che fanno il lavoro sporco per le procure (salvo poi mettersi le magliette hacker quando vanno ai meeting della comunità).

Ginox – In Italia il mercato della sicurezza informatica decolla intorno al 2000. Andrea Pompili, autore del libro Le Tigri di Telecom, security manager dell'azienda arrestato all'interno dell'inchiesta Telecom-Sismi, spiega bene l'atmosfera che si respirava all'epoca. Dalle sue ricostruzioni appare chiaro come quello della sicurezza sia un mercato pompato dove qualsiasi minchiata può fruttare un sacco di soldi. Cerchiamo di capirci: i “captatori informatici” non sono nulla di nuovo se non rimaneggiamenti di idee partorite in passato dal giro hacker: non fanno nulla di diverso da, che so Dark Comet o lo storico Back Orifice o altri rat (categoria di software per controllare da remoto un computer). La differenza è che oggi il commercio di questi gingilli per le intercettazioni viene infiorettato con un “marketing dell'emergenza”. Pensiamo per esempio al tormentone della cyberwar. La richiesta di questi strumenti va di pari passo con la scoperta di Stuxnet o di Flame, due malware utilizzati in operazioni di intelligence in medio oriente. Da allora tutti i governi stanno cercando di attrezzarsi. Una storia interessante in termini di malware e polizia e' il caso tedesco, smascherato dal Chaos Computer Club.

Joe – Già. La cyberwar è un concetto indefinito, rarefatto, aleatorio. Una buzzword che non si capisce bene cosa indichi e che come tale di norma viene utilizzata da gente che non ne conosce il senso, non sa di cosa sta parlando e quindi usa il latinorum.

IFF – Dopo la chiusura di Lavabit e di Silent mail anche Riseup ha preso parola pubblicamente. In un suo recente comunicato ha affermato che sta ridisegnando l'architettura del suo network in modo da renderla ancora più sicura. L'obbiettivo è quello di non trovarsi in una situazione simile a quella di Lavabit, ovvero essere obbligati a scegliere tra due mali minori: collaborare con l'NSA o dover spegnere l'infrastruttura. Anche voi avete in programma qualcosa di simile o pensate che sia sufficiente il piano R* da voi implementato ormai diversi anni fa?

autistici-inventati-2Joe – Riseup in questo momento sta lavorando ad un progetto che includa la crittografia end-to-end e che renda impossibile, anche allo stesso gestore del servizio, sapere cosa transita sui suoi server. Per fare questo però è necessario proporre nuovi strumenti agli utenti. Senza dubbio noi ora non forniamo crittografia end-to-end trasparente. Se vuoi cifrare la posta devi essere tu a farlo. Mi spiego meglio: ad oggi se un utente riceve in chiaro una mail su un server di AI, io in quanto amministratore sono in grado di accedere al contenuto di quella mailbox. Se tu invece attivamente scambi email solo in forma cifrata con GPG, allora neanche io ho la possibilità di leggerla. Questo non toglie che sui nostri server le caselle di posta si trovino su dischi cifrati: anche in caso di sequestro risulta molto difficile accedere a quei dati. È il motivo per cui consigliamo di scaricare la posta e non lasciarla sui server. Ed è un consiglio valido in generale, non solo per i nostri utenti.

Ginox – Stiamo osservando e studiando le soluzioni disponibili per capire come affrontare questi problemi, consapevoli del fatto che non avremo una soluzione pronta tra due mesi. Quello illustrato da Joe però è il punto della questione che Riseup sta affrontando: se anche gli amministratori di un network non hanno alcun accesso ai dati degli utenti allora non c'è profilazione possibile, né nulla di utile che possa essere richiesto in tal senso.

Joe – E così facendo viene resa ancora più complicata l'intercettazione dei dati in transito su Internet, cosa che sappiamo bene – e PRISM l'ha confermato – essere un bel problema.

Ginox – Si tratta di un progetto sicuramente più avanzato del Piano R* che abbiamo attualmente implementato e che nasceva da un contesto diverso. Noi, per la nostra “esperienza repressiva” negli anni passati ci siamo posti il problema di distribuire i server, cioè decentralizzare la struttura, e di oscurare un po' le cose per rendere bassa la probabilità che un sequestro porti al server giusto. Loro adesso stanno affrontando un altro pezzo del problema.

IFF – Autistici vive da anni di donazioni e contributi economici volontari. Prima mi raccontavate però che dopo quanto accaduto ad agosto alcuni utenti si sono detti disponibili a versare una quota annuale obbligatoria per mettervi nella condizione di continuare ad erogare i servizi e mantenere la vostra policy in fatto di privacy. Non pensate che questa opzione renderebbe più semplice affrontare la situazione d'emergenza che state attualmente attraversando?

Ginox – No, non vogliamo che le persone pensino di poter comprare libertà e diritti. Quelli tocca sudarli. È il motivo per cui eravamo in imbarazzo in questi giorni a rispondere alle richieste di attivazione: capivamo che ci trovavamo di fronte a questo ragionamento, magari fatto in buona fede ma che non va nella direzione in cui ci muoviamo noi. Non ci interessa mettere quote fisse o far diventare Autistici il nostro lavoro: non saremmo più in grado di essere credibili. Se agli utenti di Lavabit da noia aver perso un servizio utile, se si sentono privati di un loro diritto… beh, andassero nel Maryland a prendere a pietrate la sede dell'NSA e non si limitassero a cercare di comprare una mail da un'altra parte.

Joe – Tocca essere pronti ad agire in prima persona, senza deleghe. In un mondo di spettatori e votanti questo spesso è spiazzante. Il problema che sta a monte è proprio il concetto malato di democrazia che è filtrato alla gente: passa tutto per la delega, mentre perfino i teorici della democrazia borghese ti direbbero che questa è una baggianata. Poi c'è anche l'atteggiamento capitalista del mi-serve-qualcosa-e-quindi-lo-compro. Che in effetti, vedendo il mondo intorno è un meccanismo universale. Noi ovviamente ci opponiamo a questa visione. Inoltre credo sia più interessante fornire servizi ad un attivista ucraino per cui 15 euro sono una cifra significativa, piuttosto che alla middle class statunitense per cui 15 euro sono facili da spendere. Ci sono quindi ragioni pratiche e politiche per non accettare questo ragionamento.

Pepsy – Diciamo che non abbiamo simpatia per la mercificazione in genere.

IFF - Com'era ipotizzabile qualcuno ha colto al balzo la palla del “datagate”. La settimana scorsa Kim Dotcom ha lanciato una campagna di marketing per pubblicizzare un nuovo servizio di mail sicura. Così facendo ha scelto di continuare a battere quella strada che a gennaio aveva portato all'apertura di Mega, alla cui base sta un'idea semplice: gli utenti in internet non hanno alcuno status giuridico. La loro privacy non è protetta da alcun tipo di tutela legale. Chi desidera ottenere riservatezza in rete deve quindi acquistarla. Mi pare che questa dinamica presenti delle ambivalenze. Da una parte è innegabile che l'affermazione di questo modello d'impresa sancisca definitivamente la privatizzazione della privacy: questa smette di essere un diritto e viene garantita solo in quanto bene scarso, in quanto servizio erogato dietro compenso da attori privati. Con una metafora potremmo dire che anche in rete l'accesso alla cittadinanza è ancorato al reddito. Allo stesso tempo però il fiorire dell'industria della privacy rende accessibile la crittografia per le masse e più complicato il lavoro delle agenzie di law enforcement. Lo stesso caso di Lavabit è paradigmatico: fa riflettere come, nonostante la supremazia tecnologica, la più grande super potenza del mondo abbia avuto bisogno di ricorrere a pesanti intimidazioni di fronte ad uno strato di cifratura. Per altro senza nemmeno riuscire a conseguire il suo obbiettivo. Che ne pensate? Non credete che questo fenomeno possa avere anche ricadute positive?

autistici-inventati-4Joe – Mi pare chiaro da quanto detto prima che crediamo che il problema della privacy sia più politico che tecnico. Quindi non penso che l'industria della privacy risolva alcunché, dato che abbiamo a che fare con un antagonista con risorse sostanzialmente illimitate e con cui ogni “corsa agli armamenti” promette poche speranze di vittoria. La soluzione tecnica non può che essere parte della soluzione. E sospetto fortemente che sia una parte abbastanza secondaria. Poi mi aspetto che un po' di gente crei servizi per riempire questo vuoto del mercato. Ci saranno quelli con buone intenzioni (come Lavabit) e quelli che sono interessati solo ai soldi, in stile Kim Dotcom. Nello specifico le iniziative di “mister Mega” hanno uno scopo fondamentale: parargli il culo mentre conta i nostri soldi. Di fronte ad un'entità come l'NSA della privacy degli utenti a lui non frega nulla: basta guardare com'è fatto mega.co.nz per capirlo. E comunque dal punto di vista dell'utente significa mettere la tua privacy nelle mani di un ente privato che ha interessi diversi dai tuoi. Io personalmente non mi fiderei mai :-)

Ginox – L'uso della crittografia di massa è sempre stato legato allo sviluppo del commercio elettronico. Negli anni '90 la crittografia viene strappata all'NSA ed ai militari perché il mercato aveva bisogno di soluzioni per garantire la sicurezza delle transazioni, altrimenti non sarebbe mai potuto decollare. Credo che questa sia un'ambiguità irrisolvibile che però lascia aperto il nodo politico della questione, come diceva anche Joe. Così va il capitalismo: distrugge valore per creare profitto, dalle macerie di una cosa ne crea un'altra e apre degli spazi di mercato.

Joe – Posso fare una postilla che mi viene spontanea? È veramente divertente vedere come funziona bene il “libero” mercato. Tanta gente nel mondo vuole ottenere un servizio di posta sicura.. e la loro migliore opzione è un gruppo di attivisti anticapitalisti italiani? Beh, non mi pare esattamente un prototipo di efficienza.

Pepsy – Sulla deficienza del mercato sono d'accordo. Un po' meno sull'esempio fatto da Joe perché tutto sommato lo tsunami di richieste non è ancora arrivato: evidentemente non siamo la sola alternativa. La necessità di mail sicure d'altra parte viene gestita direttamente anche da enti e società private.

Ginox – La Germania per esempio sta tentando a sua volta un approccio diverso. Non so se definirla una barzelletta, un moto d'orgoglio o qualcosa da buttare sul piatto della diplomazia. La proposta del governo tedesco di offrire ai suoi cittadini servizi “made in Germany” è un po' l'equivalente del dire: «Non fatevi spiare dall'NSA! Fatevi spiare solo dai nostri servizi segreti!» Si tratta quindi di una soluzione che tecnicamente non risolve nulla, però sposta il soggetto in campo e delinea un'inversione di tendenza: si passa da un attore privato ad un ritorno dello stato nella gestione delle comunicazioni.

IFF – In un certo senso potremmo dire che anche la Germania sta perseguendo una balcanizzazione di Internet seguendo l'esempio russo e cinese (fatte le debite differenze ovviamente)?

Ginox – Si, qualcosa del genere, pur elaborando risposte diverse rispetto a Mosca e Pechino.

Joe – Anche perché una balcanizzazione in stile cinese in Europa non potrà mai funzionare a meno che non si voglia creare uno spaventoso effetto recessivo in uno dei pochi settori floridi dell'economia occidentale. In realtà io credo che quella del governo tedesco sia stata una mossa per dare un contentino ad un'opinione pubblica inferocita ed allo stesso tempo uno stratagemma per avere un argomento di trattativa con gli Stati Uniti.

Pepsy – Da parte mia credo che la rete sia sempre stata balcanizzata. Rispetto ad Internet c'è ancora troppa mitologia: quella di una rete “anarchica” che porta libertà. Una mitologia che cela le internet iraniane, nord coreane e cinesi e che allo stesso tempo ci fa però dimenticare che fino all'altro ieri anche in Italia bisognava dare i documenti per accedere ad un hotspot wifi pubblico. Una mitologia insomma che nasconde il fatto che la rete ha dei padroni, da sempre.

Ginox – Internet riflette rapporti di forza materiali: più si espande e più si lega al reale rispetto a quando era composta da qualche milione di utenti. Nel mondo reale i soldi contano e le aziende si mangiano a vicenda. È il capitalismo baby! Il mercato è una parte importante e aggressiva della rete: è stata una scelta precisa quella di smettere di sovvenzionare Internet con soldi pubblici e fare in modo che soggetti privati la lottizzassero. Finanza e politica vanno a braccetto, la rete tende a polarizzarsi verso grossi soggetti così come il capitale tende a concentrarsi in grossi monopoli e cartelli, o a essere terreno di bolle e speculazioni. La bolla delle dotcom ha anticipato quella immobiliare a dimostrare la fragilità di questa costruzione. La privacy e' un mercato come un altro, dove c'è un bisogno il mercato accorre. I flussi di bit vanno a coincidere con i flussi finanziari. Segui quest'ultimi e capisci dove si concentra il potere. Sebbene il meccanismo sembri rodato e inarrestabile, in realtà va spesso in crisi e va avanti ad azioni di forza e calci in culo, con una certa tendenza al cannibalismo. E quando si crea una contraddizione c'è spazio per inserirsi. Questo sarebbe paradossalmente un buon momento per far nascere nuovi server autogestiti o progetti simili. Non saprei se ci sono soggetti interessati a farlo.

IFF – Quindi secondo voi le rivelazioni di Snowden rappresentano un punto di forza per chi lotta per i diritti digitali?

Ginox – Non solo per i diritti digitali. È un momento di forte imbarazzo per il governo americano. Se lo superano illesi allora ne usciranno fortificati. Altrimenti qualcuno se ne gioverà e credo che all'orizzonte si possono anche aprire spazi per le esperienze di comunicazione autogestita (a patto di saperle cogliere ovviamente). In generale poi è interessante che un impiegato metta in crisi una struttura da miliardi di dollari.

Pepsy – Ed è sempre un bene che ci sia il fattore umano che manda all'aria il sistema alla faccia degli incubi tecnologici. In questo caso è stato mosso un primo piccolo passo essenziale nella direzione giusta: certe tematiche stanno cominciando ad uscire dall'ambito underground.

IFF – In che modo gli utenti possono aiutarvi in questo momento?

Pepsy – Diciamo che ci piacerebbe che i nostri utenti imparassero a non delegare a noi la difesa della loro privacy.

Joe – Senza dubbio possono donare, mica ci fa schifo!

Ginox – Si, ma quello possono farlo sempre. Nell'immediato i nostri problemi sono principalmente di relazione verso l'esterno. Chi utilizza i nostri servizi e vuole aiutarci può farlo diffondendo un semplice messaggio: ovvero che Autistici è in primis una comunità e non semplicemente un servizio mail. Poi certo, una crescita di consapevolezza tecnica sarebbe una cosa auspicabile e sempre utile. Sopratutto nel momento in cui ti rendi conto che dall'altra parte non si risparmiano.

[2013-09-01 dom] La privacy di Obama   Privacy Politica

Da https://www.eff.org/deeplinks/2013/08/obama-promises-reform-nsa-spying-devil-will-be-details :

[T]echnology itself may provide us some additional safeguards. So for example, if people don't have confidence that the law, the checks and balances of the court and Congress, are sufficient to give us confidence that government's not snooping, well, maybe we can embed technologies in there that prevent the snooping regardless of what government wants to do. I mean, there may be some technological fixes that provide another layer of assurance.

[2013-08-25 dom] Hidden service con webfs   Linux

Gestisco alcuni hidden service che uso per distribuire documenti che non sarebbero distribuibili altrimenti e per farlo usavo un ottimo server, thttpd.

Il bello di thttpd era che aveva un file di configurazione ed un'occupazione di memoria minimi.

Però adesso debian ha deciso che thttpd non possa più stare dentro i propri repository e quindi mi sono visto costretto a cambiare server e così sono passato a webfs.

La ragione di questa scelta è data dal fatto che questo server è fatto esclusivamente per contenuti statici, quali i miei e che è pensato soprattutto per distribuire files da directory poco più che un server ftp.

Questi sono i passi che ho intrapreso per configurarlo.

Le mie necessità sono quelle di avere più server che girano contemporaneamente perché ho diversi hidden services.

L'installazione di default non prevede che ci siano più di un server a girare contemporaneamente e quindi ho creato una directory /etc/webfs/ per metterci i diversi files di configurazione.

File di configurazione

Ho creato il file di configurazione /etc/webfs/dati1.conf:

# debian config file for webfsd.  It is read by the start/stop script.

# document root
web_root="/srv/dati1/"

# hostname (default to the fqdn)
web_host="hiddenservice.onion"

# ip address to bind to (default: any)
web_ip="127.0.0.1"

# port to listen on (default: 8000)
web_port="8185"

# virtual host support (default: false)
web_virtual="false"

# network timeout (default: 60 seconds)
web_timeout=""

# number of parallel connections (default: 32)
web_conn=""

# index file for directories (default: none, webfsd will send listings)
web_index=""

# size of the directory cache (default: 128)
web_dircache=""

# access log (common log format, default: none)
web_accesslog=""

# use bufferred logging (default: true)
web_logbuffering="true"

# write start/stop/errors to the syslog (default: false)
web_syslog="true"

# user/group to use
web_user="www-data"
web_group="www-data"

# cgi path (below document root -- default: none)
web_cgipath=""

# extra options, including arguments
web_extras=""

Quanto prima devo togliere il logging sul syslog che tanto la cosa pare funzionare

File di avvio

Ho poi copiato il file di avvio originale /etc/init.d/webfs modificandolo in, ad esempio /etc/init.d/webfs-dati1 in modo da cambiare il nome del file pid in /var/run/webfs/webfsd-dati1.pid e il file di configurazione in /etc/webfs/dati1.conf:

#!/bin/sh
### BEGIN INIT INFO
# Provides:          webfs-dati1
# Required-Start:    $local_fs $remote_fs $syslog $network
# Required-Stop:     $local_fs $remote_fs $syslog $network
# Default-Start:     2 3 4 5
# Default-Stop:      0 1 6
# Short-Description: Webfs simple HTTP server
# Description:       Webfs is a very basic HTTP server
### END INIT INFO

test -f /usr/bin/webfsd 	|| exit 0
test -f /etc/webfs/dati1.conf	|| exit 0

# read + verify config
. /etc/webfsd/dati1.conf
test "$web_root" = ""		&& exit 0

# pidfile handling
pidfile=/var/run/webfs/webfsd-dati1.pid
pidfdir=`dirname $pidfile`
mkdir -p $pidfdir
test "$web_user"  != ""	&& chown $web_user  $pidfdir
test "$web_group" != ""	&& chgrp $web_group $pidfdir

# build command line
ARGS="-k $pidfile -r $web_root"
test "$web_host"	!= ""	&& ARGS="$ARGS -n $web_host"
test "$web_ip"		!= ""	&& ARGS="$ARGS -i $web_ip"
test "$web_port"	!= ""	&& ARGS="$ARGS -p $web_port"
test "$web_timeout"	!= ""	&& ARGS="$ARGS -t $web_timeout"
test "$web_conn"	!= ""	&& ARGS="$ARGS -c $web_conn"
test "$web_dircache"	!= ""	&& ARGS="$ARGS -a $web_dircache"
test "$web_index"	!= ""	&& ARGS="$ARGS -f $web_index"
#test "$web_accesslog"	!= ""	&& ARGS="$ARGS -l $web_accesslog"
if test "$web_accesslog" != ""; then
      if test "$web_logbuffering" = "true"; then
	      ARGS="$ARGS -l $web_accesslog"
      else
	      ARGS="$ARGS -L $web_accesslog"
      fi
fi
test "$web_syslog" = "true"	&& ARGS="$ARGS -s"
test "$web_virtual" = "true"	&& ARGS="$ARGS -v"
test "$web_user"	!= ""	&& ARGS="$ARGS -u $web_user"
test "$web_group"	!= ""	&& ARGS="$ARGS -g $web_group"
test "$web_cgipath"	!= ""	&& ARGS="$ARGS -x $web_cgipath"
test "$web_extras"	!= ""	&& ARGS="$ARGS $web_extras"
#echo "debug: webfsd $ARGS"

case "$1" in
start)
      echo -n "Starting httpd daemon: webfsd"
      start-stop-daemon --start --quiet --pidfile $pidfile \
	      --startas /usr/bin/webfsd -- $ARGS
      echo "." 
      ;;
stop)
      echo -n "Stopping httpd daemon: webfsd"
      start-stop-daemon --stop --quiet --pidfile $pidfile
      rm -f $pidfile || true
      echo "."
      ;;
restart|force-reload)
      echo -n "Re-starting httpd daemon: webfsd"
      start-stop-daemon --stop --quiet --pidfile $pidfile
      rm -f $pidfile || true
      start-stop-daemon --start --quiet --pidfile $pidfile \
	      --startas /usr/bin/webfsd -- $ARGS
      echo "."
      ;;
*)
      echo "Usage: /etc/init.d/webfsd start|stop|restart|force-reload"
      exit 1 
      ;;
esac
exit 0

Ho poi eliminato il file di avvio originale con il comando:

update-rc.d -f webfs remove

e creato i link per l'avvio per il nuovo /etc/init.d/webfs-dati1 con il comando:

update-rc.d webfs-dati1 defaults

[2013-08-20 mar] Il problema di leggere le notizie via rss   Informatica

È che spesso di una vicenda prima conosci l'esito finale e solo poi ne leggi l'inizio. Prima sai che li hanno trovati e solo poi che quattro bambini sono scomparsi a Roma.

[2013-08-20 mar] Ancora commenti sulla questione Snowden   Politica Privacy

Articolo del direttore del Guardian

Those colleagues who denigrate Snowden or say reporters should trust the state to know best (many of them in the UK, oddly, on the right) may one day have a cruel awakening. One day it will be their reporting, their cause, under attack. But at least reporters now know to stay away from Heathrow transit lounges.

[2013-08-16 ven] I Clash, Sandinista e il p2p   P2P Musica Politica

Rapidamente la storia è questa: al momento di pubblicare il disco Sandinista i Clash si imposero con la casa discografica (la CBS, ai tempi una delle maggiori del mondo) perché il disco fosse pubblicato come un triplo vinile al costo di un singolo. La CBS in cambio pretese che il gruppo non riscuotesse nessun guadagno dalle prime 200.000 compie vendute. Quello che va aggiunto è che allora i Clash non erano un super gruppo ma guadagnavano pochissimo e quindi questo accordo non era una mossa da ricche rockstar ma una scelta difficile e impegnativa.

Probabilmente è troppo tardi oppure i Clash sono stati davvero "the only group that matters" però forse da questa storia qualche monito i nostri attuali "artisti" potrebbero anche trarlo.

[2013-08-09 ven] Un ottimo commento alla questione Snowden-Prism   Politica Informatica

Da Quel brufolo rosso e grosso sull’Italia:

Poniamoci per esempio in un’ottica legalitaria e supponiamo che l’NSA abbia veramente arrestato 300 pericolosissimi criminali grazie ai miliardi di dollari spesi per questa mastodontica rete di cui noi conosciamo solo la punta dell’iceberg. Bene, dato che la loro super struttura viene messa in crisi da un solo impiegato che decide di rivelarla al mondo, abbiamo sicuramente altri 1000 Snowden che al posto di dirlo a tutti, hanno rivenduto i propri servizi ad aziende, investigatori privati, trafficanti, mafiosi, politici, finanziarie, banche, agenzie di rating, intelligence concorrente e via di seguito. Quindi avranno arrestato 300 presunti terroristi e favorito 30000 altri personaggi di categorie umane peggiori.

[2013-08-05 lun] Ancora una citazione "terribile" da Fightclub   Letteratura

Mentre picchiavo quel ragazzo, in realtà avrei voluto piantare una pallottola tra gli occhi di ogni panda in pericolo che si rifiuta di scopare per salvare la propria specie e ogni balena o delfino che molla tutto e va a spiaggiarsi

[2013-08-04 dom] Il concerto dei Baustelle   Musica

Siena, piazza del Duomo [2013-07-28 dom]

Era uno dei concerti che più aspettavo perché l'ultimo disco mi è piaciuto tantissimo e in effetti il risultato è stato valido perché hanno suonato bene, con tanti strumenti e strumentisti (fra i quali il percussionista ha veramente fatto un lavorone), una bella presentazione e abbastanza presa però:

  • il gruppo ed in particolare il cantante e la cantante sono un po' troppo gigioni e si compiacciono un po' troppo di piacere al proprio pubblico nonostante che poi alla fine la presenza scenica non è poi così "potente";
  • le canzoni che non fanno parte dell'ultimo disco proprio non riesco a digerirle neanche dal vivo.

Comunque un bel concerto anche se purtroppo ero arrivato con aspettative troppo alte e quindi mi resta un po' di amaro in bocca.

Il palco era piazzato proprio in un bel posto anche se come pessimo italiano ormai ci ho fatto l'abitudine.

[2013-08-02 ven] Citazione mitica da Fightclub   Letteratura

«Al negozio hanno carta igienica riciclata al cento per cento» annuncia Maria. «Dev’essere il peggior lavoro di tutto il mondo, riciclare carta igienica.»

[2013-07-30 mar] Un'interessante e probabilmente azzeccata definizione di Karsten Gerloff   Politica Informatica

Da http://www.globalist.ch/Detail_News_Display?ID=47312&typeb=0

Facebook definisce chi siamo, Amazon stabilisce cosa vogliamo e Google determina quello che pensiamo

Karsten Gerloff è presidente della Fondazione del Software Libero d'Europa.

[2013-07-28 dom] Una fotografia di personaggi importanti   Informatica Politica

Personaggi importanti: Richard M. Stallmann, Julian Assange e (in una piccola fotografia) Edward Snowden.

YesWeCan-rms-snowden-assange.jpg

Da File:YesWeCan-rms-snowden-assange.jpg

[2013-07-13 sab] Stupidaggine di google nella bocca di Jeff Jarvis   Informatica Privacy

Intervista a Jeff Jarvis, "super" giornalista di Google (docente, chiacchierone vario, praticamente uno che Google vorrebbe diventasse ministro) in cui si dice:

È come se dicessi a Google "dammi più contenuti di valore in cambio". Ma attenzione: non ti stai vendendo a Google o a un altro motore di ricerca. C'è sempre una ragione dietro alle tue richieste e alle tue concessioni. Google ha capito che il contenuto è univoco, parla delle persone. Ed ha il meccanismo per capire cosa vuoi e cosa cerchi. Questo è il lato divertente della cosa: spesso non sai nemmeno tu cosa ti serve esattamente e Big G ci arriva prima.

La stessa cosa ce la sentiremo dire anche dal "guru" di Apple, dal docente di Amazon e dall'intelligentone di Facebook.

Ma non è vero.

È lo stesso discorso che ci è stato fatto dalla pubblicità quarant'anni fa: te non sai quello che veramente vuoi ma te lo possiamo dire noi. Ovviamente quello che abbiamo voluto in questi quarant'anni di spot televisivi era esattamente quello che ci potevano offrire e così anche ora i nostri amici capitalisti della rete potranno offrirci esattamente quel che vogliamo e che corrisponde esattamente con quello che hanno da offrirci.

Quanto tempo ci occorrerà questa volta per rendersi conto che non è proprio così? Altri quarant'anni?

[2013-07-09 mar] Il ragno solitario   Letteratura Firme

Sempre da La città delle illusioni di Ursula Le Guin:

Non sono più solitario… del primo ragno in una casa nuova…

[2013-07-09 mar] Emacs e l'informatica   Firme Informatica

Se ci gira emacs è un computer

[2013-07-09 mar] La creazione secondo Ursula Le Guin   Letteratura Firme

Da La città delle illusioni:

"Noi di Es Toch narriamo un breve mito: all'inizio il Creatore disse un'immensa bugia. Perché non c'era proprio nulla, ma il Creatore parlò dicendo: Esiste. Ed ecco, affinché la menzogna di Dio potesse essere la verità di Dio, l'universo cominciò subito a esistere…"

[2013-07-08 lun] La privacy in Venezuela   Privacy Politica

Un'interessante articolo sulle violazioni della privacy in Venezuela:

Snowden and Venezuela: My bizarre experience in the surveillance state

In 2009, a private call placed from the US by Isabel Lara to her mother was broadcast on Venezuelan state TV. Secretly taped calls are routinely used there to disgrace political enemies—or worse. To locals, the South American surveillance state is an odd place for government transparency advocate and NSA whistleblower Edward Snowden to end up.

Edward Snowden is heading to Venezuela? Seriously?

The Venezuelan government's offer of "humanitarian asylum" to Edward Snowden rang hollow to most Venezuelans, who are by now used to the government spying on opposition leaders, journalists and even their own loyalists. Not only does the government routinely record their phone conversations, it broadcasts them on government-owned TV channels.

The news that the NSA leaker has been offered asylum in Venezuela seems especially ironic to my mother and me. A few years ago, we had the bizarre experience of hearing one of our private phone calls aired on Venezuelan TV. It was played over and over again and "analyzed" by pro-government talk show host Mario Silva—a man who is now in disgrace himself because, in a weird twist of fate, a recording of him was leaked and broadcast on TV.

What was most surreal about our experience was that there was no excuse or justification for taping our phone conversation. None was needed. The government just had it.

It would be nice for Snowden, who cherishes privacy and freedom of speech so much, to be aware that in Venezuela one cannot have any expectation of either.

On Monday, Sept. 14, 2009 a private phone call between my mother and me was broadcast on two talk shows on the Venezuelan government TV station.

The video of our conversation and the talk show host editorializing on it was on the homepage of the Venezuelan government TV’s website the next day under the headline: "Rabietas, tristeza y frustración provocó en opositores fracaso de marcha contra Chávez" (Anger, Grief and Frustration in Opposition Provoked by Failure of Anti Chavez Demonstration). It was transcribed as a news story in the official Venezuelan Ministry of Communication and Information website.

We can be heard talking about the international anti-Chavez demonstrations, and how we thought they hadn’t been successful. I compared them to the much larger ones for democracy in Iran that I attended in DC.

We use our familiar nicknames: she calls me Chips, I call her Moops. Who knows how silly family nicknames start?

Why would a conversation between us be of interest to anybody? My mother, Maruja Tarre, was an outspoken critic of the Chavez government and she is often on television commenting on Venezuelan foreign policy. She is a columnist for the country’s oldest newspaper, El Universal, and is followed by thousands on Twitter. What happened to us would be like if a Fox News talk show acquired and then aired a tape of Donna Brazile telling her daughter the Democratic Party strategy seems to be failing.

It first aired on the talk show Dando y Dando hosted by Alberto Nolia, on a government-owned network. After listening to the recording with a grave face, Alberto said that Maruja Tarre "a so-called foreign policy expert" and all her family have harmed Venezuela for years and that her daughter who lives abroad could clearly be heard admitting to be the organizer of all "anti-Venezuelan" demonstrations in Washington D.C.

I listened to the recording again in astonishment to see if they had edited it to have me saying I was the organizer of the demonstrations, but they didn’t. His editorializing comments misconstrued what was in the recording.

Our private conversation aired again on the late night show, La Hojilla, hosted by Mario Silva. He plays clips from news shows edited to ridicule opposition politicians. The government has used "evidence" gathered by reporters on this show to accuse opposition leaders. After broadcasting our conversation, they said my mother was admitting the opposition had failed and that this must be true because she has often advised them. Then the hosts made fun of "Chips" (me) saying she must have been living abroad for a long time because she speaks "Spanglish" and calls her mother "Mom." They went on a tirade about the pretentious bourgeoisie that speaks in English as soon as they leave the country to appear sophisticated.

I was watching this live from my computer in Washington DC.

I logged on to Twitter to report that the Venezuelan government TV channel was broadcasting an illegally obtained private conversation between my mother and me.

Then, in a light-hearted manner, I tweeted that they had gotten the nicknames wrong: I don’t call my mother Mom, I call her Moops.

A few minutes later the hosts of La Hojilla had gone online to read my tweets, and my mother's tweets. Now, they were reading our tweets live, on air.

They read our words aloud, mocking us by reading them in the nasal accents associated with the "sifrinos" and "escualidos." They made us out to be ridiculous and snobbish, which is how the government wanted to brand the ever-growing opposition to populist president Chavez.

And then my mother started a Twitter-television war. She was watching the show from Venezuela, and started tweeting at Mario, the TV anchor, daring him to read what she was saying right then and there. My mother instigated what a media studies scholar might describe as the first ever tweet-to-TV live conversation. Definitely the first in Venezuela.

The television host tried to engage her in political discussion, and she replied with humor. He lost his temper and railed against the superficial elites. I thought she handled it wonderfully, and got the upper hand with irony and grace.

My mom won the Twitter war. I was proud.

This was an eye-opening incident. Like most Venezuelans, I have long been aware, on an intellectual level, that many calls are recorded and that my mother’s landline was most likely tapped.

But hearing my voice and family nicknames on Venezuelan government television was weird and unsettling.

It literally brought home all that wiretapping implies: loss of privacy, intimidation, surveillance.

The conversation they chose to air surprised me. We weren’t talking about anything secret or compromising. An informal conversation between a mother and daughter who talk many times a day commenting on current events was made out to be damning evidence of the opposition’s failure and division. There was also an inconsistent interpretation of the "evidence": in the first TV show I was made out to be a special agent organizing demonstrations against my country abroad (note how they say anti-Venezuela, not anti-Chavez) but in the second TV show I was portrayed as a spoiled Americanized teenager whining to her mother.

When my American friends heard about this they were shocked. Isn’t it illegal to wiretap a private citizen’s phone in Venezuela?

Of course it is, but the government does it and doesn’t even try to hide it. The recordings are made available on government websites.

That was four years ago. Since then, the Venezuelan government has grown even more aggressive in its use of private conversations to intimidate opposition activists, and even their own supporters.

Mario Silva, the powerful pro-government talk show host, came down in flames after a recording of a conversation between him and a Cuban intelligence officer was made public.

Recently, high-profile opposition congresswoman Maria Corina Machado had a conversation at another opposition leader's home—not a phone call this time, a face to face conversation—that lasted some hours, and was secretly recorded. It was edited down to a few minutes and broadcast on TV. The presenters described the recording as "proof that the opposition went to the State Department to plot a coup against the Venezuelan government." There is even a possibility that Maria Corina could go on trial for "treason to her homeland." All based on the "evidence" on the illegally obtained and highly edited tape.

I just wonder if Edward Snowden and the Americans cheering him on to my homeland are aware of all this.

[2013-07-08 lun] La rissa dei Clash   Musica Firme

Paul Simonon chiese a Mick Jones perché non avesse partecipato ad una rissa durante un concerto. "Qualcuno doveva rimanere intonato" fu la risposta.

[2013-07-05 ven] I problemi di ninux   Ninux

Quali sono i "miei" problemi con l'attuale situazione dell'iniziativa ninux alla quale sto partecipando.

Dico "miei" perché non sono sicuro che queste mie idee siano condivise e/o condivisibili.

Il problema è che stiamo organizzando un servizio in un mercato assolutamente saturo, quello della connessione. È sicuramente vero che le modalità con le quali il progetto prevede di realizzare questo servizio sono assolutamente peculiari rispetto alle altre offerte però questo non significa che non ci si debba confrontare con il resto del mondo.

In effetti il problema più grave è capire quali servizi cominciare ad offrire per rendere un po' interessante quello che stiamo facendo anche a chi non è interessato alla "semplice" realizzazione tecnica.

Però mi viene anche in mente che questi stessi problemi sono già stati affrontati quando mi sono trovato a voler diffondere l'uso del software libero: anche allora ci muovevamo in un mercato apparentemente assolutamente saturo e le uniche caratteristiche peculiari che aveva il software libero erano le modalità con le quali offriva i propri "servizi". Allora la mia personale soluzione fu quella di concentrarmi nella ricerca di servizi che interessavano la cerchia più ristretta di attivisti e solo via via allargare il range di copertura, sempre rispettando le modalità iniziali. In altre parole allora era necessario creare e diffondere software che venisse usato dagli utenti di software libero per allargare la base di utenti via via che si riusciva a trovare chi sviluppasse anche software per scopi più comuni.

Probabilmente dovremmo usare anche con ninux un approccio simile concentrandosi inizialmente sulla creazione di servizi significativi per la piccola cricca attuale sperando che questi attraggano persone vicine come necessità che a loro volta richiedano e portino altri tipi di servizi via via allargandosi.

Speriamo.

[2013-06-14 ven] Un buon commento su PRISM   Politica

Da http://exploit.noblogs.org/post/2013/06/12/garanti-della-privacy-o-garanti-dei-privati/

Facebook-big-brother

Il recente caso Snowden e le odierne dichiarazioni del Garante della Privacy ci portano a riflettere sulla riservatezza e la sicurezza sulla rete.

Le dichiarazioni di oggi del garante della privacy Soro alla Camera non potevano giungere con un tempismo migliore. Lo scandalo PRISM ha ricordato come le agenzie di intelligence statunitensi analizzino indisturbate le conversazioni del mondo intero, mentre le grandi compagnie come Google o Facebook dall’uso dei nostri dati personali producano quel valore che consente loro di essere i colossi monopolistici dell’ information technology.

Per chi si fosse perso qualche passaggio, pochi giorni fa Edward Snowden, ex impiegato della CIA e contractor dell’NSA ha “svelato” il gigantesco e capillare meccanismo (nome in codice PRISM) consistente in un enorme database nel quale le agenzie di sicurezza U.S.A. riversano e controllano le comunicazioni dei cittadini principalmente non statunitensi, comprese e-mail, profili facebook e telefonate, avvalendosi della collaborazione delle compagnie di telefonia e dei “grandi colossi del web” come Facebook, Twitter e Google. Questi ultimi sono stati l’oggetto della dichiarazione del Garante della Privacy che indica la necessità di arginare l’egemonia dei colossi della Silicon Valley affermando che “non sono più accettabili le asimmetrie normative rispetto alle imprese europee che producono contenuti o veicolano servizi”. Da queste parole emerge chiaramente come l’Authority, lungi dal preoccuparsi delle cosiddette violazioni della privacy dei cittadini, intenda piuttosto sottolineare necessità di un allargamento degli spazi di un mercato fino ad ora monopolizzato dalle enormi corporations statunitensi. Il garante sembra non preoccuparsi di quella che per noi rappresenta la vera problematicità, ossia l’estrazione di valore dalle informazioni personali. Ciò che critica riguarda unicamente lo squilibrio a livello di mercato che il monopolio statunitense genera nei confronti dell’Europa.

“Le intercettazioni”, continua Soro, “sono una risorsa investigativa fondamentale, insostituibile, che andrebbe gestita con molta cautela: per evitare fughe di notizie – che, oltre a danneggiare le indagini, rischiano di violare la dignità degli interessati – e per evitare quel ‘giornalismo di trascrizione’ che finisce, oltretutto, per far scadere la qualità dell’informazione”. Soro torna sul terreno della privacy, individuando un uso legittimo ed un uso illegittimo degli strumenti di controllo. Da queste due dichiarazioni emerge in realtà una contraddizione profonda, che per noi è centrale: se da una parte infatti si riconosce il meccanismo di valorizzazione delle informazioni, dall’altra lo si scinde dall’appropriazione indebita delle informazioni stesse. Quello che dalle parole di Soro non traspare ma anzi viene ancora più eclissato, è che la violazione della privacy, magari in nome del cyber-bullismo o della pirateria informatica, sulla Rete non è l’eccezione, ma è il fondamento cardine che consente una struttura verticale della Rete, e di conseguenza il buon funzionamento del capitalismo 2.0, che può produrre valore dalla produzione immateriale messa a disposizione da ogni utente/target.

Sul piano “orizzontale” dei diritti individuali di ciascuno, esiste una sfera privata inviolabile che, tuttavia, su un piano “verticale”, cioè da parte delle aziende o dalla legge, può essere violata in virtù di ragioni quali le esigenze del mercato o di repressione. Se le informazioni personali possono essere fonte di guadagno è proprio grazie a questa loro ambivalenza, ovvero al loro essere “private” sul piano orizzontale, ossia recintate dall’utilizzo tra pari, e contemporaneamente accessibili a terzi su un piano verticale gerarchico. Così il singolo partecipante al social network non ha alcun accesso alla struttura d’informazione complessiva che contribuisce a costruire con tutti gli altri utenti, mentre l’azienda che entra in possesso di tali dati, proprio in virtù della natura riservata degli stessi, può manovrarne i “rubinetti” e filtri in uscita traendone enormi guadagni.

Il dato che in definitiva ci troviamo ad affrontare è come questo nuovo capitalismo 2.0, fondato non più solo sulle recinzioni ma anche sulla condivisione libera, stia modificando oltre che i processi anche le vecchie definizioni che eravamo soliti ad usare. E’ per questo se le parole di Soro, che dovrebbero difendere un fondamentale diritto individuale, si trovano invece a rafforzare una privacy che più che un diritto è un “privatus”; una proprietà, in questo caso delle aziende dell’informazione, italiane o statunitensi che siano. Simili paradossi ne abbiamo già visto, quando ci siamo trovati a combattere a fianco di Google la campagna anti-ACTA, o ancora e soprattutto nell’affrontare il tema del copyright, nel quale la filosofia delle “libere” Creative Commons gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della visione anarcocapitalista.

Se la parola “libertà” piace così a tutti, è forse giunto il momento di fare chiarezza su questioni imprescindibili, a partire dalla differenza tra la libertà che noi auspichiamo e quella a difesa della proprietà in nome del libero mercato. Il terreno è scivoloso e il nemico è versatile, se non si vuole cadere in trappole retoriche è necessario fin da ora produrre e condividere analisi per comprendere dove e come le nuove forme di sfruttamento agiscono e possono essere debellate.

[2013-06-11 mar] Prism e la radicalità della lotta per la privacy   Politica

Ovviamente anche io devo avere la mia idea sullo scandalo di questi giorni, cioè la "scoperta" che anche l'amministrazione Obama ha autorizzato un esteso programma di spionaggio delle comunicazioni, estendendo anche quello del presidente precedente nonostante le promesse elettorali ribadite decine di volte

Se neanche il presidente fico e di sinistra è capace e/o ha la possibilità di evitare di ciacciare nella vita privata dei propri cittadini, che sono gli abitanti del pianeta più garantiti in assoluto, allora evidentemente il nostro sistema non può veramente più sopravvivere senza violare il diritto alla privacy.

In questo senso allora la battaglia per ribadire questo diritto diventa una vera lotta rivoluzionaria, contraria alle fondamenta del nostro sistema e fortemente destabilizzante. E di questo dobbiamo rendercene conto in primis noi attivisti, cosa che secondo me non avviene.

[2013-05-08 mer] La privacy per Bruce Schneier   Politica

Perché è sempre necessario ricordarsene: da http://attivissimo.blogspot.it/2006/05/privacy-e-intercettazioni-parla.html (a sua volta da http://www.wired.com/politics/security/commentary/securitymatters/2006/05/70886)

Sono in troppi a definire erroneamente la questione contrapponendo sicurezza e privacy. La vera scelta è fra libertà e controllo. La tirannia, sia che emerga sotto la minaccia di un attacco fisico straniero, sia che derivi da un'autorevole sorveglianza domestica, resta comunque tirannia. La libertà richiede sicurezza senza intrusione, sicurezza abbinata alla privacy. Una sorveglianza generalizzata da parte della polizia è, per definizione, uno stato di polizia. Ed è per questo che dobbiamo essere paladini della riservatezza anche quando non abbiamo nulla da nascondere.

[2013-05-05 dom] Appino alla Flog   Concerti Musica

Ieri sera [2013-05-04 sab] ho visto Appino alla Flog e mi è piaciuto anche tanto.

Un bellissimo suono, veramente curato anche se forse un peletto troppo alto il volume per il tipo di sala.

La presenza scenica ottima: Appino l'avevo già visto con gli Zen Circus e sicuramente si conferma uno dei migliori performer che abbia mai visto. Il chitarrista dei A Toys Orchestra Enzo Moretto è stata probabilmente la maggiore sorpresa perché ha suonato benissimo, con una presa sul palco eccezionale e una notevole perizia tecnica sia con la chitarra che con la tastiera - veramente bravo. Il batterista de Il Teatro Degli Orrori Franz Valente non mi ha impressionato più di tanto se non per l'unico tom della batteria che era veramente fuori misura. Infine il bassista Giulio Ragno Favero, sempre proveniente da Il Teatro Degli Orrori, nonché produttore del disco, è stato forse quello che un po' mi ha deluso perché aveva un atteggiamento come dovesse fare tutto il concerto lui e invece alla fine è stato ben poco significativo se non per il gesto finale di lasciare lo strumento in mano alle prime file del pubblico (strumento poi recuperato dal backliner), cosa che non avevo mai visto e che ha avuto proprio un bell'impatto.

Per l'aspetto più musicale del concerto le canzoni mi sono piaciute anche se soffrono un po' delle debolezze del disco: questo mi è piaciuto però il confronto con gli Zen Circus le fa un po' sbiadire perché sono meno "a fuoco" rispetto specialmente agli ultimi due dischi del gruppo. I generi usati sono tanti, metal, punk con tocchi d'elettronica estremamente azzeccati però manca sempre un qualcosa che invece gli Zen Circus ci mettono.

Dal vivo poi s'è presentato un problema ulteriore perché i testi sono spesso molto "intimi" e visto che la voce dal vivo non era così in risalto si è persa un po' di efficacia.

Ottimo concerto comunque - da rivedere e consigliare.

[2013-05-05 dom] I concerti   Personale Concerti

Sono sempre solito dire e pensare che nella vita tre cose ho fatto di buono fino ad adesso, la politica, l'amore e la musica.

Nei due aspetti della musica, ascoltata e suonata, ho sempre preferito quella suonata (forse perché non sono mai stato così bravo) ed in particolare la musica dal vivo è sempre stata per me un momento particolarmente emozionante.

Di concerti ne ho visti tanti e continuo, per quanto compatibile con la vita da babbo, a vederne tanti e quindi ho deciso di lasciarne una traccia anche in questo mio diario pubblico (?).

[2013-04-29 lun] Le storie di Feynman in ASCII   Firme

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~~ The only ASCII history possible
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[2013-04-28 dom] La fame e il sonno   Firme

Se ti fa venire fame, continua. Se ti fa venire sonno, smetti.

[2013-04-28 dom] I diritti   Firme

I diritti sono come i muscoli, se non vengono esercitati si atrofizzano e vanno persi

[2013-04-28 dom] Le firme dei miei messaggi   Personale Firme

Un'azione decisamente narcisista ma cosa meglio per un blog se non un tocco di narcisismo?

È che mi piacciono le mie firme e quindi ho deciso di metterle qui via via che le cambio, iniziando pure una nuova categoria.

[2013-04-27 sab] Una buona analisi della situazione politica attuale   Politica

Da http://www.emiliocarnevali.it/articoli/71-rodota-e-l-ultima-vittoria-della-thatcher.html

Rodotà e l'ultima vittoria della Thatcher

L'antefatto Bene. Anzi, male. Ricapitoliamo. A pochi giorni dal voto, quando il sismografo dei sondaggi (riservati) già annuncia l'“onda anomala” grillina, Pier Luigi Bersani apre inaspettatamente al Movimento 5 Stelle. Dopo mesi nei quali sguardi e corteggiamenti sono stati univocamente rivolti verso il “nuovo centro” di Mario Monti, il segretario del Pd se ne usce con queste parole:

«Se in Parlamento ci saranno i grillini ci sarà da fare uno scouting per capire se intendono essere eterodiretti o partecipare senza vincoli di mandato. Non è campagna acquisti ma li testeremo sui fatti». All'indomani della “mancata vittoria” Bersani decide – nonostante le fortissime resistenze all'interno del proprio partito – di giocarsi fino in fondo questa carta proponendo ai 5 Stelle un “governo di cambiamento” articolato in 8 punti. In cima alla lista parole di inequivocabile chiarezza sulla necessità di spingere per una inversione di rotta delle politiche europee incentrate sul dogma dell'austerità. Quella chiarezza che era mancata nelle ultime settimane della campagna elettorale, vuoi per tenere aperte le porte di una alleanza (obbligata, a quanto dicevano i sondaggi) con Monti, vuoi per non spaventare fantomatici mercati dal ciglio umido, terrorizzati per il prossimo abbeveraggio dei cavalli dei cosacchi nelle fontane di San Pietro (mercati rivelatisi in realtà molto più rassicurati dal “whatever it takes” estivo di Mario Draghi che preoccupati per le convulsioni politiche del Belpaese). A quel punto è Grillo a trovarsi in difficoltà: non ha di fronte a sé scelte facili. E per lui le scelte sono ogni volta più difficili che per gli altri, vista l'estrema eterogeneità del proprio bacino di voti: un terzo provenienti da destra, un terzo da sinistra, un terzo dall'astensione. Qualunque scelta si faccia, qualcuno viene scontentato. Ma torniamo a quei giorni. Se Grillo aprisse al centrosinistra (Pdmenoelle nel vocabolario dei 5 Stelle) si attirerebbe addosso le accuse della propria base più oltranzista di essersi “venduto” alla Casta. Se invece rifiutasse, come poi ha fatto, verrebbe colpito dalla simmetrica e speculare accusa di mandare in fumo una straordinaria occasione per voltare finalmente pagina nella politica italiana. Opportunità che difficilmente si ripresenterà nel prossimo futuro. Non sono pochi, all'interno del Pd, a sperare in questa seconda opzione. Così potrebbero scaricare su Grillo l'intera responsabilità del mancato accordo e andare poi all''incasso, sia nella prospettiva di elezioni anticipate – nelle quali puntare tutto su una campagna martellante di “voto utile” – che in quella di una alternativa da ricercarsi all'interno del Parlamento. La via del voto anticipato è tuttavia momentaneamente preclusa da un Presidente della Repubblica in scadenza di mandato, impossibilitato a sciogliere il Parlamento. È dunque una minaccia di cui la coalizione di maggioranza assoluta alla Camera non può disporre fino in fondo.

La mossa del cavallo

A questo punto Bersani opta per una “mossa del cavallo” che potrebbe essere foriera di soluzioni ardite ed innovative. Sceglie di congelare la trattativa sul governo per anteporvi l'elezione del presidente della Repubblica. Se si riuscisse a far convergere voti dei 5 Stelle su una figura di incontestabile autorevolezza sarebbe poi difficile per gli stessi grillini dire di “no” ad una futura trattativa su un governo. Tanto più che questa “figura di incontestabile autorevolezza” godrebbe di pieni poteri, compreso – appunto – quello di rimandare tutti a votare. Ma è da qui in poi che comincia quel capolavoro di disastri che in pochi giorni ha raso al suolo la credibilità di tutto un partito e di una intera classe dirigente.

Prima di esaminare brevemente la catena del tracollo ci sarà tuttavia permessa una rapida digressione personale. Chi scrive è una specie di “cultore” del realismo politico, perché è da sempre convinto che la politica sia diversa dai tuffi (intesi in ambito sportivo): mentre nei tuffi l'individuo è chiamato ad offrire una bella performance sul piano atletico-estetico, per poi ricevere un buon voto dalle palettine dei giudici a bordo piscina, nella politica l'eleganza del gesto lascia un po' il tempo che trova se non è funzionale al perseguimento di un obiettivo. È questo il motivo per cui – sempre a parere di chi scrive – in politica il velleitarismo e l'irrilevanza sono colpe gravi. Ancora più esplicitamente: quando voto un politico non voglio faccia commoventi arringhe nelle aule parlamentari spiegando i motivi della sua contrarietà verso ciò che gli accade davanti agli occhi. Sono cose che posso leggere tranquillamente da qualche bravo – e indignatissimo – editorialista su qualche giornale. Io vorrei che il “mio” politico, per rimanere nella metafora sportiva, tornasse da me infangato, con la maglietta strappata, con i lividi dei calci ricevuti sulla gambe, e magari pure con qualche sputo piovutogli addosso dal pubblico. Ma vorrei che non tornasse a mani vuote, perché non l'ho mandato in campo per scrivere poesie o dotte dissertazioni giurisprudenziali. L'ho buttato nella mischia per sgomitare verso il pallone e fare se possibile qualche meta. Ecco, tutto questo per dire che in chi scrive non ha alcun pregiudizio negativo verso la mediazione, il compromesso, la possibilità di lavorare con persone che la pensano anche (molto) diversamente nell'ottica del perseguimento di un fine o anche solo della limitazione di un danno. Essere cultori del realismo non significa però essere compiacenti verso l'autolesionismo o, peggio ancora, la stupidità (altro vizio capitale in politica).

In principio fu Marini

Toniamo a quei giorni fatali. Il gruppo dirigente del Pd sceglie di dare seguito ad alcune incaute affermazioni di Bersani sulla possibilità di un “doppio binario” per la presidenza della Repubblica e il governo. Votare il capo dello Stato con il centrodestra – in ossequio al dettato costituzionale che prevede una larga convergenza nell'elezione di questa figura di garanzia che «rappresenta l'unità della nazione» – per poi continuare il tentativo sul “governo di cambiamento” con i 5 Stelle. Il disastro comincia a palesarsi nel momento in cui entrambe le interpretazioni possibili di questo gesto portano dentro un vicolo cieco: se davvero si vuole battere la strada del cambiamento, l'elezione di un presidente della Repubblica benedetto da Berlusconi fornisce il più grande alibi al movimento 5 Stelle per sottrarsi comodamente all'abbraccio gridando all'”inciucio” già consumato. Se un'elezione lungo l'asse Pd-Pdl-Monti è invece concepita come propedeutica ad un governo di larghe intese, questa doveva essere la via che si doveva perseguire sin dal principio, a viso aperto, con coraggio, giustificandone le ragioni: Matteo Renzi in parte lo ha fatto, e di questa superiore coerenza raccoglierà i frutti, nonostante il paradosso di essere stato – per ragioni del tutto diverse – fra i gradi “impallinatori” di Franco Marini. Vi è poi una terza considerazione di contesto. È certamente buona norma cercare di eleggere un presidente della Repubblica dotato di un vasto consenso parlamentare (e dunque di un ampio consenso fra i legittimi rappresentanti del popolo sovrano). Queste elezioni ci hanno tuttavia consegnato un elettorato diviso in tre terzi sostanzialmente uguali fra loro. Per quale motivo il terzo da sommare a quello del centrosinistra deve essere quello di Berlusconi e non quello di Grillo? La cosa appare ancor più inspiegabile dopo la proposta da parte del Movimento 5 Stelle del nome di Stefano Rodotà: una personalità di altissimo livello che a sinistra dovrebbe ricevere ponti d'oro. Se mai, in linea di principio, potrebbe trovare resistenze proprio nel vasto mondo dell'elettorato grillino – che è cosa ben più complessa e articolata di quei miseri 4677 voti raccolti dallo stesso Rodotà nelle “quirinarie”. Parliamo infatti di un professore ottuagenario con quattro legislature già alle spalle, un passato da presidente del Pds (partito antesignano del Pd), e una cocciuta ostinazione a rivendicare con orgoglio il suo essere “un uomo della sinistra italiana” (in tempi in cui molti – 5 stelle in testa – considerano queste categorie come ferrivecchi da consegnare al passato, etichette care solo alla Casta). Grillo comincia la sua campagna su Rodotà, ma il centrosinistra sceglie l'accordo con la destra e punta su Marini. Quest'ultimo viene abbattuto da duecento franchi tiratori, segnale inequivocabile di un partito balcanizzato in faide di corrente: l'elezione trionfale di Giorgio Napolitano dimostra che la ragione principale di quei voti mancanti non era la resistenza verso la prospettiva delle larghe intese, di cui l'attuale presidente è l'incarnazione suprema. Non solo quella, almeno. Bruciato Marini, si pensa a un alternativa, passando dal disastro alla catastrofe.

Da Marini a Prodi, a Napolitano

Romano Prodi gode di ben altra considerazione e popolarità a sinistra. Ma non si è detto fino a un minuto prima che il presidente della Repubblica non lo si può eleggere “da soli”? E se lo spazio di un accordo con il centrodestra si è chiuso, non dovrebbe essere del tutto “naturale” aprire ai 5 Stelle? Un terzo più un terzo non fa esattamente due terzi, cioè lo stesso risultato di prima col solo cambiamento di un addendo? Nel frattempo i 5 Stelle hanno detto che si sarebbero aperte “praterie” per un governo insieme, proprio l'obiettivo per il quale Pier Luigi Bersani si è speso testardamente nelle settimane precedenti. Erano aperture sincere? È del tutto irrilevante saperlo. Anche nella peggiore e più malevola delle ipotesi, se Grillo avesse poi rifiutato un governo sollecitato dal presidente della Repubblica Rodotà sarebbe stato lui ad andare incontro a quella rovina ingloriosa che invece ha travolto gli attuali vertici del Partito democratico.

Invece si è scelto Prodi. Rodotà «non avrebbe mai avuto i voti», si è detto. Grande esercizio tattico di realismo: Prodi ha forse avuto i voti? E ancora: perché mai i parlamentari del centrosinistra non avrebbero potuto votare Rodotà? Perché “troppo a sinistra”, amico dei centri sociali, avversario irriducibile di Berlusconi? Personalmente considero fuori luogo tutti questi possibili elementi di critica e penso che Rodotà sarebbe stato un ottimo presidente della Repubblica. Ma, anche qui, non mi scandalizzerei se una cospicua parte dei parlamentari del centrosinistra la pensasse diversamente. Bene, lo potevano dire chiaramente. Non sarebbero mancate argomentazioni robuste e razionali, o quantomeno plausibili. Un esempio fra tutti: l'ineleggibilità di Berlusconi. Sono in molti, anche fra gli avversari insospettabili del Cavaliere, a considerare assolutamente fondate le obiezioni dell'ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida sull'applicabilità della famosa legge del 1957 sui titolari di concessioni pubbliche. Altri ne contestano l'opportunità politica, dato che si tratterebbe di “far fuori” con un codicillo giuridico il rappresentante di un terzo dell'elettorato italiano scelto con procedure democratiche. Rodotà è il simbolo di questa sinistra giustizialista che non vuole battere Berlusconi nelle urne ma condurlo in galera con le catene ai piedi? Va bene, lo si dicesse. Ci si facesse sopra una battaglia politica. Ma una battaglia, ancora una volta, in campo aperto, da cominciarsi non nel segreto dell'urna presidenziale, ma il minuto dopo la “non vittoria” e i primi accenni di apertura di Bersani ai 5 Stelle. Ancora una volta uno dei pochi ad aver manifestato un po' di coraggio in questa vicenda è stato Matteo Renzi: ha assicurato lealtà all'iniziale tentativo di Bersani ma ha sempre sostenuto – a torto, secondo la personalissima opinione del sottoscritto – che quella era una strada senza sbocchi. E ora dice con ancor maggiore chiarezza che Berlusconi vuole mandarlo in pensione e non in galera. Bisogna vedere, per completare il quadro, se nel prossimo futuro continuerà a sostenere – sempre a torto, e sempre secondo la personalissima occasione del sottoscritto – anche le medesime ricette di alternativa sul piano economico e sociale a Berlusconi. In questo caso la coerenza non sarebbe una virtù, perché il fallimento delle politiche adottate sin qui in tutta Europa è sotto gli occhi di tutti e la crisi è ben lungi dall'essere alle nostre spalle. I venti euforici che hanno soffiato i giorni scorsi sulle borse, sospinti dalle correnti di liquidità provenienti da lontanissime Banche centrali, non devono illudere. Berlusconi, Renzi e Grillo sono i vincitori di questa tormentata vicenda che per la sinistra italiana ha assunto un tratto più che drammatico: grottesco, ovvero di ciò che «muove il riso pur senza rallegrare». Al premier inglese Margaret Thatcher, scomparsa pochi giorni fa, era caro uno slogan: There is no alternative. Il suo capolavoro politico fu quello di riuscire a diffondere il proprio verbo anche fra i suoi avversari, annientandoli. Ora il centrosinistra italiano si è cacciato nella condizione di essere costretto a scegliere fra un ritorno alle urne che sancirebbe il trionfo di Berlusconi e un governo di larghe intese insieme a lui e guidato dal vicesegretario del Pd. È evidente che dovrà indirizzarsi verso la seconda opzione. Ma, ancora una volta, avrà vinto la Lady di Ferro.

da Micromega Online, 26 aprile 2013

[2013-04-14 dom] Incontrare altri solipsisti

Sto leggendo "la trama della realtà" di David Deutsch e mi dà molto da pensare ma in questo caso voglio riportare una storiella gustosa:

Un professore tiene una lezione in difesa del solipsismo. La lezione è così convincente che, appena terminata, molti studenti entusiasti si precipitano dal professore, impazienti di stringergli la mano. «Magnifico. Ero d'accordo con ogni parola», dice con convinzione uno studente. «Anch'io», dice un altro. «Sono contento di sentirlo - dice il professore - È così raro avere l'opportunità di incontrare altri solipsisti».

[2013-03-31 dom] Le parole del futuro del diritto d'autore   Letteratura Politica

Leggo in un'intervista a ZeroCalcare, interessante di per sé, su Rumore di questo mese queste parole:

Il campo dei fumetti gratuiti su Internet in Italia è davvero poco frequentato. Gira per lo più l'idea che mettere il proprio lavoro in rete sia come sprecarlo, regalarlo, o peggio prestarlo a furti e plagi. Alcuni preferiscono lavorare gratis per un editore pensando che sia un'occasione di visibilità, ma non è così: è cedere il proprio lavoro a qualcuno che ne trarrà profitto. Se lavori gratis per te stesso, invece, ti puoi autogestire i tuoi contenuti, scegliere che tipi di lavoro fare, dettare le tue scadenze…. In verità stai seminando cose che poi ti torneranno indietro.

La forma probabilmente non è gran che, in particolare ho qualche dubbio sulla punteggiatura, il livello di approfondimento non è particolarmente alto e forse ci sono troppe semplificazioni però il messaggio è chiaro e secondo me è largamente applicabile anche ad altri campi del diritto d'autore che non siano i fumetti.

La cosa che mi colpisce è che queste parole, così schiette e chiare, vengano dette da un trentenne diciamo così "di successo" mentre nessuno della mia età, di successo o sconosciuto che sia, le ha mai dette o per lo meno io le ho mai trovate nelle riviste di musica che leggo da anni. E quindi mi viene da pensare: non è che la mia generazione ha completamente bucato l'occasione della rete per farsi conoscere e che ormai siamo vecchi e legati ad industrie e modi di pensare il rapporto con il proprio pubblico vetusti? Ci spazzeranno via?

La chiusura poco più avanti me lo confermerebbe:

E forse uno dei motivi per cui questa mia cosa ha funzionato è appunto il fatto di aver intercettato un vuoto.

[2013-03-13 mer] Uno dei perché di Grillo alle ultime elezioni   Politica

Uno dei moltissimi blog che seguo spiega perfettamente la ragione della vittoria del movimento Cinque Stelle alle ultime elezioni in relazione alla sconfitta della sinistra:

da http://feedproxy.google.com/~r/IlBlogDiPeppeLiberti/~3/PLy1aZVhua0/lo-scherzone.html

Il primo governo Berlusconi inizia la sua attività nel 1994 e da allora è trascorso il tempo necessario per formare una nuova generazione di elettori, gli attuali venti/trentenni, quelli che han visto solo uno spettacolo e che sono stati educati al voto, al vivere civile, da un manipolo di anziani dall'etica equivoca, da gente che ha esercitato il potere in maniera spregiudicata. Non parlo mica solo dei politici, ci metto dentro anche i supposti intellettuali, ché bastava entrare in questi ultimi vent'anni in una qualsiasi Università per misurare il livello di corruzione del professore medio di sinistra. Che cosa avete insegnato? Quali esempi avete proposto? Il fatto che i due maggiori schieramenti abbiano ottenuto lo stesso identico risultato numerico lo mostra con chiarezza, la percezione è di un'assoluta indifferenza, avete allevato gente che non è in grado di distinguere non solo perché forse non ne ha gli strumenti o la voglia ma anche perché è difficile, assai difficile. Una persona onesta come Bersani non basta a lavare tutte le porcherie che avete fatto anzi, siamo arrivati al punto che per vincere anche voi a sinistra sarete costretti a candidare un minchione.

Qui si parla di "intellettuali" e si citano in particolare i professori universitari (anche perché il blog parla di università) ma lo stesso discorso si potrebbe applicare a tutte le figure dell'agire sociale: sindacalisti, amministratori, dirigenti dell'associazionismo. Distinguere la destra dalla sinistra è diventato difficile in generale e su questo la destra ci sguazza e la sinistra ci muore.

[2013-03-10 dom] La fantascienza negli anni passati   Letteratura

Negli anni '90 la fantascienza stava sulle scrivanie delle segretarie dei produttori dei film con le astronavi.

[2013-02-20 mer] Lockare byobu-tmux con vlock   Linux

Sono un potente utilizzatore di byobu con tmux perché nel piccolo portatile che ho alla fine la console è lo strumento che trovo più comodo per fare un po' tutto.

Mi mancava la possibilità di poter bloccare la console ma con l'aiuto della lista debian-italian ho trovato il verso.

Ho installato il programma vlock, ho scritto questo file ~/.tmux.conf

bind-key C-x    lock-server
set-option -g   lock-after-time 50
set-option -g   lock-server on
set-option -g   lock-command "vlock"

e poi ho modificato il file ~/.byobu/profile.tmux aggiungendoci queste righe:

source $BYOBU_PREFIX/share/byobu/profiles/tmux
source ~/.tmux.conf

[2013-02-15 ven] Montare un disco cifrato all'avvio   Linux

Il problema è il seguente: ho un disco esterno usb contenente tutti i dati familiari "non sensibili" come musica, fotografie e film. Il disco è cifrato usando cryptsetup, non per un problema di protezione dei dati contenuti quanto per impedire che in caso di spostamento in altro contesto del disco, come ad esempio per una vendita, tutti questi dati vadano a chissà chi. Per questa ragione può andare bene che all'avvio la cifratura venga aperta usando una chiave che si trova sul file system di sistema.

Creazione della password

root@nemo2:~# bash /usr/share/doc/cryptsetup/examples/gen-ssl-key ChiaveSegreta

Viene chiesta una password che alla fine in verità ci si può anche dimenticare.

/etc/crypttab

DatiCifrati     UUID=510cd274-9019-45ed-8cf3-243187cabcee       /dove/sta/ChiaveSegreta        luks

E ci dovremmo essere.

[2013-02-09 sab] La chiarezza di idee   Personale

Leggo anche oggi con un po' di commozione le parole di Caronia sulla fantascienza scritte più di trent'anni fa e mi rendo conto che riflettono quello che ho sempre saputo sulla letteratura in generale e sulla fantascienza in particolare.

Scrivo "saputo" perché non posso dire "pensato" perché non sono mai riuscito ad esprimere questa mia sensazione con lucidità. E questa cosa mi succede spesso e quindi mi viene da ammirare chi riesce al contrario di me a vedere e scrivere con lucidità concetti come quello.

[2013-02-02 sab] In morte di Antonio Caronia   Personale  Politica  Letteratura

Ieri ho scoperto che è morto Antonio Caronia e l'ho scoperto perché ho preso e viaggiato, cosa che (nota personale) non faccio mai abbastanza.

Però adesso voglio scrivere di questa persona che ho visto di persone solo una volta ma che posso riconoscere come un maestro perché ho sempre letto e seguito e soprattutto perché nei suoi confronti mi sento una barchetta che ha seguito la sua scia.

E questo nella telematica, nella passione per la fantascienza e in generale nel vedere le tracce del futuro nel presente.

I miei maestri più "diretti" sono stati altri che però anche loro facevano parte della stessa scia.

E solo oggi che è morto scopro queste sue parole che posso sicuramente come mie:

Sappiamo, certo, che la liberazione non ci aspetta nelle pagine dei libri. Ma, se rifiutiamo alla scrittura un ruolo consolatorio (quel ruolo, dice ancora Foucault, che è dell’utopia), siamo in diritto di chiedere anche alla fantascienza un contributo alla comprensione di quello che siamo, all’elaborazione di altre forme di socialità, di altri codici di comunicazione, di qualche nuova, modesta teoria locale. Consapevoli che i suoi sentieri sono accidentati e, inevitabilmente, ambigui.

[2012-12-23 dom] Un piccolo passo nella mia freedombox - tt-rss   FreedomBox

L'altro giorno ho compiuto un altro piccolo passo nella costruzione della mia personale freedombox, o meglio nella configurazione tutta mia personale dell'idea freedombox.

Ho messo su l'aggregatore di feed Tiny tiny RRS, raggiungibile all'indirizzo https://bbs.cybervalley.org/tt-rss.

La cosa mi è risultata particolarmente utile e azzeccata anche perché insieme al programma in sé, che sembra decisamente funzionale, ho installato anche un programmillo per android sul cellulare che funziona da client specifico e che quindi mi permette di tenere sincronizzato lo stato degli articoli fra tutti i computer che uso per leggere le notizie e il cellulare.

Considerando l'assiduità con la quale seguo i miei feed è stato decisamente uno splendido passo avanti.

Ovviamente la mia freedombox corrisponde pochissimo con l'idea che caratterizza il progetto conosciuto comunemente con questo nome.

[2012-10-11 gio] Mi si è rotto l'N900   Personale

Davvero, mi si è rotto il mio fido telefono-computer e non credo di poterlo recuperare. In più mi si è rotto proprio quando avevo appena speso 30€ per una nuova batteria.

Non gli funziona più la parte telefonica e adesso mi sento come perso, senza più connessione continua con il mio mondo di relazioni (decisamente sporadiche in questo periodo) continue.

E il peggio è che non so come sostituirlo: da una parte sarei tentato di prenderne uno uguale perché alla fine questo computer è stato probabilmente quello che più mi si è "legato" probabilmente da sempre. Però sono pur sempre un fanatico della tecnica e dell'informatica e quindi sono anche tentato di provare, e quindi di cercare di imparare, qualcosa di nuovo; oltretutto la piattaforma usata per l'N900 è ormai decisamente abbandonata e quindi non ho neanche voglia di spenderci soldi e tempo per una cosa che probabilmente avrà vita breve.

Ancora devo fare una prova resettandolo completamente e poi, se andrà male come pare assolutamente probabile (bell'ossimoro questo), dovrò prendere una decisione.

Intanto un saluto a questo mio aggeggino.

[2012-09-30 dom] Mi sono iscritto ad un partito politico   Personale Politica

Ebbene sì, dopo tanti anni ho chiesto l'iscrizione ad un partito politico.

Forse un po' particolare, forse "nuovo" rispetto ad altri ma resta il fatto che ho chiesto l'iscrizione al partito dei pirati.

Non ho bene idea di cosa aspettarmi da questo mio passo, l'ho fatto solo sulla base della sensazione che questo tipo di aggregazione possa essere una novità interessante con qualche chanche di diventare qualcosa di durevole e significativo.

Appena avrò cominciato la partecipazione racconterò.

[2012-09-18 mar] Io disadattato sociale   Personale

Tempo fa rimasi un po' stupefatto leggendo di un famoso e vecchio dirigente comunista del giornale Il Manifesto che, del quale si diceva in occasione della morte, che non sapesse usare il bancomat o un cellulare. L'impressione che mi fece lì per lì fu quella di un disadattato, pensiero che espressi anche a voce.

Oggi però mi è venuto in mente un auto esame e mi sono reso conto che potrei non apparire poi tanto diverso:

  • non possiedo un televisore realmente funzionante (quello che c'è in casa non riceve il segnale digitale);
  • non acquisto più da tempo alcun quotidiano anche la lettura casuale di quelli che trovo è sempre molto superficiale;
  • questi due fatti messi insieme comportano che ormai non so quasi più niente di argomenti comunissimi nella conversazione quotidiana come lo sport (ma soprattutto il calcio) e il gossip televisivo;
  • non possiedo un'automobile e quelle che uso o sono in prestito da parenti oppure sono a noleggio e comunque le uso pochissimo.

Probabilmente ad un occhio esterno la mia vita relazionale appare davvero quella di un disadattato, di uno che della società in cui vive non conosce niente, non ha relazioni con la realtà.

In realtà questa mia condizione non è cercata, è solo capitato di non aver mai acquistato un'automobile per tante ragioni ma fondamentalmente perché non serve al tipo di vita familiare che conduco e perché anni fa avevo la motocicletta che però non possiedo più. È solo capitato che in un piccolo appartamento in cui vivevo anni fa non c'era il cavo dell'antenna televisiva e che in quel periodo la mia vita era tale che nessuno se n'è mai accorto. È solo capitato che quando ero ragazzo non andava tanto di moda nel mio giro seguire il calcio per cui non ho mai avuto modo di avvicinarmici.

Per i quotidiani il problema è più generale che ha portato alla mia personale rinuncia che poi è forse l'unica della quale sento la mancanza.

Quello che però mi fa sentire diverso dal personaggio di cui parlavo all'inizio di questo mio articolo è che in realtà io mi sento molto "moderno" come "vecchio" ho sentito il morto.

Non che lo stia facendo apposta per posa o per chissà quale scelta di vita, come ho scritto sopra, è solo capitato. E ho l'impressione di essere capitato in cima ad un'onda (come già altre volte) senza che in realtà la cercassi davvero.

Forse fra qualche anno se ne avrò il coraggio e la forza potrò fare un consuntivo e decidere se davvero ho vissuto come un disadattato sociale oppure se ho precorso dei tempi nuovi.

[2012-09-04 mar] La mia freedombox vegeta   FreedomBox

Tempo fa avevo scritto della mia freedombox.

Non ne avevo più riscritto perché in effetti il mio progetto sta un po' muorendo soprattutto perché mi sembra in forte difficoltà anche il progetto generale.

Da quel che ho capito questo progetto è stato presentato male perché all'inizio molti avevano capito/pensato che la cosa avesse a che fare con la dissidenza digitale (incomprensione probabilmente dovuta alla coincidenza dell'annuncio con le varie primavere arabe). In effetti il progetto in realtà aveva poco a che fare con questo tipo di necessità, o per lo meno anche io avevo capito così.

Una volta che questa incomprensione è stata risolta il progetto sta scontrandosi con difficoltà tecniche, soprattutto dovute a problemi di NAT delle adsl casalinghe (che dovrebbero essere l'alveo naturale per un progetto del genere) con i servizi che in teoria una freedombox dovrebbe offrire.

Nella lista di discussione questi problemi sono stati posti più volte e ultimamente anche da me ma mi pare che le risposte siano abbastanza vaghe e sicuramente poco convincenti.

Speriamo che invece vengano affrontati questi problemi perché l'idea continua a piacermi un monte.

[2012-09-04 mar] L'ebook mancato   Letteratura

In questi giorni sto leggendo un libro decisamente interessante: La vita inaspettata di Telmo Pievani.

Al di là del mio interesse circa l'evoluzionismo la cosa che volevo segnarmi è l'occasione mancata che sto riscontrando.

Le cose sono andate così: per un po' mi sono cullato con l'idea di comprarmi il libro in questione in formato elettronico, scontrandomi però con un prezzo del formato elettronico decisamente troppo alto, 16€ contro i 21 del formato cartaceo, prezzo che mi ha fatto scegliere alla fine il formato cartaceo.

Ma il problema maggiore che ho trovato è stato soprattutto il fatto che sono convinto che il formato elettronico non usa tutte le possibilità che questo offre.

Cerco di spiegarmi meglio: il libro in questione è pieno di riferimenti ad animali, fossili, eventi preistorici dei quali c'è sempre una voce su wikipedia, almeno in inglese. Ecco io sono convinto che un libro elettronico che contenesse link alle voci di wikipedia sarebbe un articolo veramente eccezionale, non tanto per la quantità di lavoro necessaria per realizzarlo (alla fine si tratterebbe solo di fare i link ed eventualmente tradurre o di correggere le voci in italiano) quanto per il fatto che ancora non ho mai sentito parlare di niente del genere.

Ecco se una cosa del genere me la facessero pagare 16€ sarei stato oltre modo contento di comprarla.

Ma così proprio non so perché avrei potuto spendere così tanti soldi.

Tanto che mi viene voglia di prendere questo libro davvero in formato elettronico, togliergli le protezioni (?) e rifarlo mettendoci questi link mancanti.

[2012-08-25 sab] Verso il Moca   Personale

Sono un'altra volta in viaggio sempre per le questioni dei "computer" come dicono in casa mia. Questa volta sto tornando verso Pescara, città che probabilmente è stata la città dove è cominciata la mia attività politica in questo campo.

Tanti anni fa (il 1994 o giù di lì) si tenne da queste parti un incontro che si chiamava Illudiamoci che parlava di videogiochi, durante il quale però si tenne anche un incontro di BBs che era la cosa che mi interessava allora. Ricordo ancora che mi misi lì zitto zitto da una parte ma che qualcuno, che non ricordo chi fosse, mi fece parlare della mia BBs (CyberValley BBs) senza che io avessi praticamente niente da dire :-)

Fu il mio esordio come chiacchieratore di questi argomenti, carriera che per fortuna è terminata.

[2012-08-02 gio] Il confronto con la FIOM   Sindacato

Ogni volta che partecipo ad un'assemblea sindacale, specialmente con alcune persone, viene sempre fuori il confronto con l'"attività" della FIOM che loro fanno quello, che loro fanno quell'altro.

Ora sarà che io sono rimasto un po' diciamo così, scottato da quando il loro segretario è diventato, nell'ordine, prima personaggio televisivo, poi ministro, poi ultimo segretario del partito al quale più o meno mi appoggiavo e quindi può darsi che il mio giudizio non sia scevro da pregiudizi. Inoltre non ho mai lavorato in fabbrica e quindi molte cose le so o per articoli di giornale oppure per averle sentite raccontare da chi in fabbrica ci lavora.

Però poi, sempre durante la stessa assemblea viene sempre detto anche:

  • i metalmeccanici lavorano come ciuchi;
  • gli ambienti delle fabbriche sono orribili con stalking, sorprusi e minacce ai lavoratori continue;
  • lo stipendio dei metalmeccanici fa schifo;
  • i metalmeccanici sono stata una delle prime categorie ad aver creato un fondo pensionistico separato dalla previdenza sociale, cioè hanno aperto la strada a sinistra per accettare questa cosa;
  • la FIOM ha rotto praticamente tutti i rapporti con gli altri sindacati quasi ovunque;
  • in molte fabbriche la storica predominanza di questo sindacato è ormai persa a favore di altri.

Ecco se non fossi un vecchio lettore del Manifesto, frequentatore di case del popolo e cellule di partiti comunisti ma fossi arrivato or ora da Vega il primo commento che mi verrebbe in mente sarebbe "questi qui hanno un sindacato di merda".

[2012-07-22 dom] Il mio consumismo   Personale

L'altro giorno stavo riflettendo su quali siano i negozi, le vetrine che guardo quando mi trovo in un centro cittadino e di conseguenza quale sia il mio personale livello di consumismo e mi sono reso conto di quanto poco sia ormai il mio interesse nei negozi dei centri cittadini.

Non che sia mai stato particolarmente interessato ma fino a qualche anno fa frequentavo alcuni tipi di negozi: innanzitutto i negozi di dischi, dei quali avevo sempre una mappa mentale abbastanza precisa ma da quando il senso dell'"acquisto" di musica si è perso io ho perso di vista questi negozi che poi via via sono praticamente tutti scomparsi.

Un'altra tipologia di negozi che ormai ho ormai praticamente perso sono i negozi di informatica: anche qui fino a qualche anno fa ero un frequentatore se non assiduo ma qualcosa del genere. E anche in questo caso hanno perso attrattiva via via che anche l'hardware ha perso interesse ai miei occhi, calo dovuto io credo alla mancanza di reali novità.

Fino a pochissimo tempo fa frequentavo moltissimo le librerie ma anche qui il mio interesse sta rapidamente scemando dato che anche qui il p2p sta facendo i primi sconquassi. Continuo a frequentarle ma praticamente compro solo libri per i bimbi.

Minimamente ho dato un'occhiata fugace ai negozi di strumenti musicali ma pur suonando da sempre sono sempre stato ben poco interessato all'aspetto "tecnico" della musica. E poi ormai anche questi stanno scomparendo e quindi il problema si porrà sempre meno.

E allora che ci vado a fare nei centri cittadini che ormai sono indistinguibili dai centri commerciali (nei quali peraltro non vado praticamente mai)? A prendere un gelato, un caffè o che altro, ad accompagnare mia moglie che almeno guarda le vetrine di abbigliamento, a cercare volantini di pubblicità di concerti, mostre o chissà quale altra attività non dovessi trovare su internet, a comprare legumi una volta al mese dall'unica civaiola rimasta nel centro di Firenze.

Niente altro.

E il peggio è che non mi sento neanche un caso isolato perché praticamente delle persone del mio giro nessuna frequenta più (o ha mai frequentato) il centro cittadino.

E allora mi chiedo: davvero "la città", intesa come centro civico, non riesce a trovare il modo di tornare ad essere interessante per me? Questa cosa succede solo perché abito in una città il cui centro cittadino è uno stabilimento di turismo di massa oppure è comune anche ad altri centri?

Quello che so è che la città, ed in particolare la mia città, mi manca tanto e mi sento derubato di uno spazio che sentivo mio.

[2012-05-12 sab] La musica rock diventa seria?   Musica

È già un po' di tempo che mi era parso di vedere le tracce di questo (orrendo?) cambiamento ma adesso ho avuto altre due prove: la musica rock sta seguendo la strada che il jazz ha percorso almeno trent'anni fa diventando una musica seria e intelligente.

L'altra sera sono andato ad un concerto di rock'n'roll suonato a tutta palla tecnicamente eccellente ed in generale ottima musica. L'unico problema è che il concerto si è tenuto dentro ad un museo d'arte, in mezzo alle sculture con un pubblico di trentenni

[2012-03-28 mer] Il promontorio   Storie

Ci separammo dagli altri decisi a raggiungere il promontorio.

Il sentiero che percorremmo era tanto accidentato che anche a piedi era decisamente una strada difficile.

Quando arrivammo là il panorama era veramente strano: quelle barche abbandonate in circolo e ormai quasi inghiottite dalla pietra apparivano come sculture casuali del vento.

"Non so perché ma mi ricorda il porto di Dogali. Te lo ricordi, vero? In Turchia quest'anno!"

Lei mi fece un cenno quasi più a volermi tranquillizzare più che a volermi confermare la mia impressione.

Ci avviamo verso il mare che già stava montando la tempesta che sarebbe arrivata puntuale in serata. Tornai indietro verso la fila di barche e vidi che la prima era un po' più bassa, quasi a farne un gradino così decisi di utilizzarla per salire sopra e provare a vedere il panorama da sopra i tetti delle barche abbandonate.

Da lassù la salutai reggendomi alla Parete perché il vento cominciava a soffiare veramente forte.

"Sali su quella più alta che ti faccio una foto".

Io riuscii a salirci ma lei non riusciva a scattare la foto un po' a causa del vento, un po' l'amaca con la bimba le impediva di reggersi. La lasciai ai suoi tentativi di reggersi in piedi e mi avviai ancora verso il mare lungo la fila delle barche camminando sui tetti delle cabine. Di lassù era già visibile la tempesta che si avvicinava dal mare e così mi resi conto che non avremmo fatto in tempo a rientrare prima di esserne colpiti.

[2012-03-13 mar] I miei eroi civili   Musica

L'altra sera ho provato un'emozione fortissima, praticamente mi sono messo a piangere, ascoltando un concerto di un antico gruppo di Firenze e ho avuto l'illuminazione di trovarmi difronte a persone che hanno un merito fortissimo che però non gli verrà mai riconosciuto.

Nel mio piccolo scrivo questo articolo per dare loro il riconoscimento ufficiale di miei personali eroi civili.

Mi riferisco ai gruppi musicali, nel caso in questione erano i Diaframma, i quali un tempo arrivarono ad un passo dalla "vera fama" ma che a quel punto hanno deciso di seguire la loro ispirazione, di continuare a cantare le proprie canzoni, come si suol dire con un'espressione abbastanza stupida rifiutandosi di svilire quello che avevano da dire per seguire necessità commerciali.

Sia ben chiaro e lo premetto fin da subito (che in questi ambiti ci si letica fin troppo facilmente), chi a quel momento ha fatto la scelta opposta e l'ha azzeccata (Litfiba?) starà benissimo e son contento per loro ma con quella scelta hanno anche perso la possibilità di rientrare in questa mia personalissima categoria, oltre che, purtroppo per me, di provocarmi interesse alla fruizione del loro lavoro.

Invece l'altra sera risentendo Gennaio suonata alla rassegna dedicata al Mucchio Selvaggio mi sono commosso sia perché la canzone mi piace tuttora tantissimo, ma anche perché vedere i Diaframma salire su un palco dopo una serie di gruppi musicali più o meno esordienti è veramente un bell'esempio. Amore per la musica, per l'Arte, per quello che si riesce a dire alle persone che ti ascoltano, un monte di cose belle.

Mi rendo conto che vista dalla parte di chi se la vive giorno per giorno non è per niente facile e i Diaframma l'hanno anche detto esplicitamente durante la presentazione del concerto e del loro appoggio alla rivista.

Il brutto è che si rischia che nessuno riconosca mai quello che questo tipo di persone fanno per la nostra vita, che tutto vada perduto banalmente perché dimenticato.

O anche peggio, che gli venga riconosciuto solo quando e se avranno bisogno di elemosina per sopravvivere.

Un augurio e un enorme riconoscimento da parte mia!

[2012-03-06 mar] Nessuna pietà neanche davanti alla morte   Media

Questa è l'ultima volta che scrivo che guardo poco la televisione.

L'altra sera c'era mia moglie che guardava un telegiornale della RAI. La notizia del giorno erano le elezioni russe vinte da Putin, notizia nella quale venivano indicate le "lacrime di Putin" senza spiegare niente per cui non ho capito assolutamente cosa volessero significare.

Ma la seconda notizia, il funerale di Lucio Dalla a Bologna, è stata data veramente in un modo vergognoso: mi riferisco a quando la giornalista ha parlato del discorso tenuto in piazza dal "migliore amico di Dalla". Neanche davanti alla morte si ha pietà di una persona dicendo che quello che stava parlando era il suo amante da tanti anni, il quale appariva ovviamente affranto.

Niente, la televisione non ha alcun interesse nelle persone, siamo solo spettatori.

[2012-02-29 mer] La rinascita del Manifesto?   Media Politica

Tempo fa mi ero speso in tristi parole sulla sorte del secondo (in ordine cronologico ma primo sicuramente per importanza) quotidiano della mia vita.

Oggi leggo che forse hanno ancora qualche speranza, anche se da quel che riesco a leggere tra le righe, l'articolo è stato scritto più per questioni di lotte interne invece che di reale interesse alla possibilità di passare davvero nel 21° secolo.

[2012-02-29 mer] Il progetto della mia freedombox   FreedomBox

Provo qui a descrivere un po' il mio progetto della mia freedombox, qual'è lo stato e quali sono i piani futuri.

La prima cosa da chiarire è che l'idea è nata molti anni prima dell'invenzione pubblica, anche se ovviamente il mio progetto era tutt'altro che un'idea chiara. Semplicemente volevo imparare a fare delle cose da solo per capire come funzionavano e poi, visto che c'ero, anche proteggere un minimo la riservatezza delle mie comunicazioni.

La mia idea, banalmente, si basa sulla disponibilità casalinga di un collegamento decente ad internet: decente significa costante e abbastanza ampio da permettermi di offrire alcuni servizi a me in primis e ai miei familiari, continuando ad usare la connessione ad internet per gli usi standard.

La prima cosa che ho realizzato, questa in effetti molti anni fa, è la posta elettronica. Sono ormai anni che ricevo in casa mia direttamente tutta la posta per il mio dominio, senza limiti di indirizzi o che altro. E con la posta elettronica è subito sorto il primo problema perché ormai sono molti anni che è praticamente diventato obbligatorio avere un ip fisso per poter spedire la posta e quindi la necessità di dipendere da un servizio esterno, nel mio caso mi appoggio a DynDNS (che già usavo da anni per avere un dominio raggiungibile sul mio ip). In ogni caso il servizio di posta elettronica è ormai assodato e decisamente efficace per tutti i familiari.

Dalla posta sono nati anche il servizio di lettura della posta via web e quella di piccole mailing list gestite tutte nel mio computer.

Un altro servizio che ho messo su da poco e che per ora sto usando praticamente solo io è la condivisione dei link, usando semanticscuttle.

Attualmente sto lavorando alla possibilità di mettere le fotografie familiari a disposizione mediante un sistema di album web che sia gestibile anche da altri e la mia idea sarebbe quella di usare piwigo, anche se per ora ho qualche problema con il pacchetto debian.

In futuro conto di attivare anche:

  • condivisione delle agende (via webdav?)
  • lettura dei feed rss (via tinytinyrss?)

Riporterò qui i risultati ottenuti.

[2012-02-26 dom] La mia freedombox   FreedomBox

Una cosa che voglio cominciare a riportare sono le cose che riesco a fare nel mio piccolo progetto che segue le orme di FreedomBox.

Il progetto generale non è che mi convinca moltissimo ma visto che ricalca quello che io stavo facendo già da tempo per i fatti miei provo a seguire un po' i binari che loro stanno tracciando, cercando di capire quello che mi serve e riportarlo anche qui.

[2012-02-25 sab] La musica suonata e quella ascoltata   Personale Musica

Premessa: suono uno strumento da quando avevo circa dodici anni e probabilmente suonare è la cosa che faccio da più tempo nella mia vita dopo leggere e le ovvie altre cose fisiologiche. Di conseguenza considero di avere qualche forma di esperienza su questo argomento.

Proprio in questi giorni ho ricominciato a suonare in una piccola ma vecchissima banda, la banda di Campi e quindi ho cominciato a ripensare ad una considerazione che mi sono trovato a fare qualche tempo fa.

Adoro suonare il mio strumento anche se in verità le mie capacità in questo ambito siano sempre state poco più che amatoriali però devo riconoscere che mi piace di più ascoltare la musica anziché suonarla.

Molto probabilmente ascoltare la musica è una delle attività che più preferisco della mia vita, tanto da stare alla pari rispetto alla lettura e molto oltre a molte altre.

Però questa cosa non è tanto condivisa nell'ambiente che frequento perché ascoltare è sempre visto un po' come il fratello scemo del suonare, come se fosse condiviso da tutti che suonare è molto meglio dell'ascoltare. Per me no, per me è assolutamente preferibile passare un pomeriggio ad ascoltare musica piuttosto che suonare: ascoltare mi permette di spaziare nel genere, nello strumento, nel musicista ;-) Ascoltare è un'attività che mi soddisfa tanto di più.

Anche da un punto di vista puramente logico questa cosa non mi torna perché se non c'è nessuno che ascolta che senso può avere suonare?

Invece appena parli con qualcuno che parla di musica subito vedi che cerca di capire se sei davvero in grado di parlarne, cioè se sei un musicista oppure no, un po' come se solo i musicisti avessero ragione di parlare di musica.

Se la stessa cosa venisse pensata per la letteratura…

E invece, la voglio sparare grossa, devo riconoscere che spesso i musicisti sono quelli che conoscono meno la musica perché ne ascoltano pochissima altra che non sia la propria.

[2012-02-21 mar] Rinascita del blog   Personale Media

Finalmente sono riuscito a rimettere un po' le mani al mio scrivere e pubblicare :-) perché mi rendo conto che fa piacere rileggere tante cose che ho scritto in questo mio spazio. Mi sono inoltre finalmente deciso ad abbandonare il motore di blog che ho usato fino a poco tempo fa perché tanto se non uso emacs io non scrivo e quindi lascerò un po' di caratteristiche.

Ho anche trovato il tempo per risistemare un po' la scheletrica struttura, che non credo rispetti alcuna norma di accessibilità, standard o che altro ma mi va benissimo così.

Attualmente la struttura è la seguente:

Benvenuto al nuovo blog!

[2012-02-12 dom] La morte del Manifesto   Media Politica

Tanti anni fa un mio amico di allora mi disse "mah, io leggo il Manifesto" facendomi accendere una lampadina in testa da lettore dell'Unità quale ero da tanti anni.

Cominciai a comprare i due quotidiani insieme per un po' fino a quando non smisi di comprare l'Unità perché nel Manifesto avevo trovato veramente una sponda per le mia voglia di conoscere e capire. Ricordo ancora come mi lessi avidamente tutti gli inserti dedicati al '68, anche se spesso non ci capivo gran che.

Comunque per molti anni il Manifesto è stato il mio compagno di letture veramente di tutti i giorni e di questo non posso che ringraziare chi si è dato da fare per mantenerlo in vita.

Però, come deve succedere, in questi anni sono cambiato e soprattutto sono cambiati i mezzi con i quali mi tengo informato. Probabilmente con qualche anno di anticipo rispetto a molti la rete per me è via via diventata la principale fonte di informazione (oltre che di intrattenimento) scalzando praticamente tutto: il Manifesto è rimasto l'ultimo per un bel po' ma ormai sono anni che non lo compro più. Per un anno ho provato anche a fare l'abbonamento alla versione digitale ma alla fine restava lì senza che la potessi mai leggere perché il formato scelto, pdf, lo rendeva scomodissimo, ma soprattutto perché l'idea di un giornale scritto ora e pubblicato domani era diventata veramente obsoleta: mi trovavo a leggere notizie che avevo già letto qualche volta anche due giorni prima. Anche i commenti, se pur interessanti, arrivavano talmente "dopo" che spesso non risultavano neanche più interessanti.

E non sto parlando del fatto che anche politicamente ci eravamo un po' allontanati, specialmente dalle elezioni che poi decretarono la scomparsa della sinistra nel parlamento italiano.

Quello che mi era sempre tornato poco nell'atteggiamento del giornale era la completa mancanza di riflessione sulla questione della rete, su quello che io ho seguito per tanti anni e che mi sembrava (la storia mi ha poi dato ragione) una novità assolutamente epocale, specialmente per coloro che si muovo nell'ambito della comunicazione.

Niente, il Manifesto sembrava completamente impermeabile all'argomento. Al di là di qualche "contentino" come inserti e che altro, fra l'altro politicamente assai discutibili (l'incanto per le modalità commerciali, tecniche, di immagine di Microsoft), restava questo enorme buco nero nella "realtà" coperta dal giornale: mai che abbia letto qualcosa di sensato sul p2p, sul software libero, sui nuovi media (social network e cloud non ne ho idea perché sono esplosi dopo che ho smesso di leggere il giornale), nessuna iniziativa tipo blog o edizione elettronica ragionevole. Niente.

Ora leggo che sta chiudendo ed è come leggere della morte di un lontano amico che sapevi malato di una malattia inguaribile: sei profondamente triste ma sapevi già da tempo che non aveva altra possibilità.

[2012-02-12 dom] La televisione al cinema   Media

Premetto che sono molti mesi che non mi capita proprio più di guardare la televisione e che già prima la guardavo molto raramente solo al lavoro. Quindi può darsi che quello che scrivo sia fuori tempo.

Quello che guardo molto volentieri sono i film, purtroppo in casa o simili perché il cinema mi spetta solo quello per bambini.

L'altro giorno mi è capitato di vedere un film americano nel quale c'era una scena classica, quella del tipo che va in televisione a parlare di sé e si vede che tira fuori il proprio intimo, parla veramente sinceramente.

E allora mi è venuto da chiedermi: perché quando la cosa succede nella televisione "vera" e non in quella immaginata la situazione diventa subito troppo artificiosa, con la persona che parla che automaticamente diventa assolutamente non credibile? Saranno gli abiti di scena che sembrano esattamente quello, saranno gli applausi. Non lo so.

Sicuramente la televisione immaginata è migliore di quella reale.

[2012-02-12 dom] Devo davvero (ri)cominciare a scrivere   Personale

Mi devo davvero sforzare perché sento come se il tempo mi stesse sfuggendo dalle mani senza compicciare poi gran che. Scrivendo invece ho sempre sperimentato che le idee mi si chiariscono e i progetti diventano più facili da seguire anche nel tempo, anche interrompendoli per un bel po', cosa che mi succede quanto mai spesso visto che dare dietro ai figli è una cosa che prende tutto il tempo possibile.

In verità poi pensandoci non è che non stia compicciando niente. La verità è che non sto facendo niente per me direttamente, per i miei interessi ma sto facendo un sacco di cose anche complicate, delle quali sicuramente la più complessa è dare dietro ai figli. Inoltre il cambio di lavoro è stato decisamente faticoso e va avanti quasi da un anno.

Ore però la necessità di darsi da fare anche per me sta diventando sempre più impellente e devo darle dietro.

Il primo passo sarà quello di imparare a gestire questo blog davvero con emacs perché tutti gli altri sistemi che ho provato alla fine non mi si sono dimostrati così "portatili" come emacs e i suoi modi.

[2011-12-25 dom] La mia rivoluzione fallita (insieme a due maestri)   Personale Politica Media

Tempo fa scrivevo che anch'io ho partecipato ad una rivoluzione e adesso mi rendo conto che, come tutti i rivoluzionari, posso anche tranquillamente affermare che la mia rivoluzione è fallita. Sicuramente mi sento anche meglio potendo scrivere questo concetto perché mi toglie da un monte di responsabilità future :-)

Questa amara (?) considerazione mi è sorta l'altro giorno [2011-12-16 ven] quando con Franco Vite e Ferry Byte ho partecipato (per la seconda volta) ad una presentazione del loro libro Mela Marcia, questa volta in un centro sociale molto vicino a loro.

Ed è stato allora che mi sono reso conto che di quanto andavamo a discutere e pubblicizzare anni fa in relazione alla rete, alla rivoluzione che allora ci si stava parando davanti tanto si è realizzato ma che pochissimo siamo stati capiti e soprattutto seguiti: che di quello di cui parlavamo tutto si è realizzato nel modo peggiore che allora temevamo. E questo verificato in un ambiente che dovremmo sentire "vicino" al limite come attitudine fa sentire l'abisso che ci separa dalle "masse".

Masse di utenti felici di google, di facebook e di chissà quali altri mostri mangia-vite.

Una nota a margine solo per ricordarmi che i due succitati rientrano nella mia personale categoria dei "maestri" per quanto mi hanno aiutato a diventare quello che sono.

Autore: Leandro Noferini

Email: lnoferin@cybervalley.org

Created: 2017-10-20 ven 01:32

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